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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Altre Processioni

Processioni e Congregazioni

1624 - 1625 i miracoli e le processioni dei Santi

Dal 7 agosto 1624 si porta in processione la statua di Sant'Alberto degli Abati in memoria del miracolo compiuto dal santo per aver liberato Trapani dal contagio della peste. Quell'anno i giurati confermarono il voto solenne fatto con giuramento nell'atto notarile di Pietro Cannizzaro. La delibera fu approvata da sei patrizi, dal notaio Antonio Migliorino e dal giudice Giovanni Ancona, il quale, in segno di riconoscenza propose l'acquisto di una tavola d'argento, del valore di quaranta onze, su cui far incidere l'effigie di sant'Alberto degli Abati e della Madonna di Trapani, plangia da collocarsi alla base del simulacro e sulla devozione a Santa Rosalia di palermo.



1779 - Il "Capitolo" della Congregazione di San Gioacchino, Maria e Sant'Anna per accedere nel luogo assegnato del convento di Sant'Anna in Trapani

Avendo così acquisito valore legale e documento opponibile a terzi, di certo, il transunto s'inviò alla curia mazarese per la definitiva approvazione ecclesiale e al Tribunale dell'Apostolica Legazia, per la conformità giuridica. Il Capitolo fu controfirmato con le firme autografe dei reverendi padri minori, dei trenta partecipanti e dei tre probabili corallisti del direttivo, componenti la citata Congregazione, il cui numero rappresentò idealmente i 33 anni di Gesù Cristo.


la Congregazione di Santa Maria del Fervore sotto titolo degli Studenti

Nel suo libro, "Bernardo Tanucci e i beni dei Gesuiti in Sicilia", Francesco Renda (accennando alle vicende e alle motivazioni politiche dell'espulsione dei Gesuiti avvenuta a Napoli il 3 novembre 1767 e alla soppressione dell'Ordine susseguente del 21 luglio 1773 ad opera di Bernardo Tanucci) si sofferma anche sui fatti accaduti in Sicilia tra la fine di novembre e i primi giorni di dicembre del 1767.


la badessa e il noverario reale

Non solo la badessa del monastero della Badia Grande e la badessa del monastero del SS.mo Rosario protestavano al vicerè di turno l'inosservanza dei senatori che fingevano di ignorare il definito percorso della processione dei Misteri, perfino la badessa della Badia Nuova, anni dopo, lamentava ad altro vicerè l'intemperante comportamento dei correnti senatori a partecipare alla celebrazione della ricorrenza del noverario reale solito solennizzarsi a Trapani in splendida pompa.


il permesso della processione dell'Addolorata

In diversi documento si annotarono le date della processione del simulacro dell'Addolorata, che avvennero in diversi orari e giorni: 1859, il 18 settembre nelle ore pomeridiane; 1858, il 19 settembre alle ore ventuno; 1857, il 20 settembre (+); 1856, il 21 settembre alle ore ventitré e mezza; 1855, il 16 settembre (+). La processione terminava di percorrere le strade "dovendovi dare la benedizione papale al Popolo alle ore ventitré e mezza nella chiesa della Vergine Addolorata"o in "modo che pria del tramonto del sole si fosse ritirata".




Sulla processione delle due Madonne della Pietà


Intorno al primo cinquantennio dell'Ottocento continuava la processione della "Madonna della Pietà" dei massari. Un corteo di nutriti trapanesi e due sacerdoti, accompagnava "con decenza" l'icona fino al piano San Rocco. Il mercoledì era il turno della processione di "Maria Santissima della Pietà" condotta per le vie principali dalla compagnia di Sant'Anna, che custodiva il prezioso dipinto nell'omonima chiesa. Il rito di quaresima terminava il giovedì sera con il ritorno delle due "Madonne" nelle rispettive chiese.



la volontaria non partecipazione degli Aromatarij nelle processioni
(INEDITO)

Sono stati anni d'approfondimento e di diatribe tra le due principali chiese cittadine che si accordarono con un lodo e per i dottori fisici e chirurgici antagonisti ai colleghi catanesi. Come se non bastasse, vanno ricordati per i disordini nello svolgimento della processione dei Misteri e del Risorto e dulcis in fundo, per un contrasto tra gli aromatari e la maestranza cittadina. A Trapani, tra il 1730 e il 1755, si consolidò la maestranza e una nuova emergente classe mercantile ammiccante il potere civico e corteggiante l'ambiente ecclesiastico tutelato e favorito nel passato e torvo periodo di dominazione degli Asburgo. Tramontata l'arte degli spatari e imboccato il viale del tramonto dai mastri corallari, tra i mestieri emergenti di questo periodo troviamo i cappilleri, gli scultori e gli aromatari. Quest'ultimi, nel 1745, pella perpetua memoria, sono stati dichiarati dalla munificenza di Carlo III Borbone di Spagna, salutifera professione e i capi de' medesimi denominati rettori.


