Nuova Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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scritture notarili

Trapani Invittissima


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Scritture dell'Archivio di Stato di Trapani



L'onza e il ducato; il grano e il picciolo
(INEDITO)

Mancavano pochi mesi allo scoppio della rivolta del 1820 e conforme all'indirizzo d'innovamento amministrativo seguiva quello di riassetto sull'unità monetaria nell'intero regno. Il 6 marzo 1820 l'amministrazione borbonica promulgava in nome del re la legge che unificava la moneta del regno: il ducato. Il rinnovamento non è stato ben accolto dalla misera popolazione abituata da secoli a sostentarsi con i piccioli e che da quell'anno doveva aderire a racimolare un gruzzolo di vecchia moneta per avere alcuni nuovi grana. Queste due minori unità monetarie sono rimaste nel lessico dialettale e tuttora volgarmente si usano nel minuto parlare nell'intendere il denaro minuto. Piccioli nel linguaggio trapanese, rana (contrattura di grana) in quello alcamese e dintorni.





Intorno l'ospedale di San Sebastiano

(INEDITO)

Le rispettose dimostrazioni di amore del popolo Trapanese, non si limitarono soltanto all'augusta persona di Carlo. Quei sentimenti, che manifestava la pubblica gioja, non erano marcati dagli sterili tributi d'un entusiasmo più di trasporto, che di saggezza. Si estesero essi ancora alla di lui armata, e coi più manifesti segni di cuor tenero, e generoso. Trapani formò all'istante un ospedale per quei soldati infermi, feriti, o affrontati da un funesto languore.



Il capitolo dei mastri Cappilleri
(INEDITO)

Tra gli artigiani trapanesi del Settecento ricordiamo il Cappillere, volgarmente detto Cappiddaru, che realizzava cappelli con feltro e varie lane ed in particolare i bicorni e i tricorni oltre l'usuale cappello del contadino o del comune cittadino. Benigno da Santa Caterina rammenta che tra le arti trapanesi "vengono appresso i Cappellieri, tra quali è molto degno di lode Giovanni Battista Maria Bartoli, che senza sortino avesse da queste mura, eresse di sua propria Meccanica una Fabrica di Cappelli di Ottima Qualità. Rinnovarono i Cappellieri il suo Consolato nell'anno 1765 e lavorano in quattro Botteghe".



su galanterie e giogali d'altri tempi

Sul finire del 1700 l'antica arte orafa trapanese s'imponeva ancora con notevole presenza nel mercato insulare. In città, abili mastri e i garzoni di bottega modellavano oggetti in oro, in argento e di corallo commissionati e prevalentemente dall'agiata classe di negozianti e patrizia ed anche dalla "povera gente", giogali elencati negli inventari di defunti e negli atti dotali. Un voluminoso fascicolo sarebbe non capiente a contenere le descrizioni degli oggetti creati dalle mani di questi valenti artigiani annotati con perseveranza anche nei loro particolari libri approvati dai consoli e dai mastri orafi trapanesi succedutesi nei secoli.



prego ... barba e salasso



Non sempre chi acquisiva l'arte (dopo un generico apprendistato quinquennale) rimaneva nella bottega luogo dell'apprendimento; a volte, capitava che il novello mastro rinunciasse a collaborare con il suo capo-mastro istituendo la propria.


esimersi dal sempre mortifero vajolo

Il compito appioppatogli non era proprio di suo gradimento e non si capacitava della nomina a deputato della "Deputazione frumentaria" deliberata dai senatori trapanesi, con sorvegliare la pubblica somministrazione del frumento e d'invigilare sul peso e la qualità del pane.




La relazione del 1805 sulla Colombaia di Trapani
(INEDITO)

Nata e concepita dall'architetto Giovanni Biagio Amico nel 1747, la lanterna ovvero il faro posto sulla sommità del torrione ottagonale del castello della Colombaia, propagava una luce fioca sul porto. Sei anni dopo, a causa di una grandinata che distrusse alcune vetrinette, l'ingegner Antonino Alberti rimediava al danno facendo installare nella lanterna alcune grate bordate in rame incastonate nei telai delle vetrate. Essendo esposta alle intemperie, nel 1806 si modificava il comignolo e la struttura ricoperta di "lamine di piombo per la perpetuità ed esentare il fanale dai fulmini" su progetto di Giuseppe Gambina. Tra le pagine del progetto abbiamo scoperto il disegno della nuova lanterna realizzato da Gambina, inserito tra le pagine della relazione, che pubblichiamo per la prima volta in questo sito.



