Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Misteri in processione





Sono un drago, ma non temere, perché la tronca coda ti dice che sono privo di insidie e di veleno


Nel periodo di piena attività del Santo Uffizio, il sacerdote Principio Fabrizi di Teramo (1546-1618) magnificava l'operato di papa Gregorio XIII (1502-1585). Indossando un ideale manto poetico, con la sua opera, Fabrizi alludeva alla simbologia aulica del "drago" araldico di Gregorio XIII e lo comparava al suo valore sacro-idolatro similare a quello di San Michele Arcangelo, d'Adramelech, di Mercurio, di Marte, di Remphan e d'altre deità.





Compendio di Trapani Antica di Gaetano Moroni


E' una pagina tratta da una dissertazione di Gaetano Moroni sulla Trapani Antica, dalle origini fino al regno di Francesco II dei Borbone di Napoli. L'autore narra gli avvenimenti salienti della Città e i personaggi succedutisi negli eventi di maggiore importanza storica, non tralasciando date e considerazioni.

Nel 1516 dagli Aragonesi, Trapani e la Sicilia passò nel dominio di casa d'Austria, mentre per l'odio contro il vicerè Moncada insorse Trapani, e poco dopo soggiacque ad altri disastri per le dissensioni delle primarie famiglie de' Fardella e Sanclemente. Carlo V imperatore e re delle due Sicilie, vittorioso per le conquiste fatte sul regno di Tunisi, dopo aver fiaccato l'oltracotanza barbaresca, venne per la prima volta nell'isola nel 1535, e giunse in Trapani a' 20 agosto, alloggiando nel palazzo de' Chiaramonti, poi passato in proprietà alla distinta famiglia de' Pepoli. L'entusiasmo della popolazione fu grande, indicibili le dimostrazioni festive. Oltre il narrato dono, altro ne fece alla parrocchia di San Pietro d'uno stendardo di broccato e di oro, e al convento dell'Annunziata diè due porle di legno coperte di ferro, che pure avea recato da Tunisi. Giurò indi nella chiesa di Sant'Agostino, duomo della città, l'osservanza de' suoi privilegi. Perciò sotto al favore di questa grazia, si pose intorno al sigillo delle armi della città l'epigrafe:

DREPANUM CIVITAS INVICTISSIMA IN QUA CAESAR PRIMUNT JURAVIT






Il sarcasmo di William Henry Smith
(INEDITO)


L'eccessiva dimostrazione devozionale può generare idolatria. Nel 1824, William Henry Smith dando alla stampa la sua "Memoria descrittiva delle risorse, abitanti e idro geografia della Sicilia", approfondiva in diversi capitoli la propria conoscenza sui costumi e sulle contraddizioni dei Siciliani. Dopo aver esposto sulle istituzioni religiose e sulle confraternite, l'esploratore esprime il suo sarcasmo nel mostrare alcune analogie pagane nella religione cristiana. Il brano da noi tradotto, mostra lo Smith profondo conoscitore dei riti sacri di purificazione e delle offerte a deità dell'antica Roma. Lo scrittore raffronta e n'addita l'antica somiglianza con la religione cristiana e critica la credenza popolare di quel tempo. In modo esagerato, disapprova alcuni riti sacri e la credenza nei santi confrontandoli con quelli pagani. Sostenitore della primaria cristianità avulsa a decadenti processioni penitenziali e propiziatorie ancora celebrate, Smith afferma che le sue osservazioni, sebbene rigorose, sono il risultato della sua attenta considerazione "non dettata da un sentimento indisponente o intollerante" (not are they dictated by any unfriendly or intolerant feeling).

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