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Trapani Invittissima



Estratti dai registri "dell'Archivio del Senato di Trapani"
e fondi della biblioteca Fardelliana
l'esenzione del regio donativo straordinario del 1702
Fortunatamente per posizione geografica, per l'antico appellativo di "chiave del Regno" (Carlo V), di città invitta (invincibile), fedelissima (meritevole di molta fiducia) e benemerita (prodiga verso tutti) Trapani può affermarsi essere città degna di conservare nella memoria i titoli assegnati dalle passate dinastie spagnole. Trapani era città marinara e di maestranze ingegnose nel costruire navigli, cordami, funi, botti, arnesi e utensili, di maestri nell'arte orafa, argentiera e corallaia, d'abili sarti creatori di vestiario, di coltivatori di seta e di cotone, di salinai, salumieri, vendifiori, tonnaroti, naviganti, marinai e corsari. Era la quarta città siciliana per antico patriziato e la città di regi senatori consiliari, il che è alquanto dire; di gente industriosa e di talento, soprattutto di letterati e di professionisti.
Per alcuni anni, anche il sacerdote Giacomo Di Stefano, architetto del senato trapanese, pativa per ottenere il suo salario arretrato. Dal 1708 al 1715, il prelato esperto in archi e tetti, in magnificenze, apparati e opere militari, restava nell'attesa di ricevere le 15 onze annue del suo lavoro relative all'anno 1708 e il saldo di 40 onze per gli anni 1712 - 1713 non corrisposte dai senatori trapanesi.
documento del 1615 di Toscano Ferro, sindaco di Trapani
La contesa dei Gesuiti; loro efferata coercizione, alterigia ed intollerabile prepotenza. Venti anni di scandalo volendo stare casa d'altri et perdominare il tutto che si receveva; decapitazioni e carcerazioni in nome di Gesù Cristo. Personaggi: i padri Gesuiti contro i baroni e gli artigiani trapanesi; Personaggi citati: Toscano Ferro sindaco di Trapani; Lorenzo Suarez Figueroa Duca di Feria, Juan Fernandez Paceco Marchese di Vigliena, Duca d'Escalona; Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna; Francesco Lemos Conte di Castro; papa Paolo V; Bernardino Cardenas Duca di Maqueda; Giovanni Ventimiglia Marchese di Geraci; Claudio Acquaviva; Mutio Vitelleschi, Roberto Bellarmino.
Abbiamo più volte accennato alcune notizie sui Cavalieri della Sacra Religione Gerosolimitana e sui particolari privilegi che godettero alcune antiche casate trapanesi. In una lettera scritta a Messina il 3 maggio 1649, indirizzata al vicerè Don Juan d'Austria, si evince la cronistoria di una speciale immunità goduta per secoli dalla fratellanza dei cavalieri gerosolimitani e la richiesta di un fratello a far mantenere il proseguimento delle esenzioni concesse all'inattaccabile ed estesa cerchia d'adepti.
6 luglio 1607 - per l'acquedotto sotterraneo
Si potrebbe esclamare, "tempi che furono" e non è un sofisma! Ancor oggi si vive nella provvida speranza di gocce d'acqua, ora spremute da un dissalatore sito nella vecchia rotabile per Birgi Vecchio o delle altre versate nel gabbione di contrada San Giovannello. Trapani da sempre è assetata e per quanto si sono prodigate le amministrazioni civiche passate e odierne, malgrado "insuperabili" sforzi, questo bene prezioso quanto il sale arriva a stillicidio e a giorni alterni negli abitati dei diversi rioni della città … un tempo falcata.
1604 Andavano e venivano ad intendere gli uffici divini
Si ingiungeva ed intimava ai fratelli Andrea e Cristoforo Cusenza di ammonire i convicini della chiesa a non buttare acqua e altra brutezza nella strada, per mantenere il decoro del luogo e quello dei parrocchiani che passano per detta strada e vanno e venno in detta chiesa ad intendere l'offitij divini.
1689 - il ricorso del priore domenicano
Per decenni i padri agostiniani tentarono di sottrarre il privilegio ai padri domenicani nel celebrare le ricorrenze di nascite o di morte dei loro sovrani, sostenuti in questa lotta a suon di carta dai giurati trapanesi, che nel duomo di Sant'Agostino tenevano consiglio e parlamento. Nulla poterono oltre a ciò, se non leccarsi le ferite delle intimazioni vice regie che puntualmente arrivarono da Palermo, nel corso di pochi giorni.
1625 - il sigillo dell'Annunziata
In un registro dell'archivio del senato di Trapani leggiamo un'attestazione scritta il lontano 28 novembre 1625, con la quale fra Vito Ramella, priore del convento dell'Annunziata certificava l'ingresso tra i padri carmelitani di fra Damiano de Tuso.
