Trapani invittissima di Salvatore Accardi

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I parte

Trapani Sacra

La cappella dei Barbieri nella chiesa di Santo Spirito

Oltre cento anni prima, il ceto dei Barbieri ottenne la concessione di una cappella patronizzata nella chiesa di Santo Spirito dal sacerdote Blandano Amodeo e da Tommaso Abrignano giusto un legato testamentario del 1523. Come in altre scritture, anche in questa, il notaio descrive l'indigenza manifestata dai mastri barbieri a adempiere gli esercizi spirituali in luogo sacro e la proposizione di professarli nella cappella di Santo Spirito, dove seppellire i mastri defunti.

L'altra cappella dei naviganti della "Marina Grande" di Trapani


Tra le carte di un notaio trapanese scopriamo la scrittura con cui i capitani e i proprietari di navigli elessero amministratore il capitano Vito Gaetano per ampliare e decorare la cappella d'antica conformazione dedicata alle anime purganti di defunti sepolti nel fosso intermedio la porta austriaca e quella della Madonna, allora situata nelle vicinanze del castello di terra.

1728 - la cappella dei Massari nella chiesa di San Rocco

Quia Baiuli huius Urbis Drepani eorumque predecessores ab immemorabili sub auspicis Sancti Christophori eorum protectoris, al quale, annualmente, si celebra la festività, con solennizzare in massima pompa e con massimo dispendio finanziario la predetta festa nella piccola e vecchia cappella cum eiusdem Sancti figura picta quam detinerit in strada plani Sancti Rocci erigendo ante eam ecclesiam lignamine constructam sub approvazione ecclesiastica, ornando, musicam et musicalia instrumenta capiendo alique tripudia ad maiorum dicti Sancti eorum protectoris gloriam et dictas festivitatis pompam faciendo, desiderando habere cappellam in aliqua ecclesia, cercarono un luogo ove edificarla con incavo o fossa in cui seppellire i massari defunti e un'altra pro earum feminis e congregarsi pro earum animarum et cultura.

1624- 1625 i miracoli e le processioni dei Santi

Dal 7 agosto 1624 si porta in processione la statua di Sant'Alberto degli Abati in memoria del miracolo compiuto dal santo per aver liberato Trapani dal contagio della peste. Quell'anno i giurati confermarono il voto solenne fatto con giuramento nell'atto notarile di Pietro Cannizzaro. La delibera fu approvata da sei patrizi, dal notaio Antonio Migliorino e dal giudice Giovanni Ancona, il quale, in segno di riconoscenza propose l'acquisto di una tavola d'argento, del valore di quaranta onze, su cui far incidere l'effigie di sant'Alberto degli Abati e della Madonna di Trapani, plangia da collocarsi alla base del simulacro.

Relatione della Santissima Imagine marmorea di nostra Donna di Trapani

Riguardo la busta 14 abbiamo selezionato due scritture d'autore ignoto, che reputiamo di rilevante interesse antropologico, tradizionale e di marchevole devozione popolare nel periodo considerato, anche per le tre diverse attestazioni menzionate. In questo contesto trascriviamo per mera conoscenza i due documenti "sulla fondazione del convento e le relationi diverse della Imagine di nostra Signora di Trapani".

l'abbeveratoio dell'Annunciata

Il 15 aprile 1652, nel registro dei "copia lettere" del senato trapanese si annotò la missiva del duca Roderigo Mendoza y Roxas y Sandoval sulla manutenzione dovuta dai giurati trapanesi all'abbeveratoio e fontana costruiti anni prima dai padri carmelitani, nello spiazzo antistante l'ingresso della chiesa della Santissima Annunciata. Probabilmente l'attuale abbeveratoio che ammiriamo nella Via Conte Agostino Pepoli, non distante allora alla fontana nella quale i giurati decisero di apporre epitaffio e lo scudo con le armi di Trapani non è quello originario, in quanto, come mostrato nelle immagini, non si distingue l'antico simbolo della Drepani Urbis Invictissima (D.V.I.), bensì, è evidente quello della famiglia patrizia dei Sigeri Pepoli con la peculiare scacchiera, che probabilmente lo ricostruì infra ponendo il distintivo stilema della damiera di casata nei capitelli, che avvolgono i tipici archi chevron chiaramontani.

la processione della Madonna del 1858

Non impropriamente può dirsi essere la Madonna di Trapani la "Madonna della Marineria", che per secoli, ha abbellito la cappella della Vergine e l'ha condotta in processione per le vie della città.

il "lamperio" del duca Ossuna

Il vicerè incaricava don Mazziotta Sieri Pepoli, secreto della Città, a consegnare un lampiere d'argento del peso di dieci libbre e un'oncia (oltre tre chilogrammi) cesellato dall'orafo Francesco Sarmento, che v'incise la data: Palermo, 10 ottobre 1615. Era il suo personale dono alla Madonna di Trapani, che si collocava con gli altri nella Santa Cappella dell'Immacolata Vergine Maria Annunciata, per decoro della stessa, in infinito e in perpetuo ed in tale posto rimanere e non altrimenti.

