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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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De'Magistrati di Trapani

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Capo XVIII
De' Magistrati di Trapani

Dopo, che la Sicilia scosse il duro giogo de'Barbari Saraceni nell'anno di Cristo 1090 per mezzo del gran Conte Ruggieri Normanno, ripigliò sin d'allora un tranquillo aspetto di libertà. La Chiesa ebbe il possesso della terza parte del Regno, avuta in dote dal pio Sovrano. La Nazione venne innalzata a quel medesimo dominio de'feudi e vassallaggi, quali erano stati formati da'Saraceni, come acquisto de'Vincitori. Il Regno tutto si vidde chiamato al godimento de'principali onori; giacché libero della Tirannia, cominciò a prestare obbedienza ai Principi Cristiani; mobilissimo germoglio delle più colte Nazioni di Europa. Salito poscia sul trono il Serenissimo Re Ruggieri, figlio del Liberatore, trovò la Sicilia in lui la sospirata calma e tranquillità. Sbrigato questo Real Principe dalle sollecitudini della guerra, mantenuta per lo spazio di trent'anni continuati del suo Genitore, passò a felicitare i suoi Sudditi col regolamento delle buone leggi, e colla istituzione de'Magistrati. Ordinò dunque, secondo l'uso, e cognome della Francia li maggiori offizj che in ogni dipartimento, composto avessero il governo intiero della Sicilia. Epperò commise gli Eserciti e le Truppe di Terra al gran Contestabile. Le Armate Navali e la Marina le affidò sotto la cura del grande Almirante. Le gratie de'Reali Diplomi e Privilegi le concesse al gran Cancelliere. La Giustitia al Mastro Giustiziere, la Camera Reale al gran Camerlengo. La cura di contentare le suppliche al gran Proto-Notajo. E la Presidenza del Real Palazzo al gran Siniscalco. Per sostenere le anzidette cariche, nominò allora, altrettanti Conti e Baroni, e li arricchì di onore e di autorità. Tali furono i Magistrati che prestarono per diversi secoli il regolamento della Sicilia, e tuttora per le medesime Corti ne dura il maneggio, sebbene con differente sistema e con nomi diversi. Avvenne questo nuovo regolamento nei tempi del re Filippo II il quale a consulta del vicerè Francesco Fernandez de Avalos, Marchese di Pescara, volendo riparare i disordini che sconvolgevano le Popolazioni a causa delle liti, che si rendevano eterne dell'antico rito non ben regolato de'Magistrati, pensò costituire una generale riforma nel 1568 col consenso del Parlamento. La carica infatti di Maestro Giustiziere restò dell'intutto estinta. Cessarono gli offizj del gran Cancelliere e Camerlengo. Il gran Contestabile per il solo onore restò nel grande Almirante. E così mancarono dal suo vigore, e rimasero a segno tale oscurati, che appena possiamo ricordarci quali essi furono. Si accrebbe il maneggio ne'Tribunali della gran Corte e del Patrimonio. Si creò il Concistoro per le giudicature, e quello che più da notarsi, si tolse dal potere de'Nobili la reggenza e venne commessa a Giurisperiti. Aggiustati di sì fatta maniera tutti gli impieghi della Capitale, passarono ancora gli accorti Monarchi e Vicerè istituire li Magistrati per tutte le Città del Regno. Alcuni di questi furono creati con autorità suprema ed altro con dipendenze.

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