Trapani invittissima di Salvatore Accardi

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II parte

Trapani Sacra

la chiesa di San Domenico e la cappella di San Simone Giuda

La descrizione della cappella di San Simone Giuda e la narrazione sulla chiesa di San Domenico di Trapani nell'esposizione di Benigno da Santa Caterina e del patrizio Giuseppe Maria di Ferro, ampliata dalla trascrizione di frate Giustiani di Salemi compilata in un atto notarile del Settecento.

la chiesa di San Francesco d'Assisi

sulle immagini concesse dal sito www.trapaninostra.it ricostruiamo con le parole e la descrizione di Benigno da Santa Caterina l'intera struttura dell'antica chiesa e le opere d'arte ivi contenute

1272 - 1635 sulla famiglia Aiuto e loro cappella nella chiesa di San Francesco di Trapani

sulla chiesa di San Pietro di Trapani - edificazione, avvenimenti e dipinti

Dell'antica chiesa di San Pietro rimane la parvenza di un rifacimento strutturale ed architettonico non completato nel corso degli anni. Non avendo adeguate scritture che dimostrano il corso dei lavori, ci affidiamo alla descrizione dei due agostiniani scalzi non coevi, padre Benigno da Santa Caterina e Fortunato Mondello. I due prelati hanno esposto intorno all'edificazione della chiesa, agli avvenimenti fausti e religiosi e sui capolavori artistici tuttora ivi esposti.

la chiesa di S. Giovanni Battista di Benigno da Santa Caterina

Della chiesa di San Giovanni Battista rimane la configurazione parziale della sua struttura esterna interamente svuotata ed ora è solo un edificio qualunque, ristrutturato modernamente nel suo interno, che accoglie uno store e al fianco, l'omonima struttura scolastica delle scuole elementari.

l'incendio del tetto della chiesa di San Giovanni del 1631

Erano trascorsi due mesi dall'evento e il priore, nulla ricevendo per l'accomodo, si rivolse al vicerè duca d'Alburquerque sollecitando l'inerzia dei giurati e l'approvazione di quanto promesso, il quale li intimava ad ottemperare quanto concordato.

Il monastero e la chiesa di S. Maria del Soccorso descritta da Benigno da Santa Caterina

Il sesto Monastero, che molto risplende in Trapani è quello di Santa Maria del Soccorso detto volgarmente la Badia Nuova dell'Ordine Domenicano. Egli venne costrutto l'anno 1461 e fu dotato dal Cavaliere Don Giacomo Pepe trapanese di due fondi. Uno di questi viene appellato delli Lemmari e l'altro Burgensatico detto Casal Monaco. Si fondè questo Monastero nella Chiesa Greca detta di S. Sofia, ed anche al presente ne perdura il beneficio ed un quadrettino della Santa nella Cappella della Santissima Vergine del Soccorso. Contiguo a questa Chiesa vi era l'antico Ospedale di Sant'Angelo detto de' Catalani, sotto titolo di San Michele. Nella Chiesa Vecchia di detto Monastero vi era l'altare di esso Sant'Arcangelo. Nel parlatorio vi è nel tetto un immagine di San Michele.

la chiesa di San Nicolò di Mira descritta da Benigno da Santa Caterina

La seconda chiesa per antichità è quella di S. Nicolò Vescovo di Mira. Questa fu anticamente una chiesa greca fabbricata da Bellisario quando discacciò i Goti dalla Sicilia l'anno 535. Venne questa chiesa in progresso arricchita dalle reliquie di esso Santo titolare dal vescovo don Francesco Sanchez donate, come ancora delle altre di S. Cataldo Vescovo donategli l'anno 1628 dall'altro vescovo di Mazzara don Francesco Gozzato. In detta parrocchiale chiesa l'anno 1620 in giorno di domenica a 10 maggio 1a indizione, nel qual tempo si trovava madrice regente, venne istituita appresso la Città di Messina l'opera eccelsa delle Quarantore Circolari. In questa medesima parrocchiale chiesa a 5 aprile dell'anno 1564 vi fu riposta la venerabile statua marmorea di Maria Santissima di Trapani, allorché venne in Città per la quarta volta e per causa di alcuni movimenti che faceva il Turco contro questa nostra Patria.

