Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

Cerca
Cerca

Vai ai contenuti

Menu principale:


scritture notarili

Trapani Invittissima




Scritture dell'Archivio di Stato di Trapani




1771 La soppressione del barbaro costume di bullarsi nelle carni li bambini illegittimi

Non esistendo l'ufficio d'anagrafe, istituito ufficialmente nel 1820, per riconoscere e distinguere un proietto si marchiava con un bollo cancellabile una parte del suo corpo. Accadeva, che togliendo il "marchio" di un proietto deceduto ed apponendo simile bollo con un falso sigillo su di un altro bambino, si brogliava la Deputazione de' Proietti, che ignara proseguiva la corresponsione del sostentamento e dell'allattamento del proietto deceduto riconosciuto vivente.



il pane di munizione

Nelle minute notarili e tra faldoni della Secrezia troviamo suppliche e richieste di sostentamento d'alcune donne, per il più vedove, che ridotte in miseria chiedevano aiuto alla sovrana maestà Ferdinando IV di Borbone.



cartografia della tonnara di Bonagia


primo cinquantennio del Settecento - cartografia della tonnara di Bonagia e inventario delle reti della pesca del tonno




l'antifonario nascosto

Esistono ancora "miniere da scavare" nei depositi degli archivi statali e particolarmente in quello di Trapani, dove spesso, si trovano antifonari usati dai notai come copertine per rivestire le proprie minute. Nel corso della nostra ricerca archivistica n'abbiamo riscontrato parecchi con neumi, di carta pecudina e ridotti in pessimo stato.



1616 - Isabella, la schiava negra prediletta del vicario foraneo

In atto di rendere l'anima al Sommo Creatore, anche un potente vicario foraneo scioglieva il vincolo terreno e si preparava all'estremo sorpasso, probabilmente destinato in antro dove espiare colpe accumulate nel corso della pia vita ecclesiale.




1840 il rinnovo del concorso della Commissione d'Antichità e di Belle Arti

Con manifesto a stampa, nel 1840 si rinnovava l'esposizione delle opere d'arte realizzate da pittori, scultori ed architetti presso la regia Commissione di Antichità e Belle Arti di Palermo. Nella parte introduttiva del manifesto, tra diversi noti artisti isolani si cita "un Tipa", senza ombra di dubbio il trapanese Alberto Tipa, che tenne gelosamente fino alla morte la statua in avorio nata dalle sue preziose mani, ovvero il "San Michele che discaccia i demonj", donata nel 1801 dagli eredi a Ferdinando I Re delle Due Sicilie



1843 l'inventario delle opere artistiche trapanesi

Il 24 settembre 1843 l'intendente Filippo Laurelli pubblicava nel Giornale d'Intendenza di Trapani la circolare sulla "formazione di un inventario degli antichi monumenti di storia e d'arte". L'avviso riportava integralmente quanto disposto dal ministro Nicola Santangelo, che caldeggiava la conservazione e l'inventario delle opere artistiche presenti nei luoghi pubblici e nelle chiese, l'elenco di antichi monumenti con particolareggiata descrizione, e nel contempo, vietava a chiunque non fosse autorizzato a fare copia dei medesimi. La sorveglianza e l'applicazione di quanto disposto nel decreto era affidata ai sindaci, assisti da agenti comunali. La giuliana delle opere e dei monumenti era stilata in triplo processo verbale. Una copia si inviava al ministero degli affari interni, altra all'intendente, che esortava ciascun sindaco del Capo Valle di Trapani ad eseguire quanto prescritto per quanto l'è caro il nome Siciliano.



1774 la patente di corsaro

quell'anno il vicerè marchese Fogliani spediva da Messina la patente di corsaro al trapanese? Antonino Angelico per esercitare legalmente la corsa nel bacino del Mediterraneo.




l'interprete anglicano


Grazie a distinti ed ignoti interpreti s'apprendono i testi e la relativa traduzione di contratti formalizzati da alcuni notai trapanesi, anch'essi intermediari del progredire tecnico commerciale, tra i quali, si ricorda Gaspare Guarnotti, che ha avvolto un'estesa clientela di mercanti, fonti delle nostre ricerche.




altri due vecchi epiteti: fimminella e zicca


Oltre le mosche e le zanzare, le zecche (zicche in dialetto) insidiavano i trapanesi che convivevano con le bestie e gli animali da soma. Per l'azione di quest'insetto, che si appiccica addosso a qualcuno, similmente s'identificava un personaggio che, con modi ed agire appiccicoso, si attaccava e stava dietro altro.




