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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Archivio del Senato di Trapani

Trapani Invittissima



Estratti dai registri "dell'Archivio del Senato di Trapani"
e fondi della biblioteca Fardelliana

Controversia sulla popolazione di Trapani di Benigno da Santa Caterina

Probabilmente abbagliato dal proprio tenace amore patrio, nel suo manoscritto Trapani Profana, il frate considerò castronerie e fallaci le affermazioni del vecchio notaio (morto a Erice nel 1820) e con una farriginosa argomentazione sulla meosis volle dimostrare la sua tesi: che Trapani due mila anni addietro era tale quale si trova al presente, e conteneva da deciotto mila abitanti.

1809 - Popolazione di Trapani - compendio di Benigno da Santa Caterina

Dopo aver ampiamente discusso paragrafi della sua "Trapani Profana", al "capo decimo nono", Benigno da Santa Caterina (alias Vito Catalano) si sofferma a commentare e relazionare una statistica sul numero dei trapanesi che abitarono Trapani conseguiti nel corso di ultimi secoli fino al 1809, anno di redazione del suo manoscritto.



peste 1622 1628

Il naviglio approdato due giorni prima con equipaggio e diciassette veneziani riscattati dalla schiavitù, tra l'altro trasportò barracani, ovvero vestimenta tessuta con lana o cotone, ideale incubatrici del bacillo della peste.

la prammatica sulla moderazione del lusso nei lutti - 1692

Malgrado la Prammatica sopra la moderattione del fausto e pompa, promulgata nel 1639 dal vicerè Francesco de Mello di Braganza, conte di Assumar, contemplò dure sanzioni ai trasgressori, continuò in sotterfugio l'inosservanza dell'opulenta nobiltà isolana di una parte dei trentadue articoli che disciplinarono l'apparire e il comportamento.




1555 - Fondazione della Confraternita dei Bianchi

Sul finire del Seicento e nel corso del Settecento fibrillarono i discendenti dei sangue blu d.o.c. siciliani, che affermarono la linda, limpia ed originale propria discendenza familiare, indispensabile e da contrapporre alle novizie famiglie non di sangue blu che acquisirono titolo di nobiltà non per meriti guerreschi o di fedeltà ai sovrani, bensì con lauto pagamento di prebenda.


la colonna del castigo

I lamenti o le grida del condannato alla pubblica vergogna probabilmente infastidirono quelle nobili trombe d’Eustachio, che percepirono la sonorità delle più ignobili espressioni blaterate dal condannato alla gogna, oppure, come menzionato nella lettera, chiesero la rimozione dell’ordigno dalla Loggia per motivo di decoro e di novità arbitraria.



Il miracolo del 21 agosto 1806

Nel suo diario, Nicolò Maria Burgio e Clavica annotò l'evento sfortunato del 21 agosto 1806 condiviso con i concittadini nel corso di un'intera giornata. Il patrizio trapanese informa della disgrazia accaduta a Francesco Modica, apprendista muratore, che introdottosi in un pozzo profondo circa sei metri fu sopraffatto da una massa di terra e di pietre discostata dalla parete rocciosa, che lo trascinò in fondo per oltre tre metri coprendolo interamente.



La visita di Ferdinando III Borbone re di Sicilia a Trapani il 18 novembre 1801


La mattina di questo fausto giorno verso le ore 18 lo amabilissimo nostro Sovrano Ferdinando III si presentò avanti la porta del Gran Tempio di Nostra Signora Maria santissima di Trapani fuori le mura, dove il Senato colla nobiltà, il Magistrato di Giustizia e la carmelitana comunità lo ricevettero con quelle espressione di ossequio e di fedeltà che merita, e che l'erano dovute.La Chiesa di S. Pietro fu l'ultima che visitò dove fu incontrato da circa a 300 navigante colle torcie accese perché già tramontato il sole e dove trovò posti in vaga ordinanza e tutti illuminati a ceri i 15 misterj dolorosi di Nostro Signor Gesù Cristo rappresentati da personaggi di naturale statura e scolpiti di varj e più famosi artefici che in Trapani vi sono stati, e da quella chiesa volle ritirarsi al suo albergo.


Palii o Palio, sulla Torre dei Pali


Ritorniamo sull'argomento "Pali o Palio" perché non siamo persuasi che con questo termine, ab antiquo, si ricordarono i pali dell'omonima torre inclusa tra le altre quattro simboleggianti lo scudo di Trapani, la "Torre dei Pali.



