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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Giuseppe Marco Calvino

Trapanesi illustri > Letterati - Dotti


le falsità del mondo
poesia composta dal poeta all'età di nove anni



Giuseppe Marco Calvino nacque a Trapani il sei ottobre 1785 da Giuseppe Calvino Via maggiore e Anna Patrico, figlia del notaio Carlo Patrico senior. Fin da giovinetto assaporava le opere buffe recitate nel teatro di San Gaspare frequentato dal padre e dai suoi zii materni (il notaio Gaspare Maria, l'avvocato Antonio, il giudice Michele e l'avvocato Giovanni Maria, quest'ultimi non solo zii ma anche cognati, avendo sposato rispettivamente Giovanna Scichili e Vita Scichili sorelle di Maria, moglie del poeta). Ogni anno i Patrico prenotavano le prime poltrone del teatro per assistere alle commedie ed opere di Piccinni, Goldoni e Metastasio. A nove anni compose "le falsità del mondo" (Perfido infido ingannator fallace/Mondo su cui sotto giace deluso/Quell'uomo il qual giammai trovar può pace/Nella sua falsità che ha sempre in uso).

Scrisse poemetti, tragedie, idilli e rime, ma è ricordato dal pubblico come autore delle "
Poesie Scherzevoli" pubblicate postume la sua morte, che tenne gelosamente custodite, tra le quali è famosa la "Meta a lu sticchiu". Tra le sue opere ricordo le "Elegie" pubblicate nel 1808, la tragedia "Ifigenia in Aulide" del 1819 e a seguire "Odi varie", le "Rime", "l'Industria Trapanese", "la Batracomiachia" in dialetto trapanese, gli "Idilli di Teocrito" e le "Odi di Anacreonte", il "Calzolaio di Alessandria della Paglia". Nel 1806 sposava Maria Scichili, figlia del ricco raiss Nicolò, che alla soglia dei suoi venerati settanta anni sposava in seconde nozze la giovane Maria Auci, per paradosso, giovanissima e forse procace zia "dell'aretino trapanese", amatore del siracusano Teocrito e di Bione di Smirne, dai quali trasse lo pseudonimo arcadico di "Talisio Smirnense".

Da Maria Scichili ebbe Nicolò rimasto celibe e Anna sposa dell'affermato medico salemitano Giuseppe Cascio Cortese. Si sa che gli morì un altro figlio, Giuseppe (altri dicono Leonardo) e una figlia probabilmente sepolta nella chiesa madrice di Paceco. Giuseppe Marco Calvino godette della stima di numerosi suoi concittadini e occupò diverse cariche pubbliche, quale di "
consigliere degli ospizi" e di deputato della "pubblica salute", oltre che di consigliere della provincia della Valle di Trapani. Partecipò ed è stato membro di diverse accademie: "dell'Arcadia, del Reale Istituto Peloritano, dell'Accademia Tiberina" e della "Civetta".

Morì il 21 aprile 1833, forse per un'infezione di tifo ed è stato sepolto nel convento della chiesa di "Gesù, Giuseppe e Maria" di Trapani detta dell'Itria.



i capitoli matrimoniali - trascrizione


Poiché il notaio ha previsto la possibilità di "…estrarre una o piu copie tanto ad essi signori contraenti quanto a qualunque altro da cui ne venisse richiesto, e ricercato" e comprensivo di "strumento ceterario", a tale fine si pubblica integralmente il capitolo matrimoniale, di Giuseppe Marco Calvino con Maria Scichili stipulato il nove febbraio 1806.




la legittimazione dell'avvocato Giuseppe Calvino minore


Anni prima, diversi attempati trapanesi, sia scapoli che di condizione agiata ed alcuni sacerdoti prossimi a partire per altri lidi, adottarono conoscenti ed amici come fossero stati figli propri, riversando loro il patrimonio fondiario ed immobiliare accumulato negli anni con rogito notarile di adozione e dopo con quello di donazione. Di diversa impronta legale, invece, è stata l'adozione di Giuseppe Calvino minore avvenuta nel 1814 nello studio di Gaspare Maria Patrico (1759/1824). Lo zio notaio, "lavava i panni sporchi di famiglia" e rogava il transunto dell'alberano (scrittura privata) stipulato tra Giuseppe Calvino minore (1787/1871) e il padre Giuseppe Calvino Via (1758/1837).




bernesco quanto basta

scrivere di Giuseppe Marco Calvino comporta uno studio approfondito delle opere e della sua vita. Dopo anni di ricerca, ho scoperto il suo contratto matrimoniale, le "controllate" relazioni affaristiche in qualità di mondulado della moglie Maria Scichili.