tridui alla Madonna di Trapani di Fortunato Mondello

..., si fece a dire che i Trapanesi corrono al santuario, non per la divozione a Maria, ma bensì per mangiarsi in gennaro le pastinache, in luglio i cedrioli ed in settembre i poponi. Quindi volgarmente ciascuno di questi tridui ebbe il suo proprio significato, espresso con linguaggio vernacolo: lu triru di li vastunachi, di li citrola e di li miluna. Infatti, il popolo, dopo di avere resa la visita al Simulacro, se la svigna alacremente e si gusta i saporiti bocconi di una cena improvvisata. A sera tarda torna in città fra' canti, tutt'altro che religiosi.

l'elargizione per la costruzione della cappella dell'Annunziata


Il primo documento datato 1666 esamina sulla caritatevole azione di Carlo II, che tramite Marianna d'Austria, madre e tutrice, contribuiva alle spese per la costruzione della cappella dell'Annunziata, non smentendo la devozione degli Asburgo verso il simulacro della Vergine drepanitana.

Leonardo Orlandini e la Madonna di Trapani

Hora si scriverà della maggior gloria sua, del pretiosissimo tesoro, che è la bella, miracolosissima Imagine della Reina del Cielo, e della Terra, dono singolare, per cui più assai ricco et illustre è divenuto Trapani, che per addietro non fu: questa famosa Imagine è sotto nome dell'Annuntiata alla cui Santa Casa con molta devotione a gran concorso vengono ogni dì devoti peregrini di tutta Sicilia, d'Italia, di Francia, di Spagna, d'Alemagna, di Polonia, d'Ungheria, d'Armenia, di Babilonia, e d'altre parti remotissime della Cristianità a ringratiare, ad offerire, a pregare, et a sciogliere i voti per le ricevute gratie.

l'antico festino di mezz'agosto

sulla fiera di ferragosto, la corsa dei cavalli berberi, la processione delle bare delle maestranze, il rito del trasporto del simulacro della Madonna di Trapani, la calata della tila, l'apparato e altro ancora ...

la cappella dei fornai del 1693

Nel contratto di concessione della costruzione della cappella ed altare nella chiesa di S. Michele Arcangelo del 1693 è annotato l'atto di concessione del mistere all'arte dei pistori dalla Società del Preziosissimo Sangue di Cristo, avvenuta con scrittura redatta da Mario Xaggegi o Caggegi nel 1632. Dell'originario contratto non rimane alcuna traccia, poiché s'è persa la minuta del notaio Xaggegi del secondo semestre 1631 e del primo semestre 1632, motivo per cui potremmo rintracciarlo solamente se transuntato in altra scrittura notarile.

la cappella dei Fornai del 1802

Il capo mastro del senato trapanese promise di costruire la "cappella propria di detta Arte esistente nell'insigne collegiata chiesa di San Pietro arcipretale nella seconda navata da parte di mezzogiorno all'ingresso di detta chiesa, collaterale a quella di Santa Caterina col suo cupolino secondo il disegno ed uguale alla sudetta cappella di Santa Caterina, secondo le regole d'architettura".

la cappella dei Molitori del 1782

Sfatiamo il 1782 quale anno pertinente alla concessione del mistere di "Gesù dinanzi ad Erode" e del mistere detto "la Sentenza" con la pubblicazione del contratto rogato da Adriano Maria Venza, barone di Sant'Elia, il 13 novembre, corda archivistica 13846. Diamo una precisazione all'affermazione di Fortunato Mondello, che ha generato un errore che ancora si perpetua nella pubblicazione di testi sui Misteri di Trapani. Con l'atto citato la maestranza dei Molitori attestava l'esistenza di un contratto di concessione del menzionato mistere risalente a prima del 1782, redatto dal notaio Matteo Rosselli, e confermava l'avvenuta assegnazione della nicchia destinata a cappella dell'Arte nella chiesa di San Michele Arcangelo. I quattro consoli della maestranza, inoltre, diedero incarico a mastro Giovanni Battista Pisano a costruire la propria cappella da ultimare entro un mese dalla stipula del contratto.

La cappella dei Molitori del 1806

Lavoratori alquanti disgraziati, addetti alla macinazione del frumento, sorvegliati dal collettore di turno, chiusi in un edificio piramidale. Per anni tirarono avanti la loro dura vita e in quaresima si dedicarono totalmente al trasporto del proprio mistere: "Gesù dinanzi ad Erode". Nel 1806, la maestranza dei molitori trapanesi decise di realizzare la cappella della propria arte nella chiesa di San Pietro, non lontano dal loro Serraglio.

la cappella dei Pescatori


L'anno dopo, il 25 ottobre 1770, lo stesso notaio compilò l'apoca con cui il raiss dispose l'abbellimento della cappella del Sagro Misterio di detta Arte nella Venerabile Chiesa di San Michele Arcangelo. Il console incaricò il fabbro lignario Nicolò Mazziotta, tra il 1770 e il 1771, a rivestire con fodera di tavola e di legname la cappella con posa di legname di castagna per l'ossatura della stessa ossia landrone (andito) al costo di 2 onze e 25 tarì.