Bando sulle nefandezze emanato nel 1608 da Filippo I di Sicilia


Una copia del bando di Giovanni De Vega del 1555 contro le nefandezze si trova nel registro nr. 317 e nr. 327 dell'Archivio del Senato di Trapani. Il 6 agosto 1608, si trascrisse in quest'ultimo registro la suddetta prammatica già emanata nel 1569.



alloggi e godurie per il Conte di Modica

Sembra che nel maggio 1644 Giovanni Alfonso Henriquez de Caprera grande Almirante di Castiglia, conte di Modica, già vicerè di Sicilia, abbia dimorato a Trapani con un nutrito stuolo d'ufficiali, servitori e truppa. In un registro "dell'Archivio del Senato di Trapani" troviamo un elenco sugli alloggi assegnati a dignitari, ufficiali, prelati, servitori e paggi che condivisero un letto per due. Trascriviamo per mera conoscenza e curiosità gli alloggi assegnati alla comitiva, che "graziosamente", seguì il conte nel viaggio per Napoli dove assunse la carica di vicerè del "Regno di Napoli".



tre vicerè a servizio di due Maestà

Sulla visita dei vicerè: Cristoforo Fernandez de Cordoba y Alagon conte Sastago, Eustachio de Laviefuille, "Grande di Spagna, Cavaliere dell'Ordine di Contesa, Commendatore di Onda nello stesso Ordine, Tenente Generale degl'Eserciti di Sua Maestà Cesarea, Capitan Generale degl'Eserciti di Sua Maestà Re delle due Sicilie nostro Signore, Cavaliere del Real Ordine di S. Gennaro, Comandante Generale degl'Armi, Vicerè e Capitan Generale in questo Regno di Sicilia", Don Francisco Joaquín Fernández de Portocarrero y Mendoza, conte di Palma e marchese di Almenara.


1690 - il Sindaco veste la toga

Sul decreto vice regio con cui si accordò al sindaco di sedere nella banca con i senatori e di indossare la toga di rappresentanza.



Bando del 1627 sulla tassa del macinato

Nel 1564, regnante Filippo II d'Asburgo, s'istituì l'odiata tassa sul macinato. I cittadini di qualunque università o terra del Regno, nel corso di circa tre secoli contribuirono all'esosa imposta gravante sul macino del grano e sulla panificazione, nonostante le proteste dei molitori e dei panificatori costretti a non poter aumentare i prezzi soggetti alla "meta".


Sulla meta del pesce del 1619 e ...

Nel bando emesso nel 1619 si prescrisse l'osservanza del calmiere sulla vendita del pesce ai prezzi stabiliti e decorrenti dalla prima domenica di quaresima. Nel bando sono specificati i prezzi che i pescatori dovettero mettere in atto per la vendita del pesce, del mollusco o crostaceo oscillanti dai dieci ai diciotto tarì a rotolo.



il Bando delli Dottori del 1630

Sembra che nel corso degli anni proliferassero assegnazioni ed incarichi a dichiarati professionisti, che esercitarono l'arte forense con facile consecuzione del titolo, riconoscimento e avanzamento della carriera dottorale. S'era nel secolo di piena espansione di svariati "utriusque juris doctor", che professavano l'arte giuridica nelle città dette università e nei paesi nominati terre. Il "dottore in entrambe le leggi" era conoscitore del diritto canonico e del diritto civile, discipline che andavano di pari passo, inseparabili per l'esercizio dell'avvocatura di quei tempi.


La resa della soggiogazione di Diego Maria Platamone barone delli Poiri

E venne il giorno della resa dei conti del barone delli Poiri, che chiese il conteggio delle onze soggiogate per la fornitura d'acqua condotta in Città.



