Nuova Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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archivio del Senato

Trapani Invittissima

disegno di un vascello dei Trapani nel XVI secolo

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Estratti dai registri "dell'Archivio del Senato di Trapani"
e altri fondi della biblioteca Fardelliana






d'affitto di uno scarparo

Potrebbe un giorno succedere, ma questo è ben lontano da quello del marzo del 1751, quando nell'avvezzo mondo borbonico d'atavici privilegi è avvenuta una piccola novità, che stravolse l'ammontare degli stipendi di pubblici funzionari ridotto in media del 50%. Quell'anno è da ricordare come straordinario negli annali di Trapani, per il resto, la maggior parte dei cittadini conduceva la solita vita tra lavoro, casa e chiesa e la loro condizione economica era tale e quale da parecchi cinquantenni. Un esempio sulla corresponsione dei salari è palese nei cosiddetti contratti di locazione personale di braccianti annalori e mensilori, che si prestavano a lavoro pesante e a volte vessatorio. In quelli dei garzoni di bottega, che s'instradavano ad un mestiere, con il termine locazione s'intendeva l'affitto della persona.






la Prammatica sopra la moderattione
del fausto e pompa



Havendo Sua Maestà in molti delli suoi regni prohibito l'ostetationi come cose dannosissime delle republiche, ha comandato più volte expressamente che l'istesso si facci in questo regno, e benché l'ostentatione e prodigalità di essa sia eccessiva e si usano più inventioni e vanità che un altro populo e republica rimane in maniera che sarria necessario abolire la maggior parte di esse, ha risoluto limitarle con la presente prammatica perpetuo volitura, sotto le pene infrascritte. Considerando in particolare Sua Eccellenza la strettezza de' i tempi, e li pericoli grandi nelli quali sta hoggi la christianità, che perciò si deve ogni uno astenere da qualunque superfluità e vanità e havendo con esperienza conosciuto esser di sommo detrimento alquanto et privato stato di questo regno il guasto dell'oro et argento, che si suol fare in esso sulli drappi, e reccami che di gran spesa in varie sorti si fanno, delli quali si è arrivato all'immoderato uso di farne paramenti et addrizzi di più commune vestiti di più sorte e cortinaggi, con altre suppellettili di intollerabile spesa colla quale vengono necessitate le persone che si trovano inesatte di tal vana gloria a trovar modi illeciti per cavar denari e guastarli per mera pompa nelle cose sudette in danno universale di esso regno, poiché impiegandosi il denaro et artificio delli regnicoli a cosa da parte infruttuosa, inutile e di intresse intolerabile, si lasciano li commerci e negotij proficui al privato e publico patrimonio, laonde desiderando Sua Eccellenza estinguere totalmente da questo regno un tanto pernicioso abuso acciochè ogni suddito e fedel vassallo di sua Maestà stij con commodità et arrichito e si levi da simil vana ostentatione, ha ordinato quel che siegue. ….



una particolare esenzione di non tassare
(INEDITO)

Sembra che la Storia di far pagare ad altri le tasse si ripete anche ai giorni nostri, seppure in forma diversa, pressoché simile nella sostanza. E guardandoci attorno ci accorgiamo dei palesi segnali discriminatori, a volte nepotistici, che imperversano nei consolidati gruppi asso-banco-finanziari e non solo nel profano ma anche nel sacro.



l'efficace petizione di due religiose


Non solo le notizie su disordini; anche quelle sulle petizioni di due badesse impreziosiscono la "storia dei Misteri di Trapani" e in particolare la disamina sull'atavica disputa del percorso cittadino dei gruppi. Tra il 1697 e il 1733, la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio della Santissima Trinità della Città di Trapani, sotto il titolo della Abbazia Grande e la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio del Santissimo Rosario, sotto il titolo di S. Andrea, intrapresero un'azione congiunta volta al ripristino del passaggio della processione dei gruppi dei Misteri nelle strade in cui si affacciavano i loro monasteri.





Lettera del Tribunale con Sentenza decisiva di nominarsi con il titolo di Mastranza li Beccaj
(INEDITO)

Finalmente, dopo anni d'attesa e di continui litigi, arrivava la "Sentenza" solenne scritta dal marchese Gaetano Fogliani. Nulla poterono ancora opporre le maestranze al provvedimento emanato tramite il Tribunale del Reale Patrimonio di Palermo. Giustizia avvenuta e da quel giorno, le petizioni e i decreti contro i beccaj decaddero d'ufficio. Promulgato il 9 aprile 1759 (quattro giorni dopo la rinunzia degli aromatari ad intervenire nelle processioni e più specificatamente in quella del Cereo perché vantavano titolo di professione e non di generica arte all'interno della maestranza trapanese) i beccaj, meglio noti come lanieri, diveniva arte legalmente riconosciuta.




l'intercessione della Gloriosa Santa Rosalia
(INEDITO)