All'invitto Condottiero, offriamo a Lui
agosto 1860 sulla cittadinanza al massone dittatore Giuseppe Garibaldi
e la designazione del teatro al medesimo dedicato



Trascorsi i moti del 1848 e le prime fasi dell'insorgimento del 1860, Michele Fardella magistrato municipale, coadiuvato dal notaio Gaspare Patrico e Giuseppe Colomba, in nome della cittadinanza trapanese con affetto, gratitudine e in onore di Giuseppe Garibaldi, trasmutarono l'originale designazione del teatro ferdinandeo in "Teatro Garibaldi" e gli conferivano la cittadinanza di Trapani.




1750 Antonio Fontana e le salkine di Santa maura (Lefkada)

Il 10 gennaio 1750, il duca de la Viefuille, con proprio dispaccio e su ordine reale, proibiva a tutti i sudditi di lavorare nelle saline estere. La suprema decisione scaturiva in seguito al rifiuto del marchese Campo, duca di Rebuton (comandante della piazza di Trapani) di rilasciare il passaporto ad Antonio Fontana, per recarsi a lavorare nelle saline di Santa Maura.



per la tragedia di Amnone

Correva l'anno 1611 e nella chiesa di S. Giovanni si affrettavano i preparativi per la rappresentazione del dramma di Tamara e Amnone.




Matteo Mauro, artista e restauratore trapanese

Due documenti del fondo d'Intendenza testimoniano i restauri di Matteo Mauro su una pittura attribuita a Pietro Novelli e due teste dello stesso autore asportate da un affresco di una chiesa palermitana.


intricati protesti cambiari

In diversi documenti conservati nel fondo della Secrezia si desume il costante commercio e la conseguente crescita patrimoniale d'alcuni mercanti, porzionari ed armatori, che si arricchirono esportando per via mare svariati prodotti trapanesi in Italia e nei paesi costieri del Mediterraneo, finanche a Londra, dove attraccava il brigantino "Salvador" di Salvatore Malato e arrivavano i coralli pescati nei mari della Barberia spediti da Giacomo d'Alì. L'attività commerciale e finanziaria d'inizio XIX secolo erano regolate ancora da antiche consuetudini e dai nuovi strumenti finanziari che iniziavano a sostituire la moneta metallica circolante. E sebbene il regno delle Due Sicilie fosse in aperta ostilità con Napoleone Bonaparte, continuavano gli scambi commerciali con la Francia ed il bacino del Mediterraneo.



Anime travagliate

Non solo uomo probo e pio, ma anche sostenitore nel far rispettare le leggi specialmente quelle che avrebbero dovuto regolamentare l'osservanza del cosiddetto "doppio precetto". Senza alcun timore di sorta, nel 1825, informava Ferdinando I di Borbone su comportamenti indecenti di popolani e mastri.




Anime inquiete

Nel 1813, Antonio Lamea e la moglie Sebastiana Buzzo difesero strenuamente la dignità della figlia Antonia insidiata da Giuseppe Lombardo. Per conquistare la sua amata, il giovane ricorse all'intermediazione del canonico Antonino Romano suo confessore mezzano, che con mirati gesti invitava la giovane ad acconsentire alla richiesta di matrimonio.


l'ora italica

Dal 1820, anche gli scrivani comunali del Regno delle Due Sicilie registrarono i decessi dei cittadini nel registro di stato civile annotando le generalità e l'ora del trapasso del de cuius sovrastando in tal modo il jus secolare di attestati di defunti redatti nelle sagrestie parrocchiali. Così, ad esempio, nel registro dello stato civile dei defunti del comune di Trapani, nell'anno 1833 leggiamo il decesso del poeta Giuseppe Marco Calvino avvenuto il 21 aprile alle ore sedici in Via Rua Nuova. Nelle gare d'appalto e nelle sedute dei senatori e poi del decurionato si annotava l'orario, che compariva anche nei testamenti rogati nei primi anni del Seicento dinanzi la luce del lume e alle tre di notte. In un'apoca del 1807 constatiamo l'orario della cattura dei coniugi Sieri Pepoli imbarcati sopra lo sciabecco Gesù Maria Giuseppe a circa ore sei e mezza. L'azione piratesca avvenne il 26 settembre 1803, essendo l'aere oscuro e tempestoso, furono improvvisamente assaltati con l'intero equipaggio da un Corsaro Tunisino, e condotti, dopo otto giorni, Schiavi in Tunis. E ancora, notiamo in una scrittura notarile che il vice console inglese Salvatore Malato s'elesse senatore all'una di notte nella seduta consiliare del 5 maggio 1813, otto anni prima il decesso di Napoleone Bonaparte. In questi documenti, come in parecchie e svariate dichiarazioni, dispacci e bandi, si riscontrano orari indefinibili, che esulano dalla nostra attuale conoscenza di misurare il tempo. L'esempio eclatante lo rileviamo comparando l'attuale orario scolastico osservato nelle scuole minori con quello riportato nel novembre 1833.