1714, i senatori nominano i tre mastri d'acqua


Il 24 luglio 1714, i senatori nominarono i collettori a cui affidarono la distribuzione dell'acqua in città, per approvvigionamenti di cisterne e per alimentare le principali fontane. Il loro compito consisteva nel riscuotere e governare le tasse dell'acqua e prestare la dovuta manutenzione sui catusi della Città, avvalendosi della collaborazione di altri mastri a loro benvisti.


un reclamo coraggioso del 1809

Nel 1901, Gino de Nobili, (probabilmente nipote dell'omonimo esattore dell'ufficio registro di Trapani), annotava in un documento del 1809 eventi di compiacimento per posteri trapanesi attratti da storia patria.


lettera contro datata del vicerè Francesco Ruiz de Castro


Nel fascicolo delle scritture del convento dei carmelitani di Trapani si conserva una lettera con data 10 luglio 1629 annotata nel margine superiore destro. Esaminando il testo ci si accorge che la vera data del documento è il 10 luglio 1619. L'errore, seppur marginale, distoglie di dieci anni la cronologia storica di quel periodo.


1764 "Rollo delle abitazioni degli ufficiali militari"


Il testo ci restituisce l'ubicazione delle case abitate da sacerdoti e da altisonanti personaggi nei quartieri di S. Nicolò, di S. Pietro e di S. Lorenzo. Di curioso, si nota la menzione dell'abitazione del letterato Carlo Galizia, del capostipite Scio, dei sacerdoti Domenico La Bruna e Rosario Matera entrambi pittori, il riferimento ad abitazioni poste sulle mura cinquecentesche e la sede dell'associazione dei cordari.


Relatione della Santissima Imagine marmorea di nostra Donna di Trapani

Riguardo la busta 14 abbiamo selezionato due scritture d'autore ignoto, che reputiamo di rilevante interesse antropologico, tradizionale e di marchevole devozione popolare nel periodo considerato, anche per le tre diverse attestazioni menzionate. In questo contesto trascriviamo per mera conoscenza i due documenti "sulla fondazione del convento e le relationi diverse della Imagine di nostra Signora di Trapani".



l'esenzione del regio donativo straordinario del 1702


Fortunatamente per posizione geografica, per l'antico appellativo di "chiave del Regno" (Carlo V), di città invitta (invincibile), fedelissima (meritevole di molta fiducia) e benemerita (prodiga verso tutti) Trapani può affermarsi essere città degna di conservare nella memoria i titoli assegnati dalle passate dinastie spagnole. Trapani era città marinara e di maestranze ingegnose nel costruire navigli, cordami, funi, botti, arnesi e utensili, di maestri nell'arte orafa, argentiera e corallaia, d'abili sarti creatori di vestiario, di coltivatori di seta e di cotone, di salinai, salumieri, vendifiori, tonnaroti, naviganti, marinai e corsari. Era la quarta città siciliana per antico patriziato e la città di regi senatori consiliari, il che è alquanto dire; di gente industriosa e di talento, soprattutto di letterati e di professionisti.



il dramma dell'architetto

Per alcuni anni, anche il sacerdote Giacomo Di Stefano, architetto del senato trapanese, pativa per ottenere il suo salario arretrato. Dal 1708 al 1715, il prelato esperto in archi e tetti, in magnificenze, apparati e opere militari, restava nell'attesa di ricevere le 15 onze annue del suo lavoro relative all'anno 1708 e il saldo di 40 onze per gli anni 1712 - 1713 non corrisposte dai senatori trapanesi.



Con irritatione et disgusti con li patri come si e fatto per il passato,
con tanto scandolo del regno et disservitio di Dio


documento del 1615 di Toscano Ferro, sindaco di Trapani

La contesa dei Gesuiti; loro efferata coercizione, alterigia ed intollerabile prepotenza. Venti anni di scandalo volendo stare casa d'altri et perdominare il tutto che si receveva; decapitazioni e carcerazioni in nome di Gesù Cristo. Personaggi: i padri Gesuiti contro i baroni e gli artigiani trapanesi; Personaggi citati: Toscano Ferro sindaco di Trapani; Lorenzo Suarez Figueroa Duca di Feria, Juan Fernandez Paceco Marchese di Vigliena, Duca d'Escalona; Pedro Téllez-Girón, III duca di Osuna; Francesco Lemos Conte di Castro; papa Paolo V; Bernardino Cardenas Duca di Maqueda; Giovanni Ventimiglia Marchese di Geraci; Claudio Acquaviva; Mutio Vitelleschi, Roberto Bellarmino.



l'immunità gerosolimitana

Abbiamo più volte accennato alcune notizie sui Cavalieri della Sacra Religione Gerosolimitana e sui particolari privilegi che godettero alcune antiche casate trapanesi. In una lettera scritta a Messina il 3 maggio 1649, indirizzata al vicerè Don Juan d'Austria, si evince la cronistoria di una speciale immunità goduta per secoli dalla fratellanza dei cavalieri gerosolimitani e la richiesta di un fratello a far mantenere il proseguimento delle esenzioni concesse all'inattaccabile ed estesa cerchia d'adepti.