Si racconta che in quel funesto 1624 un galeone proveniente dalla Barberia attraccava nel porto di Trapani con un carico di mercanzie, tra cui, robe infettate dalla peste e doni destinati al vicerè Filiberto di Savoia, il quale le reclamava con decisa avvertenza tanto che sia l'equipaggio che le mercanzie non si sottoposero ai consueti quaranta giorni di "contumacia". Giorni dopo l'approdo a Palermo si diffuse il contagio nella città e dintorni. Parecchi sono stati contagiati dal "morbo pestifero" e solo "la provvida intercessione della Santuzza" debellava il male dalla città, malgrado le avvenute processioni ordinate dal pio cardinale Giannettino Indoria, che si prodigò in favore dei bisognosi. L'alto prelato accolse in quei mesi le testimonianze d'onorevoli medici incaricati di accertare l'autenticità delle ossa della Santuzza scoperte nella grotta di Monte Pellegrino e non desistendo dal negativo responso, perseverando nel suo intento, ottenuta la risolutiva affermazione dei padri gesuiti che riconobbero i resti delle spoglie mortali, innalzava e acclamava Santa Rosalia patrona di Palermo e liberatrice del contagio per i numerosi miracoli compiuti dalla Santa.



I mali e le cure

La vita d'ogni città ha sempre dovuto combattere contro le emergenze mediche e le necessità di sussistenza che interessano gli abitanti. Il nostro vuole essere un bozzetto di un più ampio quadro futuro sulla scienza medica della Trapani borbonica. Le fonti c'informano, più o meno approfonditamente sulle malattie e sui metodi adottati per curarle, insoliti e curiosi solo ai nostri occhi d'oggi, eredi di un percorso di ricerca che ha culla proprio in queste rudimentali sperimentazioni. Una delle fonti è la quattrocentennale corrispondenza tra i senatori trapanesi, i vicerè e i funzionari spagnoli e borbonici, che costituisce il corpus degli atti del Senato, formato di bandi, proclami, mandata e lettere raccolti in diversi volumi.




Preti ladroni

Macchiarsi di disonore per azioni vergognose avrebbe originato biasimo alle famiglie che contavano nell'avvenire "religioso" dei propri figli.


la processione del Cereo di R. Ciaramella
(INEDITO)


Ma il comune di Trapani cercava tutti i pretesti per attaccar lite con i frati ai quali invidiava il possesso della statua della Madonna che era fonte perenne di lucro. Certo che allora le finanze comunali dovevano essere esauste ed il possesso della statua miracolosa, la cui fama si era da secoli diffusa in tutto l'orbe cristiano ed alla quale monarchi, guerrieri, letterati offrivano doni di pregio artistico e di grande valore reale, li allettava. Ma i frati erano vigili custodi del simulacro che costituiva grande ricchezza per loro e subito correvano ai ripari. I vicerè ed i re sapevano che la religione è stata sempre uno dei più forti puntelli del trono, e nei litigi, nelle contese che sorgevano fra Trapani ed i frati, la davano vinta quest'ultimi, che avevano più volte carpito quelli che essi chiamavano privilegi, servendosi di un mezzo molto potente e d'esito infallibile: il denaro.


Vincenzo Bellini e la lettera di Gioacchino Rossini


Nell'aprile 1878, il notaio Gaspare Patrìco Malato, cavaliere dell'ordine di San Maurizio e Lazzaro, donava alla biblioteca Fardelliana una lettera in cui era annotata: dono della sorella del Bellini al Cav. Gaspare Patrico. La lettera, scritta da Gioacchino Rossini all'avvocato Filippo Santocanale di Palermo, è complemento ai fatti accaduti tra il 1835 e il 1836.


Il conte di Trapani

per la notizia ricevuta d'essersi degnata Sua Maestà d'accordare al suo sestogenito, Sua Altezza Reale Don Francesco di Paola, il titolo di Conte di Trapani



lettera per la sollennità della Vergine con pompa - 1744
(INEDITO)

Un anno prima della cosiddetta "rivolta della fame" e con lettera del 24 luglio 1744, il vicerè Bartolomeo Corsini accordava il permesso della manifestazione religiosa eccetto per la fiera delle arti e la corsa dei cavalli berberi, per un motivo a noi ancora non noto. Inoltre, anticipava al mattino la solita processione in onore della "Vergine con pompa" e disponeva la chiusura delle porte della chiesa.


per non farsi novità di strada nelle processioni

Come solito, si discuteva sul tragitto da percorrere specialmente nelle strade dove sorgevano palazzi gentilizi. La vigilia della processione, risoluto a porre rimedio a danni e lamentele, il vicerè informava i senatori trapanesi e in copia il capitano di giustizia, l'arciprete e il vicario foraneo, a non sostenere alcuna novità per qualsiasi processione di quell'anno e per "l'avvenire".