I taddemi di San Pietro e Sant'Andrea e la nuova cappella della Marina dei Pescatori

Nel 1765 i consoli della Marina dei Pescatori nominarono i nuovi deputati della loro chiesa sita nel quartiere del Casalicchio e designarono il tesoriere, che s'impegnò a custodire il tesoretto pro sagris servitijs et sollemnitatibus eiusdem Venerabilis Ecclesie Dive Marie Gratiarum. Su progetto di Luciano Gambina, i Pescatori decisero di abbellire la cappella di Sant'Alberto Abate e di costruirne una nuova.

la cappella degli Ortolani

Grazie all'appoggio dei consoli d'altre arti, che in quel frangente sostennero la causa dei seniari, gli stessi ebbero l'assegnazione di una nuova cappella dentro la chiesa del Carmine, del Venerabile Convento dei Padri del Monte Carmelo. Prima ancora che d'imperio i senatori obbligassero le maestranze a designare e ratificare i propri consoli rappresentanti, trovo in questo documento l'elenco d'alcuni mastri-consoli eletti quell'anno e curiosamente, incontro il console delli spatari e dei mastri di nuci, ceti che andavano scomparendo.

la cappella degli Scarpari


Avendo dovuto l'Arte de' Scarpari di questa Città di Trapani sotto li 25 dello scorso 8bre 1756: sollennizare la solita annuale festività de' riferiti Gloriosi Santi Crispino e Crispiniano, è prevedendosi da' Consoli della medesima sotto li 23 dello stesso lo apparecchio nella di loro propria Cappella dentro la Conventuale Chiesa di San Agostino di questa predetta Città, alla di loro Arte concessa sin dal 1498. si fù dal Molto Reverendo Padre Priore di detto Convento palesato che quante volte detti Consoli non voleano valersi de' Musici è Paratori del suo Convento, non intendea concederli il permesso.

la cappella dei Macellai e Beccaj


Anche l'arte dei Beccai chiese ed ottenne di partecipare con il proprio gruppo alla secolare processione dei Misteri e come gli altri, anche il loro rappresentato da "Gesù Cristo condannato a morte dall'ingiusto Preside" fu collocato nella nicchia della propria cappella nell'oratorio della chiesa di S. Michele.

1624 - sulla cappella e prima processione generale in onore di Sant'Alberto


... E per ragione di voto, d'elemosina e in nome della cittadinanza, i giurati destinarono per due volte l'elargizione di quaranta onze da pagarsi il primo settembre 1626 e 1627 per migliorare la cappella del Santo, con spostarne l'assetto simile alla disposizione della cappella di San Vito, cioè da est verso ovest, preservandone la sua cella e con obbligo di collocarvi lo stemma della città. E concordemente stabilirono che da quell'anno i futuri loro successori s'impegnassero ad organizzare il festino in onore di Sant'Alberto con le consuete luminarie e festoso apparato oltre la processione generale con intervento del clero.

il pitaffio su Sant'Alberto


Nel funesto 1624, quando la peste dilagava nella nostra città, l'amministrazione cittadina (giurati, sindaco e prefetto), deliberava la contribuzione di 40 onze annuali spendibili fino alla completa realizzazione della cappella del Santo nella chiesa dell'Annunziata

l'apparato della chiesa di Sant'Alberto del 1777

In Agosto e ogni anno nei secoli scorsi si predispose oltre l'apparato del palazzo senatorio anche quello del nostro concittadino e patrono Sant'Alberto degli Abati. Tra i tanti letti, proponiamo l'appalto dell'apparato della chiesa di Sant'Alberto, ora detta "chiesa degli artisti" e posta in Via Garibaldi, proposto nel 1777 da mastro Giuseppe Alionora all'omonima Congregazione.

sulla statua di Sant'Alberto della Marinella

la statua di Sant'Alberto della Marinella si trova nell'omonima chiesa dell'omonimo rione di Trapani. Nel corso dei secoli è stata rimaneggiata e restaurata, come ci risulta in una scrittura notarile del 1813. E' stata costruita dal ceto dei pescatori detto della "Marina piccola" e posta nell'altare della scomparsa chiesa della "Madonna delle Grazie" nella strada delli Biscottara. In questa stradina tuttore resiste alle ingiurie del tempo e alla vista di cattedratici trapanesi la cosidetta "mano del miracolo" del Santo compiuto nel lontano 1626, come ha testimoniato Benigno da Santa Caterina nel suo manoscritto dedicato alla storia di Trapani.

il digiuno e la processione di Sant'Alberto

Quell'anno la peste contagiò nuovamente i trapanesi che invocarono la protezione di Sant'Alberto degli Abati loro patrono. Regredendo il contagio, l'amministrazione cittadina gratificava l'intercessione tributando 40 onze annuali per trasformare in dammuso la cappella dell'ex cella di Sant'Alberto nella chiesa dell'Annunziata. In merito, disposero la processione annuale della statua argentata con la reliquia del cranio del Santo, forse istituita per la prima volta il sette agosto 1624 (conforme si farà hoggi), proclamando in suo onore il digiuno.


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