Trapani invittissima di Salvatore Accardi

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II parte

Trapani Profana

1866 - i caduti di Lissa

le necrologie dei giovani trapanesi annegati nell'Adriatico nel 1866 per riportarli nel ricordo comune. Di giovani strappati dalla sonnacchiosa Trapani ed asserviti ad un sovrano tollerato dai sudditi e noto alla maggior parte dei maldicenti come figlio di un certo "Tanca" macellaio toscano, dai tratti somatici dissimili dai paterni, soprattutto per la bassa statura.
Nel 1868, l'ufficiale di stato civile trapanese annotava nei registri di morte i decessi dei quattordici trapanesi che parteciparono alla sanguinosa fratricida battaglia navale di Lissa del 20 luglio 1866.

l'Anticristo, Enoc ed Elia

Pare che l'agostiniano scalzo trapanese conoscesse ed abbia assistito a similare rappresentazione sul "ludus de Antichristo" a Trapani, di cui non si ha alcuna traccia eccetto che un'indicazione su tale evento da noi trovata in una nota inserita in una scrittura notarile del 24 luglio 1771. Dalla descrizione "delle robbe di teatro" vendute da Giacomo Accardo al sacerdote Giuseppe la Bruna (ingegnere del senato trapanese) si evince che alcuni "sacchi" o toniche servirono ad attori che impersonarono l'Anticristo, Enoc ed Elia, a chi vestì "un mantello color celeste" e "quattro abiti all'ebrea".

l'antifonario nascosto

Esistono ancora "miniere da scavare" nei depositi degli archivi statali e particolarmente in quello di Trapani, dove spesso, si trovano antifonari usati dai notai come copertine per rivestire le proprie minute. Nel corso della nostra ricerca archivistica n'abbiamo riscontrato parecchi con neumi, di carta pecudina e ridotti in pessimo stato.

Preziosi spartiti di musica sacra di un Maestro di Cappella (Stefano Pollina)

Per i cultori di storia e di musica trascriviamo integralmente i due documenti a firme autografe (e con tacto pectore) dei citati prelati con l'augurio d'aver aggiunto una novità mancante nel panorama storico della musicologia e concertistica sacra trapanese.

l'opera buffa nel teatro San Gaspare

Da scritture notarili abbiamo estratto le vicende e gli avvenimenti di fine Settecento nel teatro di San Gaspare di Trapani, non tralasciando i contratti, le figure degli impresari, l'orchestra e le opere buffe e comiche perdurate fino alla soglia dell'Ottocento.

1840 il rinnovo del concorso della Commissione d'Antichità e di Belle Arti

Con manifesto a stampa, nel 1840 si rinnovava l'esposizione delle opere d'arte realizzate da pittori, scultori ed architetti presso la regia Commissione di Antichità e Belle Arti di Palermo. Nella parte introduttiva del manifesto, tra diversi noti artisti isolani si cita "un Tipa".

Per la missione in Roma di tre alunni siciliani onde perfezionarsi nelle arti belle

Nel 1842 la Commissione di Antichità e Belle Arti, rendeva pubblicamente noto il real decreto con il quale era indetto il concorso per studi di perfezionamento a Roma di tre studenti, che nel corso di quattro anni, avrebbero migliorato la conoscenza nella pittura, nella scultura e in architettura, con il godimento di una pensione per sei anni.

l'accordo tra due violini

Mazzetti, inoltre, lo gratificò concedendogli graziosamente la donazione di tutte le sue carte di musica d'ogni sorte che in tempo di sua morte in casa si troveranno in segno di tutta la riconoscenza, gratitudine, e benevolenza insieme, e così pure di patto, e non altrimenti. Ritroviamo l'anno dopo i due violinisti musici nelle rappresentazioni d'opere buffe nel teatro di San Gaspare di Trapani. ….

Cinque massoni tra i fondatori del teatro di S. Antonio di Trapani

cinque massoni trapanesi della Loggia la "Vittoria", insieme ad altri notabili, istituirono una associazione culturale per la rappresentazione di commedie e recite nella stagione 1772-1773. Trascrizione dell'alberano e notizie sui transunti per la messa in mora del pro secreto Salvatore Ferro.