1764 - la fatale palla di cannone
Non solo i crimini e misfatti si punivano con severi castighi e spesso con la morte dei rei, perfino gli incidenti o gli omicidi colposi gravavano pesantemente su chi li commise.
Per oltre cento cinquanta anni, vissero in quieto silenzio e si "svegliarono" per celebrare in pompa magna un avvenimento di grande rilevanza avvenuto nel 1746. Infatti, il 29 giugno di quell'anno, papa Benedetto XIV proclamava santi due frati cappuccini martiri: san Fedele da Sigmaringen e san Giuseppe da Leonessa. In settembre, i reverendi padri cappuccini trapanesi organizzarono una festa celebrativa in onore dei due novelli santi.
1759 - si tengano chiuse tutte le porte delle chiese
Ricordevole dei disordini avvenuti lo anno scorso in codesta Chiesa dei Padri Osservanti nella processione del Venerdì Santo, sono entrato nella giusta premura di prevenire il convenevole; acciò vengano affatto occultati e la sollennità influisca nell'anime de' fedeli quell'intimo fervore, cui non puo eccitare la rimembranza degli ammirabili Misterij della nostra Redenzione.
l'efficace petizione di due religiose
Non solo le notizie su disordini; anche quelle sulle petizioni di due badesse impreziosiscono la "storia dei Misteri di Trapani" e in particolare la disamina sull'atavica disputa del percorso cittadino dei gruppi. Tra il 1697 e il 1733, la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio della Santissima Trinità della Città di Trapani, sotto il titolo della Abbazia Grande e la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio del Santissimo Rosario, sotto il titolo di S. Andrea, intrapresero un'azione congiunta volta al ripristino del passaggio della processione dei gruppi dei Misteri nelle strade in cui si affacciavano i loro monasteri.
la bara degli orefici del 1760
Non solo l'arte dei ferrari, chiavitteri, dei barbitonsori, dei sarti e certamente altre hanno costruito la bara in ricordo del salvamento della Città dal terremoto del 1726, ma anche l'arte degli orefici sopragiunta a quella degli argentieri dedicava la propria bara alla Madonna di Trapani.
Missive del 1671 in ringraziamento per la festività della Madonna della Lettera di Messina
Nel registro di corda archivistica 6 del cennato archivio, conservato nella biblioteca Fardelliana, riscontriamo due lettere provenienti da Messina, scritte nel 1671. Nella prima i senatori messinesi manifestano la particolare protezione ricevuta dalla Madonna della Lettera nel 42 d.c., patrona di Messina e solenne festività e nella seconda ricambiano l'elogio ai senatori trapanesi.
Questo editoriale solo per opportuna conoscenza di chi, passeggiando alla Loggia, ogni tanto getta uno sguardo sulla facciata del palazzo e non si domanda nemmeno, da trapanese, su come sia venuta fuori tanta bellezza barocca.
sulla processione della bara dei sarti del 1727
Solo per integerrimo amore dell'affezionata patrona Maria di Trapani non avvenne distruzione. Per ricordare l'evento, i senatori istituirono la solenne processione nell'anniversario del giorno del terremoto, per amore e per penitenza, obbligando ogni anno le arti a partecipare e condurre con pompa la distintiva insegna e bara. L'attestazione dell'istituzione di questa processione si fonda sull'impartizione ai sarti di costruire la propria bara, vara e risale alla delibera senatoriale del 1° marzo 1727.
Plano delle case destinate per il stato maggiore del regimento del 1758
I militari graduati e titolati superiori albergarono in appartamenti di notabili trapanesi e i sottoufficiali nelle abitazioni di mastri e professionisti, sebbene fosse operativo il quartiere militare degli Spagnoli a ridosso del bastione dell'Impossibile. Le abitazioni scelte erano dislocate in pieno centro, tra la Via Grande, Rua Nuova e le strade limitrofe il quartiere di San Francesco.
1751 il male contagioso a Malaga
due testimonianze trapanesi legano inspiegabilmente Malaga a Trapani, come riferisce la studiosa malaguena dottoressa Maria Encarnacion Cabello Diaz riguardo l'esistenza di un discreto simulacro dell'Annunziata e il mistere di Jesus de la Puente del Cedron dissomigliante da quello trapanese, ma che identifica la medesima scena non evangelica. Nel maggio del 1751 era sbarcato nel porto di Trapani con il suo equipaggio proveniente da Livorno, un capitano, il quale, interrogato dalle guardie sanitarie, riferiva d'aver inteso che a Malaga v'era il contagio di un morbo.
