Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Capitoli, ori e argenti

Trapani Invittissima > Capitoli Maestranze > Argentieri e orafi

Gli Orefici ed i Giojellieri molto prattici del Disegno lavorano ogni sorte di argento e d'Oro. Colle loro ricche manifatture molto conferiscono al Commercio. Questo Mestiere assai fiorisce in Trapani.

Siccome provvede di Artefici le Città convicine di Salemi, Alcamo, Marsala, Mazzara e Monte di S. Giuliano. Anzi ne cenzi proprj passano del bisognevole. Il Console di Trapani tiene il Privilegio di bollare tutte le Manifatture di argento, e d'oro, che si lavorano in tutto il Balle di Mazzara.

Furono celebri in questo Mestiere Tommaso Sole ed Andrea Daidone, che inventarono il Rilievo che chiamano Riporto. Alcuni di questi virtuosi s'impiegano a lavorar col Burino, non solo le Manifatture d'Argento, ma ancora per le Incisioni delle Stampe e de' Sigilli, tra quali và molto rinomato il Signor Antonio Scalabrino.

Aprono al presente da deciotto Botteghe, e tutti fanno a gara nell'Augumentare il Commercio.(
da Benigno da Santa Caterina - Trapani profana)

lo Stabilimento degli Orefici del 1756


... Nello studio di Gaspare Fiorentino, l'assemblea elesse San Luigi in protettore dell'arte, la cui festa si celebrava il primo dicembre e concordarono di sborsare de proprio, c
ome sin oggi s'hà soluto fare tutte le spese annuali vi abbisognano, per fare la solennità di San Luiggi Protettore, è per uscire il Mistero, Cereo, è Bara di detta loro Arte. ...

Oro, argento e preziosi - i capitoli degli argentieri del 1612


Nei primi decenni del XVII secolo, diversi mastri si radunarono per costituire gli statuti dei propri ceti, detti capitoli, con i quali s'imposero una regola e disciplinarono la loro arte allora tradita oralmente con usi e consuetudini, esercitata in specifiche zone della città come in "via delle Arti, dei Corallai, dei Tintori, degli Scarpari, degli Scultori, dei Funai" ecc.

Nel corso degli anni alcune norme dei capitoli di alcuni ceti si rivelarono restrittive, tanto da originare limitazioni al libero commercio e all'indipendente attività imprenditoriale d'alcuni consociati.

Nel marzo 1822 si sciolsero le corporazioni che riunivano le varie arti, i cui rappresentanti avevano acquisito una forza politica al pari della medesima esercitata dai patrizi e dall'agiata borghesia. Da allora, cominciava ad affievolirsi l'attiva partecipazione dei ceti nelle confraternite religiose sottoposte a controllo dell'Intendenza e del Vescovado e iniziava il loro declino con l'espansione del mercato e l'affermarsi di nuove tecniche produttive e tecnologiche.


Abbullare le prime due lettere


Anche la licenza ad utilizzare il bollo con le iniziali del Console e del Mastro orafo ed argentiere concessa nel lontano 1671 dal principe di Lignè è una notizia d'interesse da leggere nel testo integrale del privilegio viceregio trascritto nel registro dei "Copia Lettere" al numero 108.


su galanterie e giogali d'altri tempi


Sul finire del 1700 l'antica arte orafa trapanese s'imponeva ancora con notevole presenza nel mercato insulare. In città, abili mastri e i garzoni di bottega modellavano oggetti in oro, in argento e di corallo commissionati e prevalentemente dall'agiata classe di negozianti e patrizia ed anche dalla "povera gente", giogali elencati negli inventari di defunti e negli atti dotali. Un voluminoso fascicolo sarebbe non capiente a contenere le descrizioni degli oggetti creati dalle mani di questi valenti artigiani annotati con perseveranza anche nei loro particolari libri approvati dai consoli e dai mastri orafi trapanesi succedutesi nei secoli.


sui consoli e mastri orafi


A nulla valse il convincimento del gioielliere che mostrava un attestato nel quale, secondo disciplina forense napoletana, l'arte del gioielliere era diversa dall'orafa, contrastante con la disciplina dell'acquisto e della vendita d'oro, d'argento e gioielli, il cui fine era di evitare la concorrenza sleale nel mercato.

Il tesoro del Tesoriere



Il primo dicembre 1803, mastro Isidoro Mauro era eletto tesoriere dell'arte degli orefici. Sei giorni dopo, riceveva dal decaduto tesoriere Vincenzo Genna e con la supervisione del console Angelo Sandias la cassa con quattro chiavi contenente ottantasei onze e diciassette tarì. Inoltre, i consoli gli consegnavano la cassetta dove si custodivano i tre splendori d'argento, di ponderis librorium trium et unciam sex, de'Personaggi Misterij eiusdem Artis.



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