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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Sarti

Trapani Invittissima > Capitoli Maestranze

i capitoli dei Custureri del 1619

Leggendo l'atto di concessione del mistere e i loro capitoli notiamo che con "sutor", non si identificava il termine di sarto (in latino "sartor") bensì l'espressione volgare di "custorere", parola forse derivata dallo spagnolo "costura -cozidura", ovvero di chi mediante la sutura o cucitura univa le stoffe. In latino la parola "sutor" significa "calzolaio" (cucitore di pellame) che negli atti notarili la troviamo indicata con "cerdone", che non ha alcuna attinenza alla radice francese di "caussetier" e dello spagnolo "calzonero". Alla luce di queste differenziazioni d'espressioni linguistiche, i notai adoperarono il termine dialettale "custorere" che troviamo menzionato nello statuto innovato dai sarti nel 1618 e nelle addizioni ai capitoli redatti nel 1773. Il loro statuto consta di quindici articoli inclusi il proemio con norme poco costrittive.

la maestria sartoriale trapanese

Ancora non era tempo di sfoggiare una moda rigorosa e puritana, che puntualmente sarebbe arrivata nel corso d'alcuni anni e soprattutto dei lillara, quaquarelle e scicchignacchi mostrate da giovani educande trapanesi. Leggendo quanto descritto nel documento, si apprendono notizie sulle quotazioni di stoffe, sui termini sartoriali scomparsi, su creativi neologismi o espressioni del tipo: color sospiro di Monica.

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