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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Arte e Maestria

Trapani Invittissima > Capitoli Maestranze

Qualcuno lo ha definito secolo di stravaganze ed ’inquietudini. Nel Seicento la gente intimorita dalle guerre, dalle piraterie, preoccupata dei contagi, apprensiva delle carestie, trovava conforto nella “somministrata” dottrina religiosa. È stato il tempo in cui molti ceti edificarono le proprie cappelle in diverse chiese, stesero gli statuti, elessero i propri Santi protettori dell’arte, parteciparono alla processione dei “Misteri-mestieri”, alla processione del Cilio e delle Bare.

Nel 1645, i senatori trapanesi imposero ai
consoli delle Arti et à tutti personi di loro exercitij d’intervenire nell’annuale celebrazione del Cilio, cioè del cero, con i consoli di novo creati, che habbiano et debbano tutte andare alla sudetta processione nella hora solita.

Anni dopo, il cinque marzo 1676, era resa solenne e formale l’elezione dei
consoli di tutti l’Arti, tramite la quale, si rinnovarono le cariche ogn’anno per conto dell’Illustrissimo Senato, nel giorno commemorativo del santo patrono, come indicato nel seguente prospetto.

A’ 4 Marzo giorno di S. Eligio l’Arginteri, A’16 Agosto giorno di Santo Rocco li Cullari,
A’ 24 Ottobre giorno di Santo Crispino li scarpari, Prima domenica di Augusto Piscatori del casaliccio,
La Domenica Novella li Marinari, A’ 8 Settembre giorno di natività di beata Maria Vergine li piscatori del palazu,
A’ 27 di Settembre giorno di S. Cosimo e Damiano li barberi, Nel giorno del Cilio li Curdari,
A’ 13 Novembre giorno di Sant’Homo Bono li Custureri, La festa delli Incarnati li muraturi,
A’ 20 Luglio giorno del trapasso di S. Gioseppe mastri d’Ascia, A’ 29 Settembre giorno di S. Michele Arcangelo li Cubaitari,
La domenica delli Palmi i Crudaturi, Il primo di mercordì doppo il giorno del Cilio li quartarari,
A’ 4 9bre giorno di S. Carlo Cappidderi, Il giorno del Cilio Calafati,

A’ 10 9bre giorno di S.to Trifonio li siniari, A’ 11 9bre giorno di S. Martino magazineri,
Il giorno del Cilio buttari, Il giorno di Santa Loia 25 Giugno li firrari,
Il giorno di quaresima abbudaturi e chiavitteri, A’ 25 marzo il giorno delli Incarnati Scarpellini,
La Domenica Novella furnari, A’29 Maggio giorno di Santo (?) Putiari,
A’ primo di Quaresima Bucceri, Il giorno di Pasqua di Ressurretioni tavirnari.

La lista non esamina il ceto degli
spatari, carnizzeri, mircanti, speziali e merceri (citati nel bando del vicerè De Vega emanato circa cento anni prima) categorie allora combinate con le antiche arti. Non si accenna ad eventuali venditori quali di salsume e di fiori e frutta, che condivise in comune i santi protettori raffigurati in un unico quadro, i quali vendevano i prodotti entrambi nelle proprie apoteghe.

Notiamo il richiamo
alli furnari e li Marinari i cui consoli erano eletti la Domenica Novella e la nomina dei consoli dei buttari, calafati e curdari il lunedì dopo Pasqua, giorno di processione del Cilio. Il miscuglio d’arti e ceti già dilagante in quel periodo sfocerà nel Settecento nell’amalgama di maestranza, lemma che ha inglobato qualsiasi tipo d’arte e di mestiere, protetta dal senato trapanese, riscontrabile nelle fonti notarili con l’alterna designazione d’artis, di venditorum o di cetus, ognuna costituente un diverso corpo di mestiere.

Nel 1620 il notaio Melchiorre Castiglione scriveva
artis per indicare i mastri d’axia (non i falegnami detti lignarorum), gli ortolani, i bottai e i funai.

Cento cinquant’anni dopo, il collega Ignazio Cosenza chiama
artis i massari ovvero artis bajlorum.
Nel 1782 il notaio Giuseppe Montalbano insiste a citare
l’ars beccariorum, l’ars buceriorum poi indicate con l’unica designazione d’ars macellatorum.

Le maestranze o corporazioni, nate su basi religiose, si trasformarono nel corso dei secoli in uno strumento di difesa fondato sull’associazionismo dei vari ceti. L’ordinamento non ermise la concorrenza tra artigiani nel medesimo ceto e s’attuò in monopolio perdurato diversi secoli. Questa logica non contribuì allo sviluppo socio economico, poiché la restrittiva organizzazione basata sulla gerarchia impediva l’esercizio dell’arte a chi non facesse parte della corporazione e non gli permetteva di costituire un’azienda autonoma. I consoli disciplinarono l’accesso al proprio ceto imponendo agli inizianti un periodo di praticantato di almeno tre anni, superato il quale, dopo severi esami, si permetteva l’ingresso ristretto ai nuovi membri, di novo creati, come menzionato nel bando del 1645.

Tali aspetti ed espressioni si accentuarono, quando insorsero diatribe tra i ceti sul finire del XVIII secolo. In quel tempo, l’artigianato trapanese sostenne davanti ai giudici della Regia Corte Civile e Criminale diversi contenziosi a tutela dei privilegi acquisiti con il fine di evitare ai componenti di ceti minori l’ottenimento del titolo di maestranza. In tal senso resta memorabile la vertenza durata alcuni anni dei mugnai e delle varie arti contro i beccai (pecorai) e i bucceri (macellai) terminata con l’acquisizione di quest’ultimi dell’agognato titolo di maestranza.

Con il passare degli anni, le maestranze conquistarono la rappresentanza negli organi d’amministrazione e di controllo ed acquisirono una forza maggiore di quell’esercitata dal patriziato e dalla nascente borghesia, che durò fino al marzo 1822, anno in cui furono sciolte.

Nel 1827 non si parlava di maestranza ma di mestieri; ciò è evidente in un documento del consiglio comunale che esternava un ringraziamento a Francesco I per aver conferito al suo nascituro il titolo onorifico di “Conte di Trapani” e la
riconoscenza di cui questo pubblico animato, i mestieri, che altri persone cospicue e ragguardevoli costituenti la delegazione di insigni soggetti si presentassero a piè del Real Trono e si compiacessero di rendere questo segnalato favore alla Patria.

È probabile che già da quell’anno si diffuse il lemma mestiere per designare la categoria d’artigiani e professionisti che sopravanzò le abolite maestranze, con la conseguente comparsa della parola “professione” negli atti di stato civile, usata non solo per indicare un mestiere o una professione o una qualifica, ma anche per designare “proprietari”, “possidenti” e “negozianti”.





la pertinacia di una vendifiori

Successivo al moto carbonaro accaduto a Palermo nel 1820, con il reale rescritto del 13 marzo 1822, si dette una definitiva stoccata alle consolari maestranze intrufolate nella gestione pubblica e politica, che parteciparono alla sommossa. Ma, ciò non significò per le maestranze il completo abbandono delle consuetudini e d'alcune norme che regolarono i mestieri, il garzonato e l'intera gestione ancorata ai vetusti capitoli anche se rinnovati nel corso degli anni. Infatti da alcuni documenti si evince una testimonianza di quanto fosse profondo il legame all'interno di ciascuna antica arte, ora ceto e poi professioni, i cui membri nel primo ventennio dell'Ottocento erano chiamati mastri di un mestiere.


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