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Trapanesi illustri > Artisti
Giuseppe Milanti [figlio di Leonardo e di Rosa Castelli - n.d.r.] fiorì dopo la metà dello scorso secolo, cioè nel secolo XVII. Giuseppe avea per massima che chi và dietro agli altri non passa mai d'innanzi. Questa giustissima idea non gli faceva risparmiare fatica alcuna, né lo faceva sconfidare nelle più ardue difficoltà. Bramoso di muover bene le figure e di moderare la durezza dei secoli barbari, frequentava egli i teatri. Quivi osservava su i tragici, e su i comici, le attitudini, il gesto, la fisionomia, la fierezza, la nobiltà, il contegno s'una persona agitata da questa, o da quella passione. Le scene gli procurarono oltre a tutti questi vantaggi, quello del giusto movimento dei panni, tanto nell'eroico, che nel giocoso, e pervenne così a saperli saggiamente disporre su gli oggetti. L'anatomia in fine, la natura, la verità, la morbidezza delle carni potevano bene aumentare la fama di Milanti, e lusingare con giustizia il di lui amor proprio. La fratellanza di S. Michele ne volle contestare a Milanti il suo gradimento. Per dargli un segno non dubbioso del piacere, e della stima di quei lavori, situò sulla porta dell'antesegrestia, il rassomigliantissimo di lui volto, scolpito a mezzo rilievo, ch'esiste sin oggi ben conservato. (Giuseppe Maria Ferro e Ferro)
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