1843 l'inventario delle opere artistiche trapanesi

Il 24 settembre 1843 l'intendente Filippo Laurelli pubblicava nel Giornale d'Intendenza di Trapani la circolare sulla "formazione di un inventario degli antichi monumenti di storia e d'arte". L'avviso riportava integralmente quanto disposto dal ministro Nicola Santangelo, che caldeggiava la conservazione e l'inventario delle opere artistiche presenti nei luoghi pubblici e nelle chiese, l'elenco di antichi monumenti con particolareggiata descrizione, e nel contempo, vietava a chiunque non fosse autorizzato a fare copia dei medesimi.

il notamento delle musiche sacre

L'autorità prescelta al controllo o all'innovazione non si limitava soltanto a ricomporre periodicamente il notamento e controllare i cosiddetti "libri proibiti", ma si prodigava anche a riordinare la conduzione della pubblica istruzione e di altri istituti, specialmente a controllare le casse delle abolite Opere Pie.

il simbolismo del notaio Anello Giacomo

… sembra che avesse desiderato far conoscere il sottile richiamo alla dottrina proclamata nel concilio di Trento per rafforzare la perfezione della simbologia cristiana …

I signa manuum dei notai della Val di Mazara (Trapani e dintorni)

la carrellata dei simbolici disegni e sigilli notarili dei notai della Valle di Mazara. Le allegorie e i sottili messaggi dell'estro notarile.

il capitolo degli ortolani del 1725

Nel 1725 l'arte degli ortolani rinnovava il precedente capitolo composto di solo 5 articoli con un altro di ben 21 norme. Alleghiamo alla trascrizione dell'intero statuto anche il commento di Benigno da Santa Caterina sull'antico rinomato ceto.

l'addizione ai capitoli dei pescatori del Casalicchio del 1764

Nel 1764, Vincenzo Caraffa redigeva i capitoli della maestranza dei pescatori presentati ai senatori trapanesi per la debita approvazione. L'associazione (repubblica) della Marina del Casalicchio enumerava ben ottantasette pescatori, che di comune accordo e con previa ampia discussione (parlamento) aggiungevano, allo statuto rogato da Leonardo Gioacchino Amico nel 1696, sei commi per regolare l'amministrazione e la gestione dell'ente.

la bara dei pescatori

La bara si costruì con l'impiego di tavole veneziane, di tavoloni di tiglio, di tavole d'abete e l'installazione di "quattro piduzzi". I mastri s'impegnarono di tornire otto colonne e di costruire capitelli e due palle. Per eseguire l'apparato Vincenzo Gambina impiegò trenta giornate, ventisei Saverio Solina, quattro Antonio Solina e ventotto l'intagliatore Giuseppe Bonfante.

i capitoli dei Custureri del 1619


Leggendo l'atto di concessione del mistere e i loro capitoli notiamo che con "sutor", non si identificava il termine di sarto (in latino "sartor") bensì l'espressione volgare di "custorere", parola forse derivata dallo spagnolo "costura -cozidura", ovvero di chi mediante la sutura o cucitura univa le stoffe. In latino la parola "sutor" significa "calzolaio" (cucitore di pellame) che negli atti notarili la troviamo indicata con "cerdone", che non ha alcuna attinenza alla radice francese di "caussetier" e dello spagnolo "calzonero".

la maestria sartoriale trapanese

Ancora non era tempo di sfoggiare una moda rigorosa e puritana, che puntualmente sarebbe arrivata nel corso d'alcuni anni e soprattutto dei lillara, quaquarelle e scicchignacchi mostrate da giovani educande trapanesi. Leggendo quanto descritto nel documento, si apprendono notizie sulle quotazioni di stoffe, sui termini sartoriali scomparsi, su creativi neologismi o espressioni del tipo: color sospiro di Monica.


1645 - I capitoli dell'arte muratoria


Un anno prima dell’unione della “Confraternita del Preziosissimo Sangue di Cristo” con la “Compagnia di San Michele Arcangelo” il 19 febbraio 1645, anche l’arte Muratori rinnovava il proprio statuto con atto rogato dal notaio Francesco Antonio Felice, che presenta diverse correzioni e depennamenti.
L’arte dei fabbricatori, rispetto alle altre maestranze trapanesi che veneravano i loro Santi protettori ed esercitavano gli esercizi spirituali congregandosi nelle assegnate cappelle delle diverse chiese sparse per le vie della Città, è stata l’unica a riunirsi nella propria chiesa dedicata ai quattro Santi Muratori Coronati.

Lo statuto dei barbieri trapanesi del 1650

Dal 1643 al 1653, inspiegabilmente, alcune maestranze stipularono o rinnovarono i propri statuti. Ben dodici maestranze concordarono le norme comportamentali all'interno delle rispettive arti riguardo l'elezione dei consoli, le modalità sulla regolamentazione del mestiere e sulla celebrazione della festività del santo protettore. Con l'approvazione dei senatori e conseguente registrazione agli atti del senato, gli statuti, detti "capitoli", divennero pubblici e solenni. Nel corso di dieci anni i senatori trapanesi approvarono lo statuto dei "Cubaitari, dei Seniari, dei Calcinari, dei Vasari, dei Tessitori, dei Curdaturi, dei Lignari, dei Barbieri, dei Corallari, dei Muratori, dei Bottegai e Venditori di fiori e di frutta". .....