Per la missione in Roma di tre alunni siciliani onde perfezionarsi nelle arti belle

Nel 1842 la Commissione di Antichità e Belle Arti, rendeva pubblicamente noto il real decreto con il quale era indetto il concorso per studi di perfezionamento a Roma di tre studenti, che nel corso di quattro anni, avrebbero migliorato la conoscenza nella pittura, nella scultura e in architettura, con il godimento di una pensione per sei anni.



gli acconci sulla condotta della Tuppilla

Se gli scoli d'acqua piovana e reflui, laterali ai marciapiedi, (similari alle odierne fognature) erano in condizione tale da non permettere un perfetto deflusso e di quest'inconveniente si lamentava il patrizio Giuseppe Maria di Ferro e Ferro, che dire allora del fetore che esalava da circa un mese nella Tuppilla del lato esterno sulle mura di mezzogiorno?



1822 - 1836 breve compendio sulla carerozza senatoriale

Non coscienti del percorso dei nuovi cambiamenti che a breve sarebbero accaduti, ovvero i moti del 1848 e dell'insorgenza di una nuova borghesia puritana, a cui premeva l'ottenimento di affari lucrosi e non il vanto di una aristocrazia che lentamente stava scomparendo con matrimoni promiscui di novelli rampanti poco meno imprenditori, sciorinavano i perduti fasti come fossero ancora da essere pienamente vissuti e godibili, sferzando il sindaco, con proprio nome, i rapidi passi di imbarbarimento sociale già celebrato con le sue pungenti rime dal poeta Giuseppe Marco Calvino Patrico.




sulla lettera di cambio

Le rimesse di denaro su contrattazioni e transazioni si eseguirono in contanti in moneta nazionale o estera (quest'ultima circolante nelle città costiere), ma anche con l'emissione della cosiddetta lettera di cambio. La lettera di cambio rappresentò un espediente per aggirare il divieto ecclesiastico sull'usura, attuato sul richiedente che pagava un montante con interessi superiore al 7%. Spesso è stato il tramite per trasferire grosse somme senza dover spostare il denaro contante.




la luminaria del 1822

Il primo memoriale, datato 24 agosto 1822, riepiloga quanto successo nelle serate del festino e nelle pubbliche strade dove si disposero 56 piramidi 16 piramidette nella prima sera dell'artificio di fuoco apposte nella strada del Bastione di San Francesco alla porta de'Cappuccini.




sull'osservanza festiva dei Pescatori

Solitamente anche la domenica era un giorno lavorativo particolare; i bottegari ed esercenti un'attività artigiana e professionale lavoravano nel primo mattino e dopo aver regolarmente assistito alla messa, si godevano il resto della giornata festiva. Perfino nei giorni di Natale, Capodanno e Pasqua si esercitava il mestiere e la professione e la testimonianza si rileva anche in quelle scritture notarili rogate in quei giorni.




Per l'acquisto della villa del principe di Belmonte all'Acqua Santa


La soddisfazione e l'orgoglio di donare una villa al liberatore sovrastavano nelle menti degli organizzatori, che prepararono il suo sbarco in Sicilia; e di fidati amici trapanesi, ancor più amici degli Inglesi, che sperarono di accoglierlo subito a Trapani anziché a Marsala.




la supplica di Matilde Gattarelli vedova del pittore Giuseppe Errante

... Tra le sue opere famose resta il rammarico di non poter ammirare il decantato "Antigone", del quale si ha notizia che si trova conservato nei depositi del museo Pepoli, dono della vedova Matilde Gattarelli e qualcuno, oserebbe dire, che è un obbrobrio lasciare abbandonata quest'opera in un sottoscala. ...