6 luglio 1607 - per l'acquedotto sotterraneo

Si potrebbe esclamare, "tempi che furono" e non è un sofisma! Ancor oggi si vive nella provvida speranza di gocce d'acqua, ora spremute da un dissalatore sito nella vecchia rotabile per Birgi Vecchio o delle altre versate nel gabbione di contrada San Giovannello. Trapani da sempre è assetata e per quanto si sono prodigate le amministrazioni civiche passate e odierne, malgrado "insuperabili" sforzi, questo bene prezioso quanto il sale arriva a stillicidio e a giorni alterni negli abitati dei diversi rioni della città … un tempo falcata.


1604 Andavano e venivano ad intendere gli uffici divini

Si ingiungeva ed intimava ai fratelli Andrea e Cristoforo Cusenza di ammonire i convicini della chiesa a non buttare acqua e altra brutezza nella strada, per mantenere il decoro del luogo e quello dei parrocchiani che passano per detta strada e vanno e venno in detta chiesa ad intendere l'offitij divini.



1689 - il ricorso del priore domenicano

Per decenni i padri agostiniani tentarono di sottrarre il privilegio ai padri domenicani nel celebrare le ricorrenze di nascite o di morte dei loro sovrani, sostenuti in questa lotta a suon di carta dai giurati trapanesi, che nel duomo di Sant'Agostino tenevano consiglio e parlamento. Nulla poterono oltre a ciò, se non leccarsi le ferite delle intimazioni vice regie che puntualmente arrivarono da Palermo, nel corso di pochi giorni.


1625 - il sigillo dell'Annunziata

In un registro dell'archivio del senato di Trapani leggiamo un'attestazione scritta il lontano 28 novembre 1625, con la quale fra Vito Ramella, priore del convento dell'Annunziata certificava l'ingresso tra i padri carmelitani di fra Damiano de Tuso.



1764 - la fatale palla di cannone

Non solo i crimini e misfatti si punivano con severi castighi e spesso con la morte dei rei, perfino gli incidenti o gli omicidi colposi gravavano pesantemente su chi li commise.



per un pugno d'onze

Per oltre cento cinquanta anni, vissero in quieto silenzio e si "svegliarono" per celebrare in pompa magna un avvenimento di grande rilevanza avvenuto nel 1746. Infatti, il 29 giugno di quell'anno, papa Benedetto XIV proclamava santi due frati cappuccini martiri: san Fedele da Sigmaringen e san Giuseppe da Leonessa. In settembre, i reverendi padri cappuccini trapanesi organizzarono una festa celebrativa in onore dei due novelli santi.



1759 - si tengano chiuse tutte le porte delle chiese

Ricordevole dei disordini avvenuti lo anno scorso in codesta Chiesa dei Padri Osservanti nella processione del Venerdì Santo, sono entrato nella giusta premura di prevenire il convenevole; acciò vengano affatto occultati e la sollennità influisca nell'anime de' fedeli quell'intimo fervore, cui non puo eccitare la rimembranza degli ammirabili Misterij della nostra Redenzione.



l'efficace petizione di due religiose


Non solo le notizie su disordini; anche quelle sulle petizioni di due badesse impreziosiscono la "storia dei Misteri di Trapani" e in particolare la disamina sull'atavica disputa del percorso cittadino dei gruppi. Tra il 1697 e il 1733, la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio della Santissima Trinità della Città di Trapani, sotto il titolo della Abbazia Grande e la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio del Santissimo Rosario, sotto il titolo di S. Andrea, intrapresero un'azione congiunta volta al ripristino del passaggio della processione dei gruppi dei Misteri nelle strade in cui si affacciavano i loro monasteri.



la bara degli orefici del 1760


Non solo l'arte dei ferrari, chiavitteri, dei barbitonsori, dei sarti e certamente altre hanno costruito la bara in ricordo del salvamento della Città dal terremoto del 1726, ma anche l'arte degli orefici sopragiunta a quella degli argentieri dedicava la propria bara alla Madonna di Trapani.