la Compagnia e la Chiesa della Luce inedita descrizione di Benigno da Santa Caterina

Al posto dove si erge un alto fabbricato, un tempo sorgeva la chiesa detta della "Luce", nel quartiere di San Pietro e sull'omonima strada, contrapposta alla chiesa della "Grazia", non lontana dallo scomparso monastero di Sant'Andrea, dove ora insiste l'edificio scolastico delle scuole elementari. Abbiamo più volte letto parecchie scritture notarili sulla chiesa, sui rettori dell'omonima Compagnia e intorno alle vicende accavallatesi nel corso dei secoli ed abbiamo ampliato la nostra conoscenza in merito, dalle parole di Benigno da Santa Caterina. Nel manoscritto "Trapani Sacra" del 1812, l'agostiniano scalzo fornisce un'ampia e dettagliata spiegazione intorno alla chiesa e la Compagnia, nel paragrafo 7, capo settimo, sulle confraternite e compagnie di Trapani.

la chiesa dei Pescatori e dei Naviganti

Nel bastardello del notaio Vincenzo Caraffa leggiamo che il quattordici novembre 1769, si costruì nella chiesa della Madonna della Grazia una cancellata di pietra, su disegno presentato da Domenico Nolfo. L'artista predispose in carta l'opera poi realizzata dallo scalpellino Domenico Pinco che ottenne l'incarico del raiss Andrea Scardina e dal curatolo Antonino Piacentino, due de' consoli dell'Artis Marinae Piscatorum. Pinco percepì per la realizzazione della cancellata 13 onzi e s'impegnò a costruire una cancellata di pietra di buona macchia con piastrino con sua sola zucheriddina incastata della stessa pietra, cunturnare il portello della cancellata con suo ferro addorato e sua scalonata di sotto, secondo il disegno ed a beneplacito del scultore Domenico Nolfo, da farsi nella Chiesa della Grazia per lo totale finimento in febbraio 1772.


l a chiesa e la congregazione del Santissimo Sagramento di Benigno da Santa Caterina

Accadde fratanto in quest'epoca, che la divozione verso Gesù Sagramentato si andava di tratto in tratto intepidendo nel cuor de'fedeli trapanesi e specialmente nelle ore incommode che si frapongono tra il mezzodì e vespro, per cui tante volte accadeva che in questo fratempo, quasi se ne restava solo il Santissimo Sagramento esposto e senza adoratori. Essendo infatti passato un dì un reverendo sacerdote ed entrato in chiesa per adorare la Santissima Eucarestia, si accorse altro non esservi in quella sacra maggione se non se il sagrestano ed un cane buttato per terra e quasi in adorazione. Questa sorpresa penetrò di maniera quel reverendo ecclesiastico, che uscito dopo la solita visita, si portò di un subito ad abbordare alcuni devoti cittadini a quali fece palese una tale mancanza. Fece in vero tale impressione questo discorso nel cuore di que' fervorosi cittadini, che sin d'allora stabilirono unirsi in società e fondare una congregazione, il di cui istituto fosse quello appunto di portare avanti il culto verso Gesù Sagramentato e specialmente di ossequiarlo in quel tempo, in cui può raggionevolmente tenersi di meno frequenza il popolo, quale appunto è quello di mezzo dì e vespro. L'anno dunque 1718 fu fondata questa fervorosa congregazione del Sagramento.

la chiesa della Madonna dell'Itria da Benigno da Santa Caterina

Esternamente si presenta con le sue scolorite colonne e portale. È una chiesa che sembra esser stata dimenticata nella sua stantia apparenza. Eppure, in passato, era il perno della visitazione pastorale ed ecumenica della strada nobiliare di Rua Nueva. Per non restare un compiaciuto oblio e si perpetui alla gioventù trapanese, si trascrive la puntigliosa descrizione di Benigno da Santa Caterina che vi dimorò per molti anni della sua vita monastica.