Carlo V e i quattro vasi sagri


inedita scoperta in un documento del 9 agosto 1558 dei quattro vasi sagri destinati a Marsala e cenni biografici sull'imperatore spagnolo Carlo V d'Asburgo. ... uno Sagro octavato cum uno numero supra la culata darrere il cufone in guarismo quali dichi 1305, et in mezo li togluni et lu cofuni uno Sagro plano cum dui barri a modo di una a et supra una chinata chi guarda da dritto cum un frixo intorno di un, et de altra parte, et supra lu Liuni di San Marco ...



Sul regio giudicato del circondario d'ogni Capo Valle

Ferdinando I dei Borboni di Napoli, soprannominato re nasone, si avviava al viale del tramonto e benché fosse in età avanzata, approvava la modifica dell'apparato politico-amministrativo del suo regno, ancora detto delle Due Sicilie. Con la soppressione della regia corte capitaniale e del capitano giustiziere s'introduceva il regio giudicato del circondario d'ogni Capo Valle e l'istituzione dell'intendenza.



l'eco indimenticabile della battagliua di Lepanto

Adi 7 di ottobre 1571. giorno di domenica fu presa la armata da don giovanne di austria del granturco quale armata di detto don giovanni consistia in galeri n° 150 e detta di lo turco in galeri n° 300 e cossì fu miracolo di Dio poter fare detta vittoria.



Sulla corrispondenza tra Giovanni Andrea Doria e Filippo II di Spagna


Alla vasta corrispondenza tra Filippo II di Spagna e Giovanni Andrea Doria (nipote dell'ammiraglio Andrea Doria) recentemente si sono aggiunti due lettere pubblicate dall'Archivio della Frontiera. Sono state scritte da Giovanni Andrea Doria in seguito alla catastrofe di Gerba, nella quale fu sconfitto il Duca di Medinaceli, vicere di Sicilia. La prima lettera, datata 14 settembre 1562, fu scritta durante la permanenza forzata del principe genovese a Favignana.



la lavanda dei piedi

Sul finire del Settecento, la congregazione del Santissimo Crocifisso si addossò l'obligo di lavare i piedi e di somministrare il cibo per tre giorni a tutti que' poveri pellegrini che vengono ogn'anno a visitare il celebre simulacro di Maria Santissima di Trapani e che subentrarono nell'atto pio di Carità, tale quale praticava l'abolita Congregazione del Collegio.



la missione di un onesto barbiere

Nel 1790, Francesco Maria Adamo esercitava il mestiere di cavasangue e barbiere. Non si capacitava della scelta del senato trapanese che in quell'anno lo elesse deputato della Deputazione Frumentaria, con il compito di sorvegliare la pubblica somministrazione del frumento, d'invigilare sul peso e la qualità del pane.




naufragi ed avarie marittime
1811 - 1817
inedito

la redazione dell'avaria marittima di massa attiva e passiva del brigantino "Salvadore" del vice console inglese Salvatore Malato naufragato nei pressi dello stretto di Gibilterra, sulla avaria di un brigantino di Malta, sul naufragio del brigantino "los dos Amigos" dell'armatore spagnolo Louis Oliver e altro ancora.




Arte e maestria del calafato
su tre lettere che attestano la professionalità del calafato trapanese Dionisio Scontrino e i capitoli dell'arte dei calafati del 1758

La maestranza dei calafati e dei mastri d'axia era la più riguardata tra le arti del recente passato; del calafato, che con il maguglio, maglio e paterosso impermeabilizzava gli scafi dei navigli, imbottiva con la stoppa gli interstizi e con il catrame o con la pece (di Odessa) le commessure dei fasciami.



il notamento delle musiche sacre

L'autorità prescelta al controllo o all'innovazione non si limitava soltanto a ricomporre periodicamente il notamento e controllare i cosiddetti "libri proibiti", ma si prodigava anche a riordinare la conduzione della pubblica istruzione e di altri istituti, specialmente a controllare le casse delle abolite Opere Pie.



