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Processioni e Congregazioni
Sulla processione delle due Madonne della Pietà
Intorno al primo cinquantennio dell'Ottocento continuava la processione della "Madonna della Pietà" dei massari. Un corteo di nutriti trapanesi e due sacerdoti, accompagnava "con decenza" l'icona fino al piano San Rocco. Il mercoledì era il turno della processione di "Maria Santissima della Pietà" condotta per le vie principali dalla compagnia di Sant'Anna, che custodiva il prezioso dipinto nell'omonima chiesa. Il rito di quaresima terminava il giovedì sera con il ritorno delle due "Madonne" nelle rispettive chiese.
la volontaria non partecipazione degli Aromatarij nelle processioni
(INEDITO)
Sono stati anni d'approfondimento e di diatribe tra le due principali chiese cittadine che si accordarono con un lodo e per i dottori fisici e chirurgici antagonisti ai colleghi catanesi. Come se non bastasse, vanno ricordati per i disordini nello svolgimento della processione dei Misteri e del Risorto e dulcis in fundo, per un contrasto tra gli aromatari e la maestranza cittadina. A Trapani, tra il 1730 e il 1755, si consolidò la maestranza e una nuova emergente classe mercantile ammiccante il potere civico e corteggiante l'ambiente ecclesiastico tutelato e favorito nel passato e torvo periodo di dominazione degli Asburgo. Tramontata l'arte degli spatari e imboccato il viale del tramonto dai mastri corallari, tra i mestieri emergenti di questo periodo troviamo i cappilleri, gli scultori e gli aromatari. Quest'ultimi, nel 1745, pella perpetua memoria, sono stati dichiarati dalla munificenza di Carlo III Borbone di Spagna, salutifera professione e i capi de' medesimi denominati rettori.
Sulla Compagnia di Sant'Anna e la giuliana del 1781
testimonianza di Benigno da Santa Caterina sulla Compagnia di Sant'Anna e sul quadro della Madonna della Pietà; l'inventario del 1781 degli argenti sacri in possesso della Compagnia.
la festa della santa Croce del 3 maggio 1859
sui riti della Settimana Santa trapanese del 1752
Molto è stato scritto sui riti della Settimana Santa trapanese: da Giovanni Francesco Pugnatore, a Benigno da Santa Caterina e Fortunato Mondello, i quali non hanno approfondito il rito ecclesiale del loro tempo. Non ovviando o nascondendo nulla sulla ritualità e sui dissapori all'interno delle chiese trapanesi e dei personaggi che vi gravitarono attorno, riportiamo ciò che avvenne nel recente passato, non restringendo alcun avvenimento, anzi estendiamo le vicende a volte sottratte silenziosamente e deliberatamente alla conoscenza popolare, coscienti che fino a quando non s'ebbe il vescovado istituito nel 1844, le dispute tra la chiesa di San Lorenzo e quella di San Pietro, scoppiarono cronicamente di decennio in decennio. Dagli atti notarili apprendiamo notizie su specifiche convenzioni, spesso non rispettate dagli arcipreti e dai ciantri, che s'arrovellarono il cervello nel realizzare le personali preminenze nelle processioni, l'adempimento della reggenza di madricità di ciascuna chiesa, la scelta delle vesti talari ed altro. Erano personaggi discussi e temibili, che rigorosamente difesero la moralità ecclesiale riparando a tanti torti affioranti anche da quotidiane vicende e da affari particolari che scaturivano da comuni e terreni interessi mercantili. Sui riti della Settimana Santa è stato redatto un alberano d'otto pagine, scritto da mano aliena il 22 marzo 1752, ratificato dal vescovo mazarese Castelli, sottoscritto dall'arciprete Baldassare Reggio e dal ciantro - architetto prattico - Giovanni Biagio Amico, rappresentanti rispettivamente il capitolo di San Pietro e quello di San Lorenzo, allegato al citato atto notarile.
sulla processione di San Sebastiano
(INEDITO)
Alle soglie dell'Ottocento, la processione di San Sebastiano si commemorava il 20 gennaio nella chiesa di Sant'Antonio, non distante l'ospedale militare intitolato al martire. In quel luogo, un tempo magazzini ad uso dell'ospedale di Sant'Antonio e posto di fronte l'omonima porta, si curavano gli ammalati detti incurabili (poi parola velata per far intendere gli affetti da sifilide). L'istituzione era nata nel 1541 per iniziativa privata e poi trasferita ai giurati trapanesi, che ne fondavano la deputazione su cui presiedeva due rettori benvisti.Tanto riferisce un vivente storico che ha estrapolato la fonte dal manoscritto "Annali" del parroco Giuseppe Fardella e da Giovanni Francesco Pugnatore, nella sua "Istoria di Trapani" del 1595.
Ma un altro spettacolo allietava il nostro popolo, il 3 maggio di ciascun anno, ricorrendo l'Invenzione della santa Croce. In questa festività, commemorata coll'esposizione del Sacramento per tre giorni, teneva il miglior posto l'immancabile processione, detta della "Vaccaredda" (giovenca).
la processione dei fanali
le regole contrastanti
la scinnuta di Liborio
il fazzoletto di Liborio
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