1632 - I capitoli dei Bucceri

Nel 1632, il notaio Andrea Bascone redigeva la convenzione dei capitoli dei macellai, cioè quell'insieme di norme a carattere corporativistico che tutelarono, regolarono e difesero per ventiquattro anni gli interessi e l'attività di questo antico ceto. Lo statuto formato dal proemio e di dodici articoli è stato transuntato da Antonino Russo nel 1656, per volontà dei consociati, ora "fratelli", che modificarono anche il proemio.

Arte e maestria dei Calafati

La maestranza dei calafati e dei mastri daxia era la più riguardata tra le arti del recente passato; del calafato, che con il maguglio, maglio e paterosso impermeabilizzava gli scafi dei navigli, imbottiva con la stoppa gli interstizi e con il catrame o con la pece (di Odessa) le commessure dei fasciami.

Il capitolo dei corviseri del 1588

Nella riedizione del capitolo i mastri, comunemente detti "cerdoni", s'identificarono in calzolai con il termine "corviseri" e in "repezzaturi" con quello di ciabattini, riparatori di scarpe. Ciò costituì una distinzione dovuta, in quanto i calzolai lavorarono il cuoio, crearono e modellarono calzature lussuose (scarpe, stivali, pianelle ecc.) i ciabattini si limitarono a ripararle.

L'addizione al capitolo dei Corviseri

Nel 1607, i corviseri vietarono a qualsiasi mastro l'acquisto di pellame "vacchetta" dai mastri Antonio Lentini e Antonio Russello, probabilmente per loro concorrenza sleale all'interno della maestranza. Proibirono, inoltre, che il pellame estero si acquistasse direttamente dai vascelli esteri che approdarono al porto trapanese, eludendo la supervisione dei consoli autorizzati a determinare la qualità della "vacchetta".

Ratifica dello statuto del 1657

Nel registro degli omnia acta del senato trapanese del 1716 l'oggetto di un documento è segnato con una crocetta a matita nel margine sinistro. E non è la prima volta che notiamo simili segni soprattutto nelle scritture notarili dove alcuni passi del testo, per essere citerati o scritti con grafia pessima, sono stati contrassegnati da un punto interrogativo a matita da chissà quale sorta di studioso. Ciò che ha destato la nostra curiosità non è la lettura del capitolo dell'arte dei calzolai ratificato nel 1716, bensì il richiamo ad una lettera del 26 agosto 1620 inerente l'approvazione dei capitoli delle arti da parte dell'ufficiale del Tribunale del Real Patrimonio di Palermo.

l'addizione ai capitoli dei calzolai

Il 17 febbraio e l'8 maggio 1764, i mastri calzolai approvarono sei norme comportamentali già contemplate nel capitolo del 23 Aprile 1716 (trascritto negli "Omnia Acta" degli "Atti del Senato", al registro 281) e in quello del 3 Aprile 1652 rogato da Vito Gallo introvabile nella sua minuta. Lo statuto del 1764 esamina il comportamento degli associati il giorno della processione dell'Ecce Homo insieme agli altri gruppi dei Misteri e le norme che disciplinano la condotta di coloro che non vi parteciparono.

Il capitolo dei mastri Cappilleri

Tra gli artigiani trapanesi del Settecento ricordiamo il Cappillere, volgarmente detto Cappiddaru, che realizzava cappelli con feltro e varie lane ed in particolare i bicorni e i tricorni oltre l'usuale cappello del contadino o del comune cittadino. Benigno da Santa Caterina rammenta che tra le arti trapanesi "vengono appresso i Cappellieri, tra quali è molto degno di lode Giovanni Battista Maria Bartoli, che senza sortinoavesse da queste mura, eresse di sua propria Meccanica una Fabrica di Cappelli di Ottima Qualità. Rinnovarono i Cappellieri il suo Consolato nell'anno 1765 e lavorano in quattro Botteghe".

1628 - Il capitolo dei corallari

All’inizio del Seicento la maestranza dei corallari e scultori rinnovava il capitolo dell’arte composto di venticinque articoli. Lo statuto, rogato dal notaio Bartolomeo de Monaco il 26 maggio 1628 (giustappunto nove anni dopo aver avuto in affidamento il mistero detto “della sepoltura del nostro Salvatore”) annovera tra i firmatari Nicolò de Renda autore di “Cristo che porta la cruci in collo” e della “Prisa”, Pompeiano, Mirabile, Saporita, la Targia, lo Crasto, Pizzardo, Campiglia, Valenza e Magliocco, artisti che dimorarono nelle loro “case botteghe” nella strada detta “Corallari”, poi “Strada degli Scultori” e infine “Via Torrearsa”.