1828 - la caldeggiata raccomandazione d'elezione a ciantro


Immancabilmente un manipolo di devoti decurioni propose il cavaliere costantiniano don Mariano Barlotta de' Principi di San Giuseppe, seconda dignità della colleggiata chiesa di San Lorenzo di Trapani, a ricoprire la carica di ciantro, a preferenza d'ogni altro, ancorandosi ad antica e rigida consuetudine nella scelta di un compaesano, al quale si donava la carica di ciantro senza sostenere alcun esame, come era in uso ottemperare per i figli di qualsiasi maestranza trapanese dichiarati "mastri".




sul prospetto della chiesa di Maria di Monserrato

Poco distante la chiesa di Sant'Alberto e dal palazzo signorile dei Milo si trovava la chiesa di Santa Maria di Monserrato, nell'antica strada in origine detta Rua Nueva. ...



il funesto Giovedì Santo del 1671


Come tanti colleghi, anche Pietro Adamo annotava nei suoi bastardelli alcune notizie che riteneva essenziali e da tramandare. Ma a differenza di tanti, si rammaricava d'aver perso due figli, che erano la mia consolatione a vederli.



i Saura duca di Castelmonte


Sicuramente ci sono in circolazione tante cartoline antiche nelle mani di parecchi collezionisti, che mostrano l'elaborata balconata del quarto nobile e il palazzo Saura duca di Castelmonte. Pubblicare o guardare semplicemente simili vecchie immagini possono soddisfare il possessore, ma non lo rendono conscio, né il medesimo né tantomeno chi li guarda, sulla progenie di questa famiglia, ricca di sua memoria storica, nata nella vetta dell'antico monte dedicato a Venere, che in inoltrato Settecento acquisiva titolarità araldica.



1795 - sulla bottega di un quartararo trapanese

Mancanti le banche diversi potegari ricorrevano al finanziamento di mercanti, ai quali sotto giuramento promettevano il solenne impegno d'onorare le obbligazioni contratte. Anche mastro Antonio d'Angelo ottenne una dilazione di pagamento di due anni per l'acquisto di terraglie, vasi, piatti, pignatte ecc.. (vetrame et cretame) da Vincenzo Giacalone, che gli forniva il necessario vasellame per assortire la propria bottega.



1795 - La pescagione di tonno nella tonnara sarda di Cala Sapone


È uno dei tanti contratti che si riscontrano nelle minute notarili dal Seicento in poi e riguardano le prestazioni d'opera di parecchi trapanesi, che lavorarono nelle tonnare sarde e di raisi, che addirittura impiantarono tonnare, descritte da molti passati storici ed anche nella sua "Trapani Profana", da Benigno da Santa Caterina.



Salvatore Malato e Co. - Rendiconto della tonnara di Favignana e Formica 1799-1804


Come sempre, i legami parentali e gli affiatamenti con amici rafforzavano le fittizie partecipazioni in società marittime ed agricole, nelle quali, molti agiati trapanesi intervennero con piccole quote del proprio capitale. Tra tante forme di società, prettamente di fatto, ricordiamo quelle costituite su partecipazioni in attività di tonnare e in società di pescagione in gabella.




1831 - Progetto ed appalto della costruzione del lazzaretto di Trapani


Il progetto del lazzaretto per la contumacia, realizzato a forma di ferro di cavallo, prevedeva lo spianamento dell'area e dei massi con diversi riempimenti e la costruzione dell'edificio, della cancellata, della pavimentazione con ciottoli, delle arcate, delle finestre e della cisterna, con cantoni delle cave di Favignana contrada di S. Francesco, murati con calce, arena e puzzolana.


Coralli e corallini trapanesi di Benigno da Santa Caterina



Benigno da Santa Caterina, alias Vito Catalano, non poteva non descrivere l'antica e profittevole attività dei pescatori corallini trapanesi intenti ad organizzare spedizioni in Barberia alla ricerca del corallo, con il quale i corallai hanno plasmato capolavori d'arte e migliaia di oggetti preziosi sparsi nell'intera Europa. Gente motivata ad affrontare i pericoli e la certa schiavitù, che con un cappellano, si trasferivano nel mare della Galita e di Tabarca (Tunisia) a razziare l'apotropaico "oro rosso". Luoghi antichi in cui stazionarono parecchi ligudelli liguri e napoletani, che facevano anche spola da Tabarca ad Alicante, Cartagena e Nueva Tabarca, in Spagna.



1754 - 1894 - cronotassi della carrozza sel senato trapanese


La carrozza era già in pessime condizioni e non solo, anche le vesti dei servitori e perfino l'abbigliamento dei mazzieri era logoro. Pertanto, il Tenente di Rè rapportava quello stato d'uso per ottenere dei proventi adeguati alla riparazione, sentendosi per esclusi le somme riservate a franchigia per gli Ecclesiastici e per il donativo reale. Nel 1754, il secreto Giuseppe Fardella marchese di Torrearsa trattava l'appalto della costruzione della carrozza nuova per servitio dell'Illustrissimo Senato, con una proprietà di decenza e di durata.



