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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Bucceri

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1632 - I capitoli dei Bucceri


Nel 1632, il notaio Andrea Bascone redigeva la convenzione dei capitoli dei macellai, cioè quell'insieme di norme a carattere corporativistico che tutelarono, regolarono e difesero per ventiquattro anni gli interessi e l'attività di questo antico ceto.
Poiché il contratto era imperfetto e riportato nel libro della "fratellanza", non è stato inserito dal notaio tra le sue scritture di quell'anno e nemmeno nei ritrovati bastardelli alfabetici.

Solo con la pubblicazione e la ratifica dei giurati trapanesi del 4 maggio 1633, la convenzione acquistava parziale forza giuridica.
L'abbiamo trovata nei "copia lettere" 74 dell'archivio del Senato di Trapani, trascritta su richiesta del buccere Giuseppe Paladino.

Lo statuto formato dal proemio e di dodici articoli è stato transuntato da Antonino Russo nel 1656, per volontà dei consociati, ora "fratelli", che modificarono anche il proemio.

Lettera del Tribunale con Sentenza decisiva di nominarsi con il titolo di Mastranza li Beccaj


Finalmente, dopo anni d'attesa e di continui litigi, arrivava la "Sentenza" solenne scritta dal marchese Gaetano Fogliani. Nulla poterono ancora opporre le maestranze al provvedimento emanato tramite il Tribunale del Reale Patrimonio di Palermo. Giustizia avvenuta e da quel giorno, le petizioni e i decreti contro i beccaj decaddero d'ufficio. Promulgato il 9 aprile 1759 (quattro giorni dopo la rinunzia degli aromatari ad intervenire nelle processioni e più specificatamente in quella del Cereo perché vantavano titolo di professione e non di generica arte all'interno della maestranza trapanese) i beccaj, meglio noti come lanieri, diveniva arte legalmente riconosciuta.


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