Lu seculu decimunonu poesia scherzevole


Qualsiasi accenno al poeta Giuseppe Marco Calvino si tramuta nell'istantaneo collegamento di poeta pornografico. E se tale è stato nel corso degli anni considerato dalla stragrande maggioranza dei suoi lettori, tale rimane. Le sue "poesie scherzevoli", custodite e pubblicate all'inizio del '900, sono rappresentazione buffonesca della società borghese del suo tempo mescolata nel falso dottrinale religioso e politico, di gente attaccata morbosamente al lucro e alla speculazione, insoddisfatta e presa dal tetro odore della morte che li ha sovrastati nel corso della loro vita. È il poeta che ha mischiato l'eros esaltato e lodato nella lingua madre, il dialetto. E non sono scampate al suo sarcasmo le timorate donne, che falsamente non si sottraevano al piacere; vere e proprie complici del godimento carnale, compiacenti nel favorire gli umori corporei.



l'accorato elogio di Giuseppe Cascio Cortese


Non c'è trapanese che non mai ha letto i versi scorrevoli delle sue "Poesie scherzevoli". Giuseppe Marco Calvino, poeta bernesco, era noto nell'ambiente della misera gente e dei suoi pari e non solo, nell'intera Sicilia e in Italia. Non sciorino qui le vicende, la sua biografia e le opere per presentare, al momento, l'affezionato e compassionato elogio scritto dal genero Giuseppe Cascio Cortese.



I capitoli matrimoniali


Nel libro, l'autore cita il nonno Nicolò e non il vero Marco, sconoscendo Nicolò Scichili, suocero del poeta. Lo troviamo attore nel capitolo matrimoniale rogato nel 1806, tra il ventenne Giuseppe Marco che prometteva promessa di matrimonio con la diciottenne Maria Scichili, orfana della madre Margherita Palumbo. Nicolò è stato confuso con un Don Marco, anch'esso possidente, vegetario, da noi accertato in più atti notarili nella seconda metà del Settecento.




il testamento


Da parecchi anni s'era alla ricerca del testamento dell'aretino trapanese anche per appurare se avesse un fondamento la leggenda popolare di ossicini riservati da Giuseppe Marco Calvino ai trapanesi. Ho scoperto il testamento nel 2004, casualmente come tante altre scritture archivistiche, nel quale il poeta proibisce ai figli e al genero di attuare "qualunque pompa funebre" e precisamente "il suono a mortorio delle campane", perché "gli onori che si tributano ne' funerali a morti non sono che una lusinga all'orgoglio dei vivi".





sull'Industria e sulle Rime


Ma l'intento particolare del marchese delle Favare era di comparire nella dedicatoria del poeta, e lui stesso lo scrive all'intendente che le stampe siano precedute da una dedica, di cui ha voluto l'Autore favorirmi.



elogi ad un poeta - prima parte


Lascio la parte critico-letteraria a chi compete per presentare il testo d'alcune lettere scritte da coevi amici di Giuseppe Marco Calvino su elogi e vicende relative alle opere del poeta.



elogi ad un poeta - seconda parte

In quegli anni Giuseppe Marco era conosciuto da diversi poeti e autori anche non siciliani e s'infittiva la sua corrispondenza epistolare con svariati loro consensi eccetto che per la lettera scritta dal pittore siracusano Giuseppe Politi, che non esaminava una lirica, un'ode o un sonetto del poeta trapanese, bensì esponeva la sua drammatica lite con il genitore, Padre tiranno, che aveva desiderio di ammazzarlo colle sue proprie mani come fatto in passato, ne' primi tempi de' Romani.



elogi ad un poeta - terza parte


La languitudine sovrastava e non sfuggiva alla satira del poeta. Dal 1822 al 1827, il conservatore filo-borbonico Giuseppe Marco Calvino produrrà opere classiche per la sua grande passione per i poeti latini, greci e neoclassici, ma anche "poesie scherzevoli" con le quali punge e ironizza su uomini e donne, "tutto casa e chiesa", inclini a ruffianate ed eros. Nel corso di questo proficuo periodo d'ispirazione poetica, Giuseppe Marco Calvino continuava la corrispondenza con letterati ed artisti, ai quali inviava copie delle sue opere. Giovanni Pietro Vieusseux complimentava le sue "Rime" rassicurandogli che avrebbe inserito i due volumetti nella sua "Antologia"; un tale Sartorio di Caltanissetta lo esortava a scrivere poiché tua avventurosa indipendente vita ti somministra aggio di continuare nella Carriera di amena letteratura; il pittore-poeta-scrittore Raffaello Politi lo sbulazza e scrive la sua missiva in un foglio in cui incise il suo autoritratto.




Elogi ad un poeta - quarta e ultima parte


presentiamo le ultime tre lettere che compongono quest'ultima parte dell'elogio al poeta. Nella lettera scritta da Raffello Politi si evince il loro affiatamento, amicizia epistolare e collaborazione. Nel 1829, Giuseppe Marco Calvino gli inviava il sonetto "per Agrigento" (ristampato dopo la sua morte dalla compagnia dei Filodrammatici di Girgenti) con il permesso di renderlo pubblico, dopo averlo presentato al sindaco agrigentino e all'intendente della valle di Trapani. Nelle due lettere scritte da Agata Amato in Barcellona, si apprende l'apprensione della poetessa catanese per il figlio Tommaso, giudice a Mineo e la stima nel riprendere l'amicizia interrotta con il poeta trapanese.


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