1799, circolare sui libri sediziosi ed infetti di principj rivoluzionarj


Come per i passati predecessori sbirri spagnoli, anche la polizia borbonica intensificava i controlli su persone sospette e sui librai che vendevano e permettevano la circolazione di manifesti e di testi plaudenti ad un cambiamento politico o alla costituzione di nuovi comitati o associazioni.



Alcuni "notamento" della secrezia trapanese


Il notamento non riporta alcuna data, ma di certo, è stato scritto prima dei moti trapanesi del 1820, quando era in carica il segreto Fardella e il pro secreto Beltrami, ovvero prima ancora che quest'ultimo si suicidasse. È una sintetica notiziola riguardo lo stipendio percepito dai funzionari della secrezia trapanese e delle pro secrezie limitrofe, che può essere di complemento a chi interessato ad estendere un argomento completo e definito.



Nicolò Gianquinto: orafo trapanese del XVIII secolo


Il 21 dicembre 1790, anche Nicolò Gianquinto presentò ricorso con un transunto, per motivi non specificati ma idonei ad ottenere qualcosa al medesimo confacente, forse la carica di console. … Con quanto scritto dai colleghi orafi nelle cinque attestazioni, per la prima volta qui trascritte, si permette d'allargare la conoscenza e la figura di Nicolò Gianquinto, altrimenti non saputa.



1759 la fabrica della madrice di Favignana


Il Condominio Pallavicini, Duchi delle Isole e Tonnare di Favignana, Formica, Levanzo, Maretimo, San Vittore, Mare de' Porci, monopolizzò diverse attività commerciali fin dal 1649. A Favignana costruirono la chiesa parrocchiale à perfetta Croce Latina, con cupola, dedicata all'Immacolata Concezione, edificata dall'eccellentissima casa Pallavicini e ne conserva tuttavia il padronato.


1615 la maramma rustica di Mariullo


... Non sappiamo chi fosse quest'esigente dotto, tanto puntiglioso nella selezione dei tufi (cantuni) e della pietra per la fabrica; di certo sappiamo che Matteo Artali era uno dei trentacinque mastri muratori partecipe nel 1620 all'affidamento del mistere di Cristo alla colonna. ...



la storia di Trapani per le vie della Città dal quotidiano trapaniok.it del 1 luglio 2003


Effettivamente e per fortuna sono pochi i presunti ricercatori storici tra tanti storici storpiatori e novelli commentatori. Ciò che conta è non andare dietro l'altro per non perdere la propria identità e il sé!



il contratto matrimoniale di un capotistipe Marrone


Da questa antica famiglia trapanese sono nati i Francesco, Ignazio, Sebastiano, Leonardo e Mario, valenti capo mastro dell'antica arte dei muratori e scalpellini, scelti con sagacia per l'esecuzione di opere d'architettura e d'ingegneria realizzate dal senato trapanese tra la fine del Settecento e inoltrato Ottocento. Quel Mario Marrone, gradito al vice console inglese trapanese Salvatore Malato, che costruì l'omonimo palazzo in stile neoclassico nei primi anni dell'Ottocento, tuttora esistente in Via Torrearsa. Sulla famiglia che ha dato i natali al poeta crepuscolare Tito Marrone.


la tassa innocenziana di papa Innocenzo XI


Il testo adattato sul compito della polizia ecclesiastica rivela la disposizione di papa Innocenzo XI, al secolo Benedetto Odescalchi, che s'impose nel corso del suo pontificato di riformare i costumi, abolire le sinecure e perfezionare gli abusi amministrativi.Il pontefice è stato tra i primi papi a condannare la schiavitù, a stimolare le opere missionarie, sebbene con i Gesuiti, avverso agli scritti sul "quietismo" ascetico del presbitere spagnolo Miguel de Molinos Zuxia torturato e condannato dal Santo Ufficio.