Missive del 1671 in ringraziamento per la festività della Madonna della Lettera di Messina


Nel registro di corda archivistica 6 del cennato archivio, conservato nella biblioteca Fardelliana, riscontriamo due lettere provenienti da Messina, scritte nel 1671. Nella prima i senatori messinesi manifestano la particolare protezione ricevuta dalla Madonna della Lettera nel 42 d.c., patrona di Messina e solenne festività e nella seconda ricambiano l'elogio ai senatori trapanesi.



1699 - Sul donativo del cavaliere gerosolimitano fra' Giacomo Cavarretta per la costruzione della facciata della casa del senato di Trapani


Questo editoriale solo per opportuna conoscenza di chi, passeggiando alla Loggia, ogni tanto getta uno sguardo sulla facciata del palazzo e non si domanda nemmeno, da trapanese, su come sia venuta fuori tanta bellezza barocca.



sulla processione della bara dei sarti del 1727


Solo per integerrimo amore dell'affezionata patrona Maria di Trapani non avvenne distruzione. Per ricordare l'evento, i senatori istituirono la solenne processione nell'anniversario del giorno del terremoto, per amore e per penitenza, obbligando ogni anno le arti a partecipare e condurre con pompa la distintiva insegna e bara. L'attestazione dell'istituzione di questa processione si fonda sull'impartizione ai sarti di costruire la propria bara, vara e risale alla delibera senatoriale del 1° marzo 1727.




Plano delle case destinate per il stato maggiore del regimento del 1758


I militari graduati e titolati superiori albergarono in appartamenti di notabili trapanesi e i sottoufficiali nelle abitazioni di mastri e professionisti, sebbene fosse operativo il quartiere militare degli Spagnoli a ridosso del bastione dell'Impossibile. Le abitazioni scelte erano dislocate in pieno centro, tra la Via Grande, Rua Nuova e le strade limitrofe il quartiere di San Francesco.



1751 il male contagioso a Malaga


due testimonianze trapanesi legano inspiegabilmente Malaga a Trapani, come riferisce la studiosa malaguena dottoressa Maria Encarnacion Cabello Diaz riguardo l'esistenza di un discreto simulacro dell'Annunziata e il mistere di Jesus de la Puente del Cedron dissomigliante da quello trapanese, ma che identifica la medesima scena non evangelica. Nel maggio del 1751 era sbarcato nel porto di Trapani con il suo equipaggio proveniente da Livorno, un capitano, il quale, interrogato dalle guardie sanitarie, riferiva d'aver inteso che a Malaga v'era il contagio di un morbo.



33 personaggi in cerca d'autore

Sono trentatrè i personaggi in cerca d'autore, probabili attori di una trama romanzesca in attesa d'indossare un proprio ruolo. Personaggi scomparsi, che approdarono a Trapani nel giugno 1722, forse a causa di un fortunale e a bordo della mosca francese "San Pietro".



come scrivere a Sua Real Maestà


In appena cinque anni di reggenza, Vittorio Amedeo II re di Sicilia conquistò la fiducia degli isolani. Il duca di Savoia ottenne il possesso condizionato dell'isola nel luglio 1713 in seguito agli accordi di Utrecht e al compromesso con Filippo V di Spagna. Dopo secoli di dominio incondizionato spagnolo i siciliani avevano un nuovo padrone assoluto, ma stavolta, un proprio re.



La lettera di Luigi XIV ai senatori trapanesi

Tra i documenti conservati nella nostra biblioteca cittadina, diversi manoscritti sono inseriti in libricini con attinenza a svariati argomenti. In uno, attribuito a Fortunato Mondello ma di diversa calligrafia che raccoglie appunti e note sulle lapidi trapanesi, è impuntita una lettera del 1708 a firma Luigi.




la scampata invasione del 1654

Il 27 ottobre 1655, il mazziere del senato trapanese, Pietro Zubbia, leggeva il pubblico bando nella strada della Loggia sulla scampata occupazione della città da parte dell'armata francese.
L'anno prima e precisamente il 30 ottobre, comparve nelle vicinanze di Favignana la flotta francese comandata da Enrico di Lorena duca di Guisa fuggito da Napoli.