sulla dotazione delle orfanelle
(INEDITO)

Per porre rimedio alla spinosa questione, e nella speranza che la figlia potesse "collocarsi in matrimonio" per non restare nubile tutta la vita, Rosaria scriveva ed esortava l'intendente della Valle di Trapani invitandolo a pressare sui consoli per ottenere la concordata corresponsione. Questi mantenevano a parole l'adempimento alle addizioni rogate nel 1772 sull'imbussolamento e l'estrazione a sorte per maritaggio delle Donzelle Vergini, figlie delli Maestri della propria Arte, viventi o defunti, che non abbia meno di anni tredici di età. Di quella dote, che consisteva nell'originario pagamento di quindici onze nei tre giorni precedenti lo Sposalizio da farsi in faccia della Chiesa, si attestava la relativa apoca notarile. Ricordiamo che il sorteggio avveniva ogni tre anni, in occasione dell'annuale commemorazione di Sant'Omobono patrono dell'arte e il giorno tredici novembre, per dare modo ai consoli di raccogliere il capitale necessario alla costituzione della dote



I funerali munifici e imitativi

La sistemazione gerarchizzata della società trapanese di fine Settecento si manifestava anche nella celebrazione dei riti funerari e nelle sepolture. Se a ricordo della gente "comune" i rispettivi cari non hanno potuto lasciarci, per risarcire la loro mancanza nel ricordo eternale del defunto, lapidi o epigrafi, né epitaffi o necrologi in memoriam (questione questa che sarà compiutamente affrontata nell'Italia "dei Sepolcri"); di nobili e patrizi, signorotti altoborghesi e mercatanti c'è rimasta sostanziale testimonianza anche quando, se non fecero della loro ultima sede un monumento, organizzarono cerimonie funebri minuziosamente ultracurate, di cui c'informano puntualmente le nostre fonti.



Cinque stelle per Domiziano

Tutta la città fu sottosopra appena chiarito il mistero e conosciuto l'autore del misfatto. Con una processione, il corpo fu portato alla vicina chiesa di S. Croce, mentre ogni persona, piangente, accorreva a baciargli i piedi e a raccomandarsi alla sua intercessione.



l'ospedale di Sant'Antonio Abate Viennese

In due scritture rogate dal notaio Saverio Cognati apprendiamo che sul finire del Settecento la consueta procedura d'elezione dei rettori era stata sostituita da altra più innovativa gradita al Gran Maestro, Dio Guardi, Ferdinando IV Borbone, con la quale si scombinava il solito gioco di spartizioni di compiti e di incarichi, impedendo ai senatori trapanesi di eleggere rettori a loro piacimento.


la bara dei Barbitonsori

Più volte abbiamo esposto sulla processione delle "Bare" che si svolgeva in agosto. Ma non abbiamo mai presentato un contratto relativo alla costruzione della "Bara", vale a dire della "vara" nella quale ogni ceto esponeva l'insegna del proprio santo protettore. Per mera curiosità e per chi ha la pazienza di leggerlo tutto fino in fondo, presentiamo l'obbligazione contratta da mastro Vincenzo Gambina a favore dell'arte dei barbitonsori dell'undici gennaio 1783


sul conto del famigerato Giuseppe Mazzini
(INEDITO)

In quel periodo Mazzini affrettava i preparativi per ritornare a Londra, dove in seguito incontrava il temerario Giuseppe Garibaldi per definire il secondo pre concordato ciclo dell’organizzato insorgimento del 1860. Quattro mesi dopo aver compiuto quarantanove anni, il considerato “agitatore” entrava nel mirino della polizia borbonica. .....


ovunque la bandiera
(INEDITO)

Ovunque andassero, doveva sventolare la bandiera! Questo il perentorio avviso della casa reale dei Borboni di Napoli



... per non incorrere con notabile discapito delle loro anime
(INEDITO)