1838 - la lusinga di un matrimonio


La parola di uno contro quella di un'altra. Chi dei due affermava la verità? La suddita sarda oppure il suddito trapanese? A distanza d'anni affiora una pratica visionata e seguita personalmente da Saverio de Martino, console del consolato del regno delle due Sicilie a Tunisi. Il caso era scottante e andava seguito passo passo. Erano due camerieri a pieno servizio e alle dipendenze di Gaetano Truqui, console di Sua Maestà Sarda in Tunisi.


sugli schiavi di papa Benedetto XIII Gravina

Anche agli schiavi delle galere del papa Benedetto XIII Gravina la deputazione di sanità riservava la dovuta e debita cautela e tutto quanto fosse a costoro di sostenuto privilegio.


per la conservazione dell'ostensorio d'oro

L'ostensorio d'oro, sopravvissuto a mani truffaldine, di tanto in tanto è mostrato alla cittadinanza in rare occasioni di festa. Quest'opera, d'intenso pregio e di considerevole valore storico artistico, si custodiva con altri preziosi a cura del cassiere comunale.



la battaglia di Francesca


Talvolta Ferdinando IV re delle Due Sicilie costituiva delle rendite matrimoniali a sventurate giovani per sottrarle ad oscuro destino e a sicura miseria. Questa è la testimonianza di una fortunata trapanese che usufruiva del legato reale di 15 onze d'espletarsi entro due anni dal suo conseguimento.


l'iconografie dei Santi


le interessanti icone dei Santi che sono state il logo di certificati di battesimo, scritti e dati ai genitori dei battezzati dai parroci e ciantri delle tre principali chiese di Trapani, nell'inoltrato Settecento e fino alle soglie dell'Ottocento.



i ghirigori di uno strambo


Dell'intrigante comunicazione ci ha attratto non la stesura, ma la grafia stilizzata e perfetta. Ci siamo soffermati a lungo per trovare una spiegazione al ghiribizzo dello scrivano, che ha fatto uso di tanti ghirigori anteponendo e facendo coincidere all'inizio di ciascun rigo dei due documenti la lettera D, scritta in minuscolo e in maiuscolo.



il perniciosissimo attentato alla Religione e allo Stato

Nel 1804 Don Alessandro Filangieri Principe di Cutò avvisava del raggiro d'alcuni capitani, che con promessa di provvedere al sostentamento di ragazzi carpiti dalle misere famiglie, avrebbero potuto farli convertire all'ortodossia, perfino ribattezzarli a discapito dei consolidati insegnamenti della Santa Romana Chiesa.



1597 - il testamento di Allegranza Sanclemente


Donna Allegranza Sanclemente, in estate, assaporava la brezza marina, ma anche il fetore esalante dalle botteghe dei macellai, delle alghe morte e dell'immondizia, che diligenti trapanesi buttavano dalle mura. Dalle finestre del suo piccolo maniero godeva lo spettacolo estivo dei bagni dei commendevoli trapanesi, che in questo sono molto licenziosi e vedere chi sono e udire le parole.



la maramma di San Michele del 1429


L'economo Riccardo de Bennitandi dava quietanza e liberalità della donazione e si obbligava nei confronti di Nicolò la Rocca ad usare il denaro ricevuto per la maramma della Chiesa, assumendo in proprio eventuali danni scaturenti da uso improprio e sotto vincolo di giuramento.



l'antica polisemia dei cognomi


Riscontriamo in diverse scritture notarili cognomi che palesano parole dispregiative o di scherno. È il caso del cognome dell'alfiere spagnolo don Michele la Merda, di quello della popolana donna Maria Fica, di mastro Gaetano Finocchio e di padron Pietro Garuso.




1543 - le reliquie dei martiri della chiesa di San Lorenzo


Gli antichi martiri rappresentavano figure d'alta valenza riconducibili all'esaltazione dell'eroismo e del sacrificio e della fermezza contro la sofferenza e la morte. Non a caso, ad esempio, troviamo la risolutezza dei lavoratori giornalieri trapanesi detti jurnateri, che nel 1612, scelsero come loro santo protettore il mistere di "Cristo che porta la cruci in collo" realizzato da Francesco de Renda. Quel 2 giugno 1543, il reverendo Vito de Pace e Leonardo de Forte Leone, cappellani della chiesa di San Lorenzo, ritiravano le reliquie dal canonico mazarese Francesco Vento



il paramento per i defunti


Nel 1759, due decoratori palermitani predisposero un apparato nella chiesa delle Anime del Purgatorio. Nell'apoca del tre settembre, redatta dal notaio Giuseppe Maria Genova, il procuratore dell'omonima congregazione Giovanni Ciambra li incaricava a parare la chiesa per l'imminente festività delli Defonti sotto la supervisione del sacerdote e pittore Domenico la Bruna, con i consueti pampinigli e piccoli specchi, con tessuti dai colori sgargianti e non scuri
.




