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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Giovanni Battista Fardella

Trapanesi illustri > Re, Vicerè e Patrizi

Giambattista o Giovanni Battista Fardella nacque a Trapani il 29 luglio 1762 da Vincenzo Fardella Bluvier marchese di Torrearsa (figlio di Antonio Davide Fardella e Palermo e di Isabella Giuseppa fardella le Bluvier de la Rocq, notizia presa da atto notarile di Domiziano Adragna del 6 luglio 1768) e Teodora Fardella Tipa. Ad otto anni compiuti fu inviato dal padre alla regia Piaggeria di Napoli. A 18 anni era nominato tenente di cavalleria e dopo aver superato i successivi gradi militari conseguiva l'incarico di tenente generale. Nel 1794 partecipò alla battaglia dell'Adda contro le truppe napoleoniche e nel 1798, col grado di colonnello di cavalleria, prese parte alla battaglia di Orbetello. Nel 1820 e col grado di generale dell'armata siciliana, fu spedito a Messina per sedare i moti carbonari e l'anno dopo fu eletto direttore del ministero della guerra. Nel 1830 è ministro e segretario di stato borbonico della guerra e della marina. Giovanni Battista Fardella morì a Napoli il 6 novembre 1836, contagiato dal colera.


Bello e biondo:
Giovanni Battista Fardella (1762/1836)
generale e ministro trapanese della "Guerra e Marina"


Bello e biondo di aspetto, occhi ebbe cerulei, vividi e penetranti; nobilmente sdegnoso il suo spirito le insidiose lusinghe dell'adulazione non soffriva, anzi a cruccio moveanlo. Colto negli studi e delle arti belle amantissimo profuse in pro della sua terra natale un'immensa fortuna, e vi eresse a sue spese una libreria ed una Pinacoteca che arricchì dei suoi quadri; vi promosse un Liceo, una scuola di nautica, l'istituto delle fanciulle, il Lazzaretto, la piazza.(Vincenzo Mortillaro)

Sin dal tempo della prima abolizione della compagnia del Gesù, i cui padri aveano una biblioteca molto copiosa, che tenevano aperta al pubblico, mancava Trapani di una pubblica biblioteca. Tale mancanza era da tutti sentita, e il cav. don Giuseppe Berardo di Ferro propose al consiglio provinciale di aprire al pubblico la biblioteca degli Agostiniani scalzi di questa città, con dote della provincia e con un suo dono di 400 volumi. ll tenente generale Fardella si accinse ad effettuare questo progetto, facendosi egli il fondatore della biblioteca e provvedendo libri. Mancando un locale adatto, i nobili della confraternita dei Bianchi, ai l7 marzo 1826, fecero dono del loro edilizio di S. Giacomo; ed ivi la biblioteca cominciò a divenir pubblica nel febbraio del 1830, col titolo di FardeIliana. Nel 1864 vi si accoglievano circa tredicimila volumi, che costituivano una scelta collezione sui varii rami dello scibile. Di manoscritti ve n'avea sette in pergamena con miniature colorito, dorature ed arabeschi; quaranta altri in carta di vario sesto. Gl'incunaboli erano 159, diversi fra i quali aldini e rari. D'allora in poi quella raccolta fu cresciuta di altri 4000 volumi all'incirca in seguito all'abolizione delle biblioteche monastiche, che la misero in possesso di altri preziosissimi cimelj.
(Amato Amati)

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