La tassa più odiata e vessatoria imposta ai cittadini era quella sul macino del grano, primaria fonte d'incasso dei regi donativi, stabilita dal parlamento siciliano il due giugno 1564. Periodicamente abbiamo letto i resoconti patrimoniali sull'esazione di questa gabella, la prima in lista fra le altre imposte, seguita per introito solamente dalla tassa sul lotto, seconda primaria fonte d'introito, come riscontriamo in atti e transunti notarili e nei documenti ufficiali della Secrezia di Trapani (A.S.Tp), nel corso della nostra decennale ricerca. Nella rabba frumentaria del Cinquecento la distribuzione gratuita del grano ad indigenti trapanesi era devoluta anche a prelati e mercanti e non era stata di monito la rivolta del 1647 e del 1671, cosiddetta della "fame", a contenere il prezzo del pane lievitato quasi del 50% e la truffa costantemente esercitata dalle citate benestanti classi a danno della comune plebe siciliana.


l'organo di de La Valle nella chiesa di San Nicola di Mira
(INEDITO)

Il 25 giugno 1612, Don Francesco de Accaira (spesso incontrato nelle scritture di Luciano Costa e forse fratello di Giacomo, tesoriere del senato trapanese) cappellano dell'antica chiesa di San_Nicolò_di_Mira di Trapani (posta nell'omonimo quartiere che anni prima ospitava lo Steri, l'odierna prefettura) desiderava fortemente la posa di un organo eccezionale nella sua chiesa, costruito con accuratezza e perfezione. Anche i rettori dell'Opera del Santissimo Sacramento si associarono all'ardore del cappellano ed insieme contattarono l'organaro Raffaele la Valle per la costruzione di un organo di dodici palmi di mostra, ovvero con la canna centrale maggiore degli odierni otto piedi e le altre di diciannove palmi di tono, probabilmente di piombo, "messe in note" a destra e sinistra dell'organo.



l'organo della chiesa di San Pietro

Nell'antica chiesa arcipretale di San Pietro, il palermitano Francesco La Grassa realizzò un organo che fu posto tra gli archi della cantoria; il più complesso strumento costruito in Europa ed orgoglio dell'intera popolazione trapanese. Contrariamente a quanto asserito da alcuni storici, la Grassa non è stato l'unico artefice della costruzione dell'organo, in quanto, si avvalse dell'opera di un decoratore marsalese che ha dipinto l'organo e l'intera prospettiva. L'indoratore Andrea Genco, naturale della Comune di Marsala, ritrovandosi di passaggio è stato incaricato a pittare la intiera prospettiva dell'organo che attualmente stà costruendosi, con fare in essa prospettiva la indoratura e pittura.



l'aromateria del Monte di Pietà
(INEDITO)


Tanti medici esercitarono la professione di dottore fisico di dottore chirurgico nell'ospedale di Sant'Antonio Abate, in quello dei Pellegrini e dei Convalescenti, nell'ospedale militare di San Sebastiano e nel Reclusorio delle Donzelle Orfane gestito dal Pio Monte di Pietà, fondato a Trapani nel 1542, con il compito di elargire la pubblica beneficenza agli indigenti. Per secoli il Pio Monte di Pietà è stato amministrato da cinque nobili rettori, che sono stati eletti per la prima volta nel 1545, ciascuno in rappresentanza dei cinque vecchi quartieri di Trapani: Biscottari, Giudecca, Rua Nueva, Loggia e Botteghelle. 2 Sul finire del XVIII secolo, i rettori passarono da cinque a tre in rappresentanza dei tre nuovi quartieri della città: San Lorenzo, San Nicola e San Pietro. 3 L'assistenza sanitaria si attivò nell'orfanotrofio e nel Monte di Pietà dove fiorì l'arte medica ed aromataria. Le aromaterie, in seguito dette farmacie, consistevano in piccole botteghe con stanze antistanti, nelle quali provetti aromatari manipolavano e mischiavano erbe medicinali e altre sostanze: diversi unguenti, pomate, pillole e sciroppi definiti a volte miracolosi.


il palio dei cavalli barbari


cannonati e muschittiati nell'isola di Formica


la deputazione degli Artisti


un altro modo d'amore


La pena e lo scoramento di una badessa


l'incauto precettore


Scudi e lapidi


l'opera buffa nel teatro San Gaspare (INEDITO)


Da lì Monsignor dominò la Valle


"Dio perdoni al cantico che nel dolor mi uscì"


L'effimero contendere


"Perfido, infido ingannator fallace"


Compendio di scritture notarili


La lascivia di un monaco stupratore


Il sigillo della lettera nascosta


Le inevitabili modifiche alla lanterna della Colombaia


Il tesoro di Piano San Rocco




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