la strafezzeria della Bocceria

Quell'anno in città s'andava "rinfrescando della guerra et armamento fatto da re di francia contro questo regno". S'era nel 1636 e i carmelitani erano alquanto febbrili di ciò che stava per accadere o che sarebbe accaduto se l'antico simulacro di Maria Annunziata fosse stato oltraggiato o peggio distrutto. Così da extra moenia decisero forzatamente di trasportarlo dentro le mura e stavolta non più in una delle maggiori chiese cittadine, ma nella propria del Carmine, con annessa gancia (infermeria). Il motivo portante del loro trasferimento non è imputabile ad un presunto assedio o a paura dei turchi come affermato dallo scomparso Mario Serraino nella sua "Trapani nella vita civile e religiosa" del 1968, bensì nell'aver preservato il simulacro dalla scorreria della squadriglia navale francese che poteva sbarcare nei dintorni della costa trapanese e per esserne tutti i cittadini miracolosamente protetti.



L’abolizione della maschera di Lucifero nella processione del Venerdì Santo di Trapani


Ancor prima della definitiva scomparsa dell'antica processione del Cereo, che aveva assunto connotati pressoché folcloristici essendo tramontato il rito originario della sua istituzione, l'annuale manifestazione pasquale dei demonj, sorta chissà quando, imboccava la strada del forzato declino. Tra le carte della nostra storia cittadina apprendiamo che tra i personaggi dell'antica diablata trapanese, che in quel periodo gravitarono intorno alla messinscena piuttosto pagana che religiosa, non prese parte solamente personaggi dei diavoli, i vessilli di Lucifero come venivano chiamati, ma era partecipe, oltre l'emblematica maschera di San Michele Arcangelo e della Morte, anche quella di Lucifero.



lettere di sanità


Da secoli l'amministrazione civica cura e provvede, secondo modi e usi, allo smaltimento dei rifiuti e fatica alquanto nell'educare il cittadino a non sporcare la città. In passato i quattro senatori disciplinarono l'annona e il disfacimento dei rifiuti con far annettare anche le cloache e il puzzangario. Il sindaco, che rappresentava l'avvocato del popolo, vigilava sui comportamenti dei cittadini e non oltre. Nel 1715, coadiuvati dalla Deputazione del Molo e del Porto che controllava probabili contagi sui navigli ed equipaggi sbarcati a Trapani, i senatori regolamentarono con proprio bando l'annosa questione dell'immondizia e dei rifiuti di qualsiasi genere che i marinai buttavano in mare.




Cani, ti voglio mettere in galera
(INEDITO)


I frati affermarono di essere informati delle liti tra Mortillaro e Magrì e che quest'ultimo era protetto dal priore, il quale, trovò in quell'occasione l'appiglio per punire Mortillaro. L'interrogatorio di Mortillaro, inginocchiato e incatenato "con tre para di ferri" ai piedi, si svolse a lume di candela all'una di notte (18,45 serali) nella stanza del priore. Oltraggiandolo con "brutte parole", Antonio Laines con profondo risentimento mortificava il frate offendendolo con: "cani ti voglio mettere in galera". Dall'accusa, il priore passava alla simulazione mostrando le mani di Mortillaro, che a suo intendere, recavano i segni dello sfondamento della porta con presunte "impolle".



la Prammatica sopra la moderattione
del fausto e pompa



Havendo Sua Maestà in molti delli suoi regni prohibito l'ostetationi come cose dannosissime delle republiche, ha comandato più volte expressamente che l'istesso si facci in questo regno, e benché l'ostentatione e prodigalità di essa sia eccessiva e si usano più inventioni e vanità che un altro populo e republica rimane in maniera che sarria necessario abolire la maggior parte di esse, ha risoluto limitarle con la presente prammatica perpetuo volitura, sotto le pene infrascritte. Considerando in particolare Sua Eccellenza la strettezza de' i tempi, e li pericoli grandi nelli quali sta hoggi la christianità, che perciò si deve ogni uno astenere da qualunque superfluità e vanità e havendo con esperienza conosciuto esser di sommo detrimento alquanto et privato stato di questo regno il guasto dell'oro et argento, che si suol fare in esso sulli drappi, e reccami che di gran spesa in varie sorti si fanno, delli quali si è arrivato all'immoderato uso di farne paramenti et addrizzi di più commune vestiti di più sorte e cortinaggi, con altre suppellettili di intollerabile spesa colla quale vengono necessitate le persone che si trovano inesatte di tal vana gloria a trovar modi illeciti per cavar denari e guastarli per mera pompa nelle cose sudette in danno universale di esso regno, poiché impiegandosi il denaro et artificio delli regnicoli a cosa da parte infruttuosa, inutile e di intresse intolerabile, si lasciano li commerci e negotij proficui al privato e publico patrimonio, laonde desiderando Sua Eccellenza estinguere totalmente da questo regno un tanto pernicioso abuso acciochè ogni suddito e fedel vassallo di sua Maestà stij con commodità et arrichito e si levi da simil vana ostentatione, ha ordinato quel che siegue. ….