Maccheroni e Vermicelli

Sembrerebbe un bando qualunque se non fosse per la curiosa descrizione che contiene. È stato "bandito" il 26 giugno 1629 sotto la reggenza del vicerè Francesco Fernando de la Cueva duca d'Alburquerque. La stranezza affiora nella direttiva imposta ai fornai, che fanno maccarruni et altri esercitij di pasta, ben sapendo, noi posteri, che il fornaio è specializzato nella produzione di pane, di tutti i tipi e altri prodotti da forno.


sulla licenziosità di alcuni monaci

Non solo la divulgazione a volte esasperata dei dogmi e di nuovi precetti scaturirono dalla controriforma tridentina, pure il coinvolgimento e l'interdipendenza tra il potere temporale e spirituale, che a volte collaborò a risolvere scabrose situazioni. Nel documento del 29 aprile 1613 leggiamo sulla licenziosità di frati carmelitani dediti a vita immorale e sulle ricchezze apportate al convento. È la formale protesta mossa dai giurati trapanesi a delegati carmelitani, che si vergognavano d'avvenimenti accaduti, a quali chiesero una verifica e la risolutiva punizione dei frati macchiatisi di licenziosità.


la fidalitè inviolable de la Ville de Trapane

Tra gli appunti conservati dal canonico Fortunato Mondello in B.F.T., abbiamo letto con piacere la lettera di Luigi XIV, Re Sole, inviata in risposta a quella scritta dai senatori trapanesi tramite il suo ministro Giovanni Battista Colbert, il 17 agosto 1708. Il vecchio Imperatore dei Romani scriveva un biglietto d'encomio a Trapani, la città nota un tempo nel bacino del Mediterraneo, adesso ……


Bando per "levari alcuni abusi che seminano la gente dal viltu et servitio divino"

L'intransigente vicerè Giovanni De Vega, al tempo del suo incarico, impose anche la rigorosa osservanza della "dottrina" cattolica, favorendo nel Regno di Napoli e di Sicilia l'introduzione dei padri gesuiti determinati a difendere con spada tratta i crismi della predicazione, confessione ed insegnamento dei canoni della controriforma tridentina. Nei "copia lettere 327" dell'archivio del senato trapanese, il sei agosto 1608, si trascrisse la prammatica del 1569 del vicerè Francesco Ferdinando Avalos d'Aquino, marchese di Pescara, contro le nefandezze (reati di sodomia maschile e femminile) e le ordinanze di De Vega promulgate a Palermo tra il 1553 e il 1555. È un compendio di norme a tutela di ligi comportamenti e profusione di canoni ai quali doveva assoggettarsi indistintamente i sudditi e la nobiltà.


Gioie e dolori di antichi nostri Signori

Frequentemente, con diversi dispacci, i vicerè imposero ai sudditi la dovuta contentezza per la nascita d'infanti, per la gestazione di regine, l'incoronazione di un sovrano o l'obbligata dolenza per il suo decesso. Auspicando una serena gravidanza o un felice parto alla regina, al quale Iddio Signore nostro ha concesso gratia singolarissima, il vicerè impartiva l'ordine di celebrare l'evento gioioso da festeggiarsi per tre sere consecutive con segni esterni di grande allegrezza, con accensione di pubbliche luminarie e di messa cantata nella chiesa madrice di qualsiasi università (città) o terra (paese) domini del sovrano.


l'esposizione delle 40 Ore circolari

Nel 1639, i giurati e patrizi trapanesi, già regi consiglieri dal 1589 e che da anni intervenivano alla processione del Cilio, concordemente ai frati del Terzo Ordine di San Francesco, decisero a nome della città di partecipare e presenziare all'esposizione del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Rocco.


il pitaffio su Sant'Alberto

Nel funesto 1624, quando la peste dilagava nella nostra città, l'amministrazione cittadina (giurati, sindaco e prefetto), deliberava la contribuzione di 40 onze annuali spendibili fino alla completa realizzazione della cappella del Santo nella chiesa dell'Annunziata


la gioiosa quindicina di mezz'agosto

sul simulacro della Madonna di Trapani

vi priego i miei complimenti a Lady Bentinck

il bando del Principe di Lignè del 1671

Il "mal contagioso" di Smirne
(INEDITO)

la visita di Claude la Moral principe di Lignè

"Abbullare le prime due lettere"

la contesa della statua

bando sulle meretrici e chiusura di una vanella

Trapani al tempo di Caravaggio

il disinteressato vescovo Vincenzo Ciccolo

l'elemosina in natura dei giurati trapanesi

l'elemosina per il "Santissimo Crocifisso"

il mal francese

la Società di mutuo soccorso tra gli onesti Operaj

l'orologio della Loggia

decapitazione e impiccagione

Rosa Guidantoni la ballerina innamorata di Trapani

Eustachio de la Viefuille, il duca che difese il Vulgo

la chiesa della Madonna del Calvario

gli arcipreti della chiesa di San Pietro
(a cura di Gino Lipari)


la "magnificenza artificiale di Trapani"
di Benigno da Santa Caterina



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