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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Colombaia

Trapani Invittissima > Trapani invittissima e fedelissima

Sulla fortificazione del baluardo dell'Epifania, del baluardo del Castello Reale e del baluardo del Castello di Terra di Trapani


L'esigenza ossessiva dei vicerè spagnoli di rafforzare i forti, le cinte bastionate nelle città e di arroccare le torri nelle coste isolane scaturì ai primordi del Seicento. A Trapani, il vicerè Diego Enriquez Guzman conte d'Alba de Lista e per lui l'ingegnere militare Vincenzo Locadello, risolse i problemi legati alla struttura orientale difensiva e nel 1655, Roderigo Mendoza Y Roxas y Sandoval duca dell'Infantado consolidò le antiche mura e i cavalieri. Ancor prima dell'edificazione del propugnacolo Lignè del 1671, dei rafforzamenti sul castello della Colombaia ad opera di Carlos de Grunembergh, in città si bandizzò l'estaglio per "fare le fabriche delli novi beluardi, curtini, mensiluni, plataformi, et altri per fortificatione della Città di Trapani". Si trattava del bando d'appalto per ridefinire le problematiche strategiche sul forte del Castello di terra, della piattaforma della Colombaia, dell'innalzamento del baluardo di Santa Epifania. L'estaglio presenta tutti i crismi di un moderno contratto d'appalto con obbligazione dell'appaltatore riguardo l'esecuzione in perfetta regola di quanto appaltato, la garanzia di vizi sulla costruzione di immobili di lunga durata e vincoli del committente, le variazioni preventive sul progetto concordate tra le parti e il corrispettivo dell'opera. Nell'estaglio il committente menzionava le fasi e gli svolgimenti dell'opera senza indicare i prezzi dei materiali che restavano a carico dell'estagliante od offerente, cui correva l'obbligo specifico di computarli. Come qualsiasi bando o banno vicereale, anche questo emesso nel 1665 dal Tribunale del Real Patrimonio di Palermo fu
[ab]bann[iato] "ad quatuor voces per publicum preconem in plano Logiae et in locis solitis". La proposta era composta di sei capitoli o clausole emanate per "ordine di Sua Eccellentia" Francesco Castani duca di Sermoneta e rappresenta un'anticipazione delle opere murarie susseguitesi in tempo del vicerè Claude La Moral principe di Lignè.

---------> Colombaia: meriggio invernale, foto di Lorenzo Gigante ©


foto di Lorenzo Gigante

Le inevitabili modifiche alla Colombaia

Nel corso dei secoli si sono avvicendate diverse guarnigioni in quest'avamposto militare di grande rilievo e risonanza dell'antica Piazza di Trapani. Relegati, condannati, personale civile e militare vissuti tantissimi anni in questo luogo nato nella notte dei tempi, edificato nella Drepanum nota Diodoro Siculo, Polibio, Plinio il vecchio, Marco Tullio Cicerone, Publio Virgilio Marone e in ultimo ad drisi (Abu'Abd Allah Muhammad ibn Muhammad ibn'Abd Allah ibn Idris al-Siqilli, il Siciliano), tanto per citarne alcuni. In qualsiasi scrittura notarile o documento regio si trova la menzione del Castello e Forte della Colombaia e dei restauri occorsi periodicamente alla cisterna, alle stanze, alla cappella e tutto quanto esposto al suo interno ed esterno. Sulle modifiche del 1753 su progetto del 1749 di Giovanni Biagio Amico.

Relazione e conti prudenziali delle spese occorre farsi senza ritardo per essere uno de' casi urgenti


Nata e concepita dall'architetto Giovanni Biagio Amico, la lanterna ovvero il faro posto sulla sommità del torrione ottagonale del castello della Colombaia, propagava una luce fioca sul porto. Sei anni dopo, a causa di una grandinata che distrusse alcune vetrinette, l'ingegner Antonino Alberti rimediava al danno facendo installare nella lanterna alcune grate bordate in rame incastonate nei telai delle vetrate. Essendo esposta alle intemperie, nel 1806 si modificava il comignolo e la struttura ricoperta di "lamine di piombo per la perpetuità ed esentare il fanale dai fulmini" su progetto di Giuseppe Gambina.

Giovanni Battista Fontana soprintendente e capo di brigata per la formazione della scogliera


I lavori consisterono nel diroccare una quantità imprecisata di pietra dagli scogli perimetrali il castello della Colombara, posta come barriera frangiflutti a protezione dell'enunciato fortino e l'isola di Sant'Antonio (dove sessanta anni dopo sorse il Lazzaretto). Nella stessa maniera si realizzò a borea una barriera di protezione delle onde che lambivano con violenza il terrapieno del Castello di Terra e la cortina della muraglia e mura di tramontana di Trapani. Nella realizzazione dell'opera, durata oltre quattro anni, si impiegarono relegati a lavori forzati e marinai che trasportarono nelle chiatte la truppa dei forzati, ed altri ministri per servizio di detta scogliera.

1653 - La scaramuccia tra sette vascelli olandesi e un vascello inglese nel porto di Trapani


... Giunti gli Olandesi vicini il forte della Colombaia, salutando prima alla città, presero dapprima il vascello connazionale carico di ogni beni e dopo abbordarono quello inglese lo quali era molto bene armato. La scaramuccia durò forse breve tempo e sotto le cannonate sparate dai soldati spagnoli dal bastione di San Francesco e dal forte della Colombaia.

i relegati del Gran Duca di Toscana


Nel settembre 1790 iniziarono i preparativi ed i festeggiamenti per le nozze del terzo granduca di Toscana, il ventunenne Ferdinando d'Asburgo Lorena con la diciassettenne Maria Luisa Amalia Teresa dei Borbone di Napoli, principessa del Regno delle due Sicilie e due volte suo primo cugino. La relazione parentale era di comodo e scambievole nella facilitazione commerciale tra i due Stati, specialmente per quelli marittimi. Non si dimentichi che per secoli si tennero attive le rotte marittime tra le principali città costiere siciliane con Livorno, e non ultima in classifica, Trapani, da cui, sul finire del Settecento, uno sparuto gruppo d'arguti imprenditori v'istituì proprie agenzie per interscambi internazionali. Alle convenienze parentali borbonico-asburgico si aggiunse un traffico di carcerati toscani condannati ai ferri nell'isola di Marettimo (il cui anagramma è "morte mia"), di Favignana e nel carcere trapanese della Colombaia.

per un altro tarì
(INEDITO)


Francesco d'Aquino principe di Caramanico non si scompose più di tanto per un altro tarì giornaliero chiesto dal reverendo Francesco Mastrolilli di Napoli. Il sacerdote, relegato nel carcere della Colombaia, non ricevette il tarì in più di provianda con cui avrebbe lenito la sua miserevole condizione di sostentamento. Chiuso in chissà quale stanza, Mastrolilli non era altro che uno dei tanti che ha albergato nell'antico carcere trapanese.



I Dannati delle Isole
di Gino Lipari


La sua, è stata la denuncia delle estreme condizioni carcerarie di carbonari dell'Italia meridionale e di "dannati" segregati a carcere duro nel forte di Marettimo, Favignana e nel castello della Colombaia di Trapani. Uno studio certosino pubblicato nel settembre 2006 nel sito www.trapanesi.org. Abbiamo trovato quest'opera tra i nostri appunti e la pubblichiamo per restituire a Gino Lipari la giusta lode mancata.

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