33 personaggi in cerca d'autore
Sono trentatrè i personaggi in cerca d'autore, probabili attori di una trama romanzesca in attesa d'indossare un proprio ruolo. Personaggi scomparsi, che approdarono a Trapani nel giugno 1722, forse a causa di un fortunale e a bordo della mosca francese "San Pietro".
come scrivere a Sua Real Maestà
In appena cinque anni di reggenza, Vittorio Amedeo II re di Sicilia conquistò la fiducia degli isolani. Il duca di Savoia ottenne il possesso condizionato dell'isola nel luglio 1713 in seguito agli accordi di Utrecht e al compromesso con Filippo V di Spagna. Dopo secoli di dominio incondizionato spagnolo i siciliani avevano un nuovo padrone assoluto, ma stavolta, un proprio re.
La lettera di Luigi XIV ai senatori trapanesi
la scampata invasione del 1654
la strafezzeria della Bocceria
L’abolizione della maschera di Lucifero nella processione del Venerdì Santo di Trapani
Cani, ti voglio mettere in galera
(INEDITO)
la Prammatica sopra la moderattione
del fausto e pompa
Havendo Sua Maestà in molti delli suoi regni prohibito l'ostetationi come cose dannosissime delle republiche, ha comandato più volte expressamente che l'istesso si facci in questo regno, e benché l'ostentatione e prodigalità di essa sia eccessiva e si usano più inventioni e vanità che un altro populo e republica rimane in maniera che sarria necessario abolire la maggior parte di esse, ha risoluto limitarle con la presente prammatica perpetuo volitura, sotto le pene infrascritte. Considerando in particolare Sua Eccellenza la strettezza de' i tempi, e li pericoli grandi nelli quali sta hoggi la christianità, che perciò si deve ogni uno astenere da qualunque superfluità e vanità e havendo con esperienza conosciuto esser di sommo detrimento alquanto et privato stato di questo regno il guasto dell'oro et argento, che si suol fare in esso sulli drappi, e reccami che di gran spesa in varie sorti si fanno, delli quali si è arrivato all'immoderato uso di farne paramenti et addrizzi di più commune vestiti di più sorte e cortinaggi, con altre suppellettili di intollerabile spesa colla quale vengono necessitate le persone che si trovano inesatte di tal vana gloria a trovar modi illeciti per cavar denari e guastarli per mera pompa nelle cose sudette in danno universale di esso regno, poiché impiegandosi il denaro et artificio delli regnicoli a cosa da parte infruttuosa, inutile e di intresse intolerabile, si lasciano li commerci e negotij proficui al privato e publico patrimonio, laonde desiderando Sua Eccellenza estinguere totalmente da questo regno un tanto pernicioso abuso acciochè ogni suddito e fedel vassallo di sua Maestà stij con commodità et arrichito e si levi da simil vana ostentatione, ha ordinato quel che siegue. ….
una particolare esenzione di non tassare
(INEDITO)
Sembra che la Storia di far pagare ad altri le tasse si ripete anche ai giorni nostri, seppure in forma diversa, pressoché simile nella sostanza. E guardandoci attorno ci accorgiamo dei palesi segnali discriminatori, a volte nepotistici, che imperversano nei consolidati gruppi asso-banco-finanziari e non solo nel profano ma anche nel sacro.
l'intercessione della Gloriosa Santa Rosalia
(INEDITO)
Si racconta che in quel funesto 1624 un galeone proveniente dalla Barberia attraccava nel porto di Trapani con un carico di mercanzie, tra cui, robe infettate dalla peste e doni destinati al vicerè Filiberto di Savoia, il quale le reclamava con decisa avvertenza tanto che sia l'equipaggio che le mercanzie non si sottoposero ai consueti quaranta giorni di "contumacia". Giorni dopo l'approdo a Palermo si diffuse il contagio nella città e dintorni. Parecchi sono stati contagiati dal "morbo pestifero" e solo "la provvida intercessione della Santuzza" debellava il male dalla città, malgrado le avvenute processioni ordinate dal pio cardinale Giannettino Indoria, che si prodigò in favore dei bisognosi. L'alto prelato accolse in quei mesi le testimonianze d'onorevoli medici incaricati di accertare l'autenticità delle ossa della Santuzza scoperte nella grotta di Monte Pellegrino e non desistendo dal negativo responso, perseverando nel suo intento, ottenuta la risolutiva affermazione dei padri gesuiti che riconobbero i resti delle spoglie mortali, innalzava e acclamava Santa Rosalia patrona di Palermo e liberatrice del contagio per i numerosi miracoli compiuti dalla Santa.