1751 - la modifica di un articolo dei capitula dei corallari del 1633

È evidente che i mastri corallari, nella fattispecie anche quelli detti scultori, tenessero in grande considerazione ed enfatizzata immagine il frutto della loro arte ...

Coralli e corallini trapanesi di Benigno da Santa Caterina

Benigno da Santa Caterina, alias Vito Catalano, non poteva non descrivere l'antica e profittevole attività dei pescatori corallini trapanesi intenti ad organizzare spedizioni in Barberia alla ricerca del corallo, con il quale i corallai hanno plasmato capolavori d'arte e migliaia di oggetti preziosi sparsi nell'intera Europa. Gente motivata ad affrontare i pericoli e la certa schiavitù, che con un cappellano, si trasferivano nel mare della Galita e di Tabarca (Tunisia) a razziare l'apotropaico "oro rosso". Luoghi antichi in cui stazionarono parecchi ligudelli liguri e napoletani, che facevano anche spola da Tabarca ad Alicante, Cartagena e Nueva Tabarca, in Spagna.

I capitoli dei mastri Cordari

Anche il ceto dei cordari contribuiva allo svolgimento della macchina marittima. Per secoli i mastri cordari sfilacciarono la canapa lisciandola, contorcendola e intrecciandola con lo spago per farne fune, indispensabili per gli ormeggi delle imbarcazioni, per le sartie e coffe dei vascelli e per l'attività delle tonnare. La stoppa di canapa grossolana, cardata e filata diventava un manufatto che i cordari vendevano ai calafati per carenare galere, vascelli, tartane, sagitte, brigantini, schifazzi e ligudelli.

Lo statuto dei Cubaitari del 1637

In genere si ha notizia che cubbaita (in altro termine detto cupata) proviene dall'etimo arabo qubbiãt o qubbãyt, con cui s'intende torrone mandorlato e aromatizzato oppure torrone croccante di sesamo e di miele. Ad ogni modo è un termine che indica qualcosa di forma quadrata come la cubba o cuba, con cui s'identificava il coperchio posto all'imboccatura di un pozzo o di una fonte d'acqua. Nel nostro territorio, ab antiqua memoria come dicevano gli antichi, con cubbaita s'intese il prodotto dolciario composto di zucchero e semi di sesamo, detto volgarmente cubbaita di giuggiulena.

l'arte dei mastri d'ascia

Dove un tempo sorgeva la chiesa di San Giuseppe, nel cosiddetto "Piano di Sant'Agostino", adesso insiste il fabbricato con il bar "Colonna". Era la chiesa dell'arte dei lignari e della "Compagnia del Patriarca San Giuseppe", descritta da Benigno da Santa Caterina nel suo manoscritto "Trapani Sacra" del 1812. L'arte dei mastri intagliatori era aggregata alla maestranza dei falegnami così come lo era quella del "fornaio e quella del Molinaro, cioè che fa li Molini e quella che si dice del Trombare che fa le tromme e remi". Come i fornai e i molitori condividevano l'affidamento del mistere detto "della coronazione di spine di Cristo" così

I capitoli delli patroni, portionarij e delli marinai

Con l'intervento e il permesso dei giurati trapanesi, i partionali e i marinai stilarono il capitolo di quattro essenziali norme, per servizio dell'Onnipotente Dio e in beneficio delle zitelle, orfane di marinai catturati dagli "infedeli" o deceduti in Barberia. In quel tempo continuava nel Mediterraneo l'azione piratesca tra cristiani e berberi, che combatterono efferati assalti ed abbordaggi con conseguenti vittime e razzia di bottino; e pur accadendo simili avvenimenti, seguitava lo scambievole commercio tra gli Stati e proseguiva l'iniziativa privata dei parenti, che nel riscattare il congiunto "cristiano", contraevano gravosi prestiti e ingegnose ambascerie per il suo ritorno in patria. ...

1775 - I capitoli dei Massari

"Una Staiti nobilita i Massari"

Con contratto pubblico, Benedetta Saveria Staiti Omodei e Sieri Pepoli trasferiva alla Communità dei Massari - Artis Bajlorum - l'ala destra della chiesa di Santo Spirito, che concedeva in perpetuo per poter ivi i massari esercitare gli esercizi spirituali, compreso il diritto di godere dei gioielli, l'uso dell'altare, della campana e dei paramenti religiosi.
I massari, per sé e suoi successori ottennero la chiave della porta d'accesso della chiesa e la prerogativa di due competenti Sepolture da cavarsi nel suolo di sudetta Chiesa, purché non toccassero la Sepoltura che in essa esiste de Patroni di essa Chiesa.


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