la chiesa del Carmine


Visitando la chiesa del Carmine, recentemente riaperta al gaudioso pubblico trapanese, ci si accorge di entrare in luogo spoglio e a prima vista privo d'architettura, con arcata e colonne disposte quasi a casaccio, non ben sagomate ed allineate. I dipinti, privi di menzione e di dicitura, sembrano vuoti e scoloriti; la stessa percezione d'opacità si avverte guardando gli affreschi e gli stucchi ottocenteschi disposti a cassettoni. Eppure, anche se non artisticamente eccellente, un tempo appariva diversa da come la vediamo. Proviamo a ripercorrere virtualmente un irreale tour all'interno della chiesa come si presentava agli occhi dell'agostiniano scalzo Benigno da Santa Caterina, nel 1812.

le reliquie dei Martiri di San Lorenzo

Gli antichi martiri rappresentavano figure d'alta valenza riconducibili all'esaltazione dell'eroismo e del sacrificio e della fermezza contro la sofferenza e la morte. Non a caso, ad esempio, troviamo la risolutezza dei lavoratori giornalieri trapanesi detti jurnateri, che nel 1612, scelsero come loro santo protettore il mistere di "Cristo che porta la cruci in collo" realizzato da Nicolò de Renda. Quel 2 giugno 1543, il reverendo Vito de Pace e Leonardo de Forte Leone, cappellani della chiesa di San Lorenzo, ritiravano le reliquie dal canonico mazarese Francesco Vento

la chiesa di San Lorenzo


Benigno da Santa Caterina ha descritto in modo impeccabile l'interno della chiesa di San Lorenzo. Nel corso dei restauri di fine Settecento ed inizio Ottocento voluti dal ciantro Diego de Luca, l'agostiniano scalzo diresse la posa degli affreschi dipinti dal pittore palermitano Manno.

Chiesa e Monastero dell'Addolorata

Benigno da Santa Caterina (nella sua "Trapani Sacra") ha tracciato una preziosa testimonianza sulle chiese, sui monasteri e sulle congregazioni trapanesi. Non poteva mancare nel suo manoscritto la descrizione della chiesa e del monastero dell'Addolorata fondata da Maria Napoli Omodei nel lontano 1691.

Che non si vada innanti la fabrica della Madonna del Calvario nel Petro Palazzo

Recentemente sfogliando il registro 83 dei "copia lettere del Senato di Trapani" (B.F.T.) rileviamo che proprio in quel posto e nel 1643, i Padri Filippini iniziarono la costruzione della fabrica della chiesa della Madonna di Monte Calvario nel Petro Palazzo notizia non riportata da alcun autore o scrittore trapanese nelle loro cronache. In effetti, quella fabbrica non andò "innanti" per come venne intimato da Palermo il tredici luglio di quell'anno con richiesta scritta da don Francesco Tamajo al Regio Tribunale del Real Patrimonio il Capitano d'Arme, il quale espose che la fabrica che pretendinofare li Padri di Sancto Nicolò Tolentino nel loro delle pietre di Petro Palazzo è dannosa notabilmente pella fortificazione, per esser vecina alle mura e che pio potria essere la Città da nemici danneggiata a prenderi la strada per andar carrozze et scaro per accostar barche, da che potria anco esser danneggiati il Convento de' Cappuccini tanto vicino.

la scoperta delle "Santuzze siciliane" nella chiesa del Collegio dei Gesuiti di Trapani

Una delle sette statue "sepolte" nei muri della chiesa del Collegio dei Gesuiti, Santa Lucia, è stata mostrata alla cittadinanza nel servizio televisivo di TeleSud3 il 23 settembre scorso. Con molta probabilità sono le statue accennate dall'esimo scomparso professore Antonio Buscaino nel suo libro "i Gesuiti di Trapani" presentato al pubblico nella conferenza del 7 luglio 2007. Non volendo aggiungere altro, lascio questo scritto come una spigolatura alla notizia messa in onda da TeleSud3, alla quale va il nostro plauso e ringraziamento per le immagini che abbiamo trasformato in foto, di esclusiva proprietà dell'ente emittente.


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