una particolare esenzione di non tassare
(INEDITO)

Sembra che la Storia di far pagare ad altri le tasse si ripete anche ai giorni nostri, seppure in forma diversa, pressoché simile nella sostanza. E guardandoci attorno ci accorgiamo dei palesi segnali discriminatori, a volte nepotistici, che imperversano nei consolidati gruppi asso-banco-finanziari e non solo nel profano ma anche nel sacro.



l'intercessione della Gloriosa Santa Rosalia
(INEDITO)

Si racconta che in quel funesto 1624 un galeone proveniente dalla Barberia attraccava nel porto di Trapani con un carico di mercanzie, tra cui, robe infettate dalla peste e doni destinati al vicerè Filiberto di Savoia, il quale le reclamava con decisa avvertenza tanto che sia l'equipaggio che le mercanzie non si sottoposero ai consueti quaranta giorni di "contumacia". Giorni dopo l'approdo a Palermo si diffuse il contagio nella città e dintorni. Parecchi sono stati contagiati dal "morbo pestifero" e solo "la provvida intercessione della Santuzza" debellava il male dalla città, malgrado le avvenute processioni ordinate dal pio cardinale Giannettino Indoria, che si prodigò in favore dei bisognosi. L'alto prelato accolse in quei mesi le testimonianze d'onorevoli medici incaricati di accertare l'autenticità delle ossa della Santuzza scoperte nella grotta di Monte Pellegrino e non desistendo dal negativo responso, perseverando nel suo intento, ottenuta la risolutiva affermazione dei padri gesuiti che riconobbero i resti delle spoglie mortali, innalzava e acclamava Santa Rosalia patrona di Palermo e liberatrice del contagio per i numerosi miracoli compiuti dalla Santa.



I mali e le cure

La vita d'ogni città ha sempre dovuto combattere contro le emergenze mediche e le necessità di sussistenza che interessano gli abitanti. Il nostro vuole essere un bozzetto di un più ampio quadro futuro sulla scienza medica della Trapani borbonica. Le fonti c'informano, più o meno approfonditamente sulle malattie e sui metodi adottati per curarle, insoliti e curiosi solo ai nostri occhi d'oggi, eredi di un percorso di ricerca che ha culla proprio in queste rudimentali sperimentazioni. Una delle fonti è la quattrocentennale corrispondenza tra i senatori trapanesi, i vicerè e i funzionari spagnoli e borbonici, che costituisce il corpus degli atti del Senato, formato di bandi, proclami, mandata e lettere raccolti in diversi volumi.



Preti ladroni

Macchiarsi di disonore per azioni vergognose avrebbe originato biasimo alle famiglie che contavano nell'avvenire "religioso" dei propri figli.



la processione del Cereo di R. Ciaramella
(INEDITO)

Ma il comune di Trapani cercava tutti i pretesti per attaccar lite con i frati ai quali invidiava il possesso della statua della Madonna che era fonte perenne di lucro. Certo che allora le finanze comunali dovevano essere esauste ed il possesso della statua miracolosa, la cui fama si era da secoli diffusa in tutto l'orbe cristiano ed alla quale monarchi, guerrieri, letterati offrivano doni di pregio artistico e di grande valore reale, li allettava. Ma i frati erano vigili custodi del simulacro che costituiva grande ricchezza per loro e subito correvano ai ripari. I vicerè ed i re sapevano che la religione è stata sempre uno dei più forti puntelli del trono, e nei litigi, nelle contese che sorgevano fra Trapani ed i frati, la davano vinta quest'ultimi, che avevano più volte carpito quelli che essi chiamavano privilegi, servendosi di un mezzo molto potente e d'esito infallibile: il denaro.



lettera per la sollennità della Vergine con pompa - 1744
(INEDITO)