La vita d'ogni città ha sempre dovuto combattere contro le emergenze mediche e le necessità di sussistenza che interessano gli abitanti. Il nostro vuole essere un bozzetto di un più ampio quadro futuro sulla scienza medica della Trapani borbonica. Le fonti c'informano, più o meno approfonditamente sulle malattie e sui metodi adottati per curarle, insoliti e curiosi solo ai nostri occhi d'oggi, eredi di un percorso di ricerca che ha culla proprio in queste rudimentali sperimentazioni. Una delle fonti è la quattrocentennale corrispondenza tra i senatori trapanesi, i vicerè e i funzionari spagnoli e borbonici, che costituisce il corpus degli atti del Senato, formato di bandi, proclami, mandata e lettere raccolti in diversi volumi.
Macchiarsi di disonore per azioni vergognose avrebbe originato biasimo alle famiglie che contavano nell'avvenire "religioso" dei propri figli.
la processione del Cereo di R. Ciaramella
(INEDITO)
Ma il comune di Trapani cercava tutti i pretesti per attaccar lite con i frati ai quali invidiava il possesso della statua della Madonna che era fonte perenne di lucro. Certo che allora le finanze comunali dovevano essere esauste ed il possesso della statua miracolosa, la cui fama si era da secoli diffusa in tutto l'orbe cristiano ed alla quale monarchi, guerrieri, letterati offrivano doni di pregio artistico e di grande valore reale, li allettava. Ma i frati erano vigili custodi del simulacro che costituiva grande ricchezza per loro e subito correvano ai ripari. I vicerè ed i re sapevano che la religione è stata sempre uno dei più forti puntelli del trono, e nei litigi, nelle contese che sorgevano fra Trapani ed i frati, la davano vinta quest'ultimi, che avevano più volte carpito quelli che essi chiamavano privilegi, servendosi di un mezzo molto potente e d'esito infallibile: il denaro.
lettera per la sollennità della Vergine con pompa - 1744
(INEDITO)
Un anno prima della cosiddetta "rivolta della fame" e con lettera del 24 luglio 1744, il vicerè Bartolomeo Corsini accordava il permesso della manifestazione religiosa eccetto per la fiera delle arti e la corsa dei cavalli berberi, per un motivo a noi ancora non noto. Inoltre, anticipava al mattino la solita processione in onore della "Vergine con pompa" e disponeva la chiusura delle porte della chiesa.
per non farsi novità di strada nelle processioni
Come solito, si discuteva sul tragitto da percorrere specialmente nelle strade dove sorgevano palazzi gentilizi. La vigilia della processione, risoluto a porre rimedio a danni e lamentele, il vicerè informava i senatori trapanesi e in copia il capitano di giustizia, l'arciprete e il vicario foraneo, a non sostenere alcuna novità per qualsiasi processione di quell'anno e per "l'avvenire".
Sembrerebbe un bando qualunque se non fosse per la curiosa descrizione che contiene. È stato "bandito" il 26 giugno 1629 sotto la reggenza del vicerè Francesco Fernando de la Cueva duca d'Alburquerque. La stranezza affiora nella direttiva imposta ai fornai, che fanno maccarruni et altri esercitij di pasta, ben sapendo, noi posteri, che il fornaio è specializzato nella produzione di pane, di tutti i tipi e altri prodotti da forno.
Gioie e dolori di antichi nostri Signori
Frequentemente, con diversi dispacci, i vicerè imposero ai sudditi la dovuta contentezza per la nascita d'infanti, per la gestazione di regine, l'incoronazione di un sovrano o l'obbligata dolenza per il suo decesso. Auspicando una serena gravidanza o un felice parto alla regina, al quale Iddio Signore nostro ha concesso gratia singolarissima, il vicerè impartiva l'ordine di celebrare l'evento gioioso da festeggiarsi per tre sere consecutive con segni esterni di grande allegrezza, con accensione di pubbliche luminarie e di messa cantata nella chiesa madrice di qualsiasi università (città) o terra (paese) domini del sovrano.
l'esposizione delle 40 Ore circolari
Nel 1639, i giurati e patrizi trapanesi, già regi consiglieri dal 1589 e che da anni intervenivano alla processione del Cilio, concordemente ai frati del Terzo Ordine di San Francesco, decisero a nome della città di partecipare e presenziare all'esposizione del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Rocco.
Il "mal contagioso" di Smirne
(INEDITO)
la contesa della statua
l'elemosina in natura dei giurati trapanesi
l'elemosina per il "Santissimo Crocifisso"
la Società di mutuo soccorso tra gli onesti Operaj
l'orologio della Loggia
decapitazione e impiccagione
gli arcipreti della chiesa di San Pietro
(a cura di Gino Lipari)
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