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Trapanesi illustri > Re, Vicerè e Patrizi
appunto sull'epigrafe della torre di Lignè
La seicentesca torre d'avvistamento, chiamata dai trapanesi "Turrignì" (il cui toponimo, sul finire dell'Ottocento, era il logo di un giornale trapanese), fu costruita in tempo di governo del vicere Claude la Moral principe di Lignè sul costone di pietra "capricciosa" dell'antico quartiere di Pietra Palazzo (da cui si è estratta la pietra per gli scalini del palazzo della reggia di Caserta). La costruzione del baluardo risale, a detta del diarista parroco Giuseppe Fardella e dello scrittore Salvatore Romano al 1671, secondo lo storico Evangelista Di Blasi e Giuseppe Maria Berardo 26° Ferro e Ferro al 1673. Gli uni e gli altri attestano la verità, in quanto la costruzione della torre iniziò nella seconda metà dell'anno 1671 per completarsi definitivamente nel 1673.
Guardando con attenzione una carta del tardo Seicento, nella quale si mostra nella sua estensione Trapani, noto che l'accesso alla torre avveniva salendo una scalinata che conduceva direttamente alla porta principale del primo piano, ora solamente finestra.
Il bando del Principe Lignè del 1671
Nell’antica nostra Piazza d’Armi, Lignè o Ligny fece erigere l’omonima torre posta sull’estrema lingua della Città. Come asserito dal parroco Giuseppe Fardella e dallo storico Salvatore Romano, si ritiene che la torre sia stata eretta nel 1671 in pieno periodo della rivolta della fame anziché nel 1673 come asserito dallo scrittore Giuseppe Maria Ferro ed Evangelista de Blasi. Una prova conferma quest’ultima tesi: la pubblicazione di un suo bando del 1671, conservato tra i documenti di miscellanea, registro 760 - biblioteca Fardelliana, nel quale Lignè indaffarato a requisire e recuperare ulteriori 10.000 scudi per la costruzione di torri intimava ai commercianti e ai residenti esteri di denunciare i guadagni derivanti da speculazioni finanziarie onde poterli tassare.
la visita di Sua eccellenza Claude la Moral Principe di Lignè
Il 14 giugno 1671 ormeggiarono al porto le sette galere di Claudio la Moraldo principe di Lignè. Il nuovo vicerè e i suoi fidati venticinque borgognoni venuti da Alcamo sono stati accolti nel piano antistante la Porta di Terra, dove gli fu reso il rispettoso tributo dal mazziere Cosimo Lignarolo e suoi quattro serventi. Giunto alla casa del Senato non ancora ultimata e fastosamente apparata da Nicolò Corso con 382 fardi diversi di seta, il principe di Lignè riceveva il dono dei senatori di due canestri d’argento
gisillati all’indiana e quattro carri trionfali di corallo con soi piedi dorati, pagati 123 onze da Mario Rizzo a chissà quale scultore.
In un documento apprendiamo che Sua Eccellenza partiva da Trapani con il proprio selezionato corteo e che l’infelice figlia percorse le vie cittadine sopra una matarazza di lana con l’inzurra biancha a spica di Napoli posata dientro la letthica dell’Eccellentissima Principessa sua Figlia inferma affittata per due onze e mezzo dall’apparente pia e devota suor Benedetta Fica per lohero di questa Città.
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