Un anno prima della cosiddetta "rivolta della fame" e con lettera del 24 luglio 1744, il vicerè Bartolomeo Corsini accordava il permesso della manifestazione religiosa eccetto per la fiera delle arti e la corsa dei cavalli berberi, per un motivo a noi ancora non noto. Inoltre, anticipava al mattino la solita processione in onore della "Vergine con pompa" e disponeva la chiusura delle porte della chiesa.




per non farsi novità di strada nelle processioni

Come solito, si discuteva sul tragitto da percorrere specialmente nelle strade dove sorgevano palazzi gentilizi. La vigilia della processione, risoluto a porre rimedio a danni e lamentele, il vicerè informava i senatori trapanesi e in copia il capitano di giustizia, l'arciprete e il vicario foraneo, a non sostenere alcuna novità per qualsiasi processione di quell'anno e per "l'avvenire".




Maccheroni e Vermicelli

Sembrerebbe un bando qualunque se non fosse per la curiosa descrizione che contiene. È stato "bandito" il 26 giugno 1629 sotto la reggenza del vicerè Francesco Fernando de la Cueva duca d'Alburquerque. La stranezza affiora nella direttiva imposta ai fornai, che fanno maccarruni et altri esercitij di pasta, ben sapendo, noi posteri, che il fornaio è specializzato nella produzione di pane, di tutti i tipi e altri prodotti da forno.


Gioie e dolori di antichi nostri Signori

Frequentemente, con diversi dispacci, i vicerè imposero ai sudditi la dovuta contentezza per la nascita d'infanti, per la gestazione di regine, l'incoronazione di un sovrano o l'obbligata dolenza per il suo decesso. Auspicando una serena gravidanza o un felice parto alla regina, al quale Iddio Signore nostro ha concesso gratia singolarissima, il vicerè impartiva l'ordine di celebrare l'evento gioioso da festeggiarsi per tre sere consecutive con segni esterni di grande allegrezza, con accensione di pubbliche luminarie e di messa cantata nella chiesa madrice di qualsiasi università (città) o terra (paese) domini del sovrano.



l'esposizione delle 40 Ore circolari

Nel 1639, i giurati e patrizi trapanesi, già regi consiglieri dal 1589 e che da anni intervenivano alla processione del Cilio, concordemente ai frati del Terzo Ordine di San Francesco, decisero a nome della città di partecipare e presenziare all'esposizione del Santissimo Sacramento nella chiesa di San Rocco.



Il "mal contagioso" di Smirne
(INEDITO)


la contesa della statua


l'elemosina in natura dei giurati trapanesi



l'elemosina per il "Santissimo Crocifisso"


la Società di mutuo soccorso tra gli onesti Operaj

Che fine ha fatto la "Società di Mutuo Soccorso tra gli Onesti Operai"? Non abbiamo alcuna cognizione in merito anche se tuttora sussite un'omonima associazione di "onesti marinai", inspiegabilmente istituita lo stesso anno della su menzionata.


l'orologio della Loggia

Sul finire del 1500 i giurati trapanesi si riunivano nella chiesa di Sant'Agostino, loro "domo" ed occasionalmente fecero consiglio nella ristretta casa adiacente la Torre Oscura e in un'angusta stanza adattata ad aula consiliare, prima che alcune case collaterali fossero annesse nell'unico stabile della "casa della Città".



decapitazione e impiccagione


gli arcipreti della chiesa di San Pietro
(a cura di Gino Lipari)

La Chiesa di San Pietro in Trapani e i suoi Arcipreti - Memorie storico - biografiche del Canonico curato P. Fortunato Mondello Vice bibliotecario della Fardelliana Trascrizione di Gino Lipari del manoscritto n. 218 (Biblioteca Fardelliana di Trapani)

"Nel trattare poi i cenni biografici degli Arcipreti, ho stimato di rilevare dall'obbligo non solo nomi venerandi sconosciuti dalla posteriorità, ma bensì di mettere in rapporto la storia colla biografia, che in questo lavoro riescono, direi quasi, ad unità di concetto. Ecco tutto il disegno del mio scritto, la cui sola intenzione è di conservare, in questi tempi d'indifferenza religiosa, le vetuste memorie
locali del cristianesimo. Le quali si lascerebbero perire, senza mica ricordarsi da' nostri modernissimi, che per esse acquista lustro e decoro la cittadina istoria. Trapani, 28 dicembre 1879



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