Sulla Compagnia di Sant'Anna e la giuliana del 1781

testimonianza di Benigno da Santa Caterina sulla Compagnia di Sant'Anna e sul quadro della Madonna della Pietà; l'inventario del 1781 degli argenti sacri in possesso della Compagnia.




la festa della santa Croce del 3 maggio 1859

Il rito si celebrava annualmente il tre maggio con gran partecipazione dei trapanesi. La sintetica testimonianza si legge nel "biglietto" d'invito del 1859, del vescovo Vincenzo Ciccolo a Giuseppe di Menza (segretario dell'intendente della Valle) per intervenire alla "sacra funzione", ora caduta nel dimenticatoio, che si rinnova ogn'anno, in modo diverso a Castelvetrano, con la celebrazione della "festa di lu Signuri 3 di Maju".




Annose e ripetitive questioni

Tra la fine del 1700 e il primo ventennio del 1800, Trapani annoverava ben quarantanove chiese, tra grandi e piccole, chiuse o aperte al culto, sparse per le vie cittadine, forse una ogni 400 abitanti. In quei luoghi sacri avvennero le croniche diatribe riguardo assegnazioni, attestazioni di privilegi, atti d'enfiteusi, d'affitto e di censo, sull'officiatura di messe dei preti missara e beneficiali e soprattutto contese, che si trascinavano dal passato come l'affermazione sulla priorità nell'andare innanti nelle processioni e sugli itinerari tra le antagoniste parrocchie di San Pietro, di San Lorenzo e di San Nicolò di Mira. Giuseppe Fardella di Torrearsa, parroco della chiesa di San Nicola di Mira, nei suoi "Annali" annota alcune fondamentali polemiche succedute nel corso dei secoli.



la domenica palmara

Nella storia trapanese non rimane traccia di ciò che è avvenuto il 3 aprile 1803, riguardo l'avvento della "domenica delle palme" e i contrasti tra Diego De Luca (ciantro dell'Insigne Collegiata Chiesa di San Lorenzo) e Michele Tortorici (arciprete della Chiesa di San Pietro).
Il ciantro, che non si piegò a nessuno sostenendo sempre ciò in cui credeva, affrontava con spirito combattivo secolari e spinose questioni religiose, tra cui, la disciplina della processione nella "domenica delle palme" oggetto di transunto del notaio Pietro Genovese del 1714, con il quale le tre maggiori chiese trapanesi concordavano di non benedire le palme e i ramoscelli d'ulivo.




sui riti della Settimana Santa trapanese del 1752


Molto è stato scritto sui riti della Settimana Santa trapanese: da Giovanni Francesco Pugnatore, a Benigno da Santa Caterina e Fortunato Mondello, i quali non hanno approfondito il rito ecclesiale del loro tempo. Non ovviando o nascondendo nulla sulla ritualità e sui dissapori all'interno delle chiese trapanesi e dei personaggi che vi gravitarono attorno, riportiamo ciò che avvenne nel recente passato, non restringendo alcun avvenimento, anzi estendiamo le vicende a volte sottratte silenziosamente e deliberatamente alla conoscenza popolare, coscienti che fino a quando non s'ebbe il vescovado istituito nel 1844, le dispute tra la chiesa di San Lorenzo e quella di San Pietro, scoppiarono cronicamente di decennio in decennio. Dagli atti notarili apprendiamo notizie su specifiche convenzioni, spesso non rispettate dagli arcipreti e dai ciantri, che s'arrovellarono il cervello nel realizzare le personali preminenze nelle processioni, l'adempimento della reggenza di madricità di ciascuna chiesa, la scelta delle vesti talari ed altro. Erano personaggi discussi e temibili, che rigorosamente difesero la moralità ecclesiale riparando a tanti torti affioranti anche da quotidiane vicende e da affari particolari che scaturivano da comuni e terreni interessi mercantili. Sui riti della Settimana Santa è stato redatto un alberano d'otto pagine, scritto da mano aliena il 22 marzo 1752, ratificato dal vescovo mazarese Castelli, sottoscritto dall'arciprete Baldassare Reggio e dal ciantro - architetto prattico - Giovanni Biagio Amico, rappresentanti rispettivamente il capitolo di San Pietro e quello di San Lorenzo, allegato al citato atto notarile.



sulla processione di San Sebastiano
(INEDITO)


Alle soglie dell'Ottocento, la processione di San Sebastiano si commemorava il 20 gennaio nella chiesa di Sant'Antonio, non distante l'ospedale militare intitolato al martire. In quel luogo, un tempo magazzini ad uso dell'ospedale di Sant'Antonio e posto di fronte l'omonima porta, si curavano gli ammalati detti incurabili (poi parola velata per far intendere gli affetti da sifilide). L'istituzione era nata nel 1541 per iniziativa privata e poi trasferita ai giurati trapanesi, che ne fondavano la deputazione su cui presiedeva due rettori benvisti.Tanto riferisce un vivente storico che ha estrapolato la fonte dal manoscritto "Annali" del parroco Giuseppe Fardella e da Giovanni Francesco Pugnatore, nella sua "Istoria di Trapani" del 1595.



l'invenzione della croce

Ma un altro spettacolo allietava il nostro popolo, il 3 maggio di ciascun anno, ricorrendo l'Invenzione della santa Croce. In questa festività, commemorata coll'esposizione del Sacramento per tre giorni, teneva il miglior posto l'immancabile processione, detta della "Vaccaredda" (giovenca).




la processione dei fanali



le regole contrastanti



la scinnuta di Liborio



il fazzoletto
di Liborio

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