1613: mastro Matteo Bavera, orefice trapanese, realizza la corona d'oro della Santissima Maria Annunziata
(INEDITO)


Il 24 gennaio 1613, mastro Matheus Bavera aurifex, per conto di Caterina Gandolfo Vincenzo, monaca terziaria dell'ordine di Santa Maria dell'Annunziata, s'impegnava a realizzare, bene e in modo diligente, una corona d'oro per il capo della "Gloriosissima Vergine Madre Maria Annunziata extra moenia".



le corone dell'Annunziata


Il 14 marzo 1734 tutta la città si mobilitò per ammirare le corone d'oro poste nel capo del simulacro dell'Annunziata e del Bambino. Era un fausto giorno trascorso dal patriziato, dai senatori e dal priore carmelitano Gaspare Fichi in pompa magna. Il prelato ebbe l'onere di custodire le corone d'oro e l'onore di ammirarle insieme al pubblico trapanese. Le corone pervenivano dall'alma città di Roma ed era il dono del legato del conte Alessandro Sforza Pallavicini.




l'arcano suono delle campane a lutto


Leggendo gli atti notarili continuano ad affiorare le antiche e spinose controversie religiose. Tra queste quella attestata in un memoriale redatto il 6 ottobre 1767 nel quale è preminente l'atteggiamento dell'arciprete Baldassare Reggio, che fece suonare le campane a morto nella turnazione della madricità delle chiese, come monito e a far ricordare il disinteressamento agli accordi convenuti riguardo la prevalenza della sua arcipretale chiesa nelle funzioni religiose.




due dotti dottori - Vito Coci e Michele Tortorici
(INEDITO)

I due dotti dottori trapanesi nel 1775 superarono gli esami per insegnare Vito Coci la geometria e Michele Tortorici la logica e metafisica nell'accademia reale di Trapani. Nel documento Alfonso Airoldi, il principe della Trabia, il principe di Torremuzza e il duca di Misilmeri fregiarono i nostri dotti, li abilitarono all'insegnamento pubblico con un congruo stipendio e resero nota la disposizione ai deputati della reale accademia di Trapani.




per un altro tarì
(INEDITO)

Francesco d'Aquino principe di Caramanico non si scompose più di tanto per un altro tarì giornaliero chiesto dal reverendo Francesco Mastrolilli di Napoli. Il sacerdote, relegato nel carcere della Colombaia, non ricevette il tarì in più di provianda con cui avrebbe lenito la sua miserevole condizione di sostentamento. Chiuso in chissà quale stanza, Mastrolilli non era altro che uno dei tanti che ha albergato nell'antico carcere trapanese.




il rinnovo delle celle carcerarie del 1785
(INEDITO)


Un anno prima della promulgazione del nuovo codice penale firmato da Leopoldo II, che aboliva la pena di morte nel Granducato di Toscana, il due marzo 1785, il cognato Ferdinando IV Borbone di Napoli emanava nel regno delle due Sicilie la "circolare" per le migliorie dell'ambiente carcerario. Per via della Real Segreteria di Stato, Giustizia e Grazia il decreto giungeva in aprile al Tribunale della Regia Gran Corte Criminale e arrivava a Trapani il 13 giugno alla Regia Corte Capitaniale. Con il decreto, Ferdinando IV intimava ai suoi ufficiali di controllare e demolire quelle carceri, fosse, labirinti, dammusi o altre segrete di qualunque denominazione, che fossero sotto terra e costruire nuove celle secondo l'indicazione prescritta. Per alleviare parzialmente le sofferenze dei rei, l'amministrazione aboliva le celle allocate sotto terra per la costruzione di nuove celle. S'era fatto un notevole passo in avanti nella struttura carceraria latente ed opprimente del passato e si lasciava alle spalle le miserevoli storie sofferte da ciascun detenuto, laico o religioso.




Gli scalini della pietra capricciosa trapanese nel palazzo della reggia di Caserta


Tra i documenti del fondo "Secrezia" dell'archivio di Stato di Trapani ho scoperto tre attestazioni che complementano quelle scoperte dallo storico e scomparso Antonio Buscaino, autore della pubblicazione del contratto della "scala regia della reggia di Caserta" del 1990. La prima attestazione risale al 9 marzo 1755, altra al 7 aprile 1755 e l'ultima al 4 novembre 1757. Nell'insieme i documenti esaminano la spedizione di un lastrone di pietra capricciosa, l'appalto e la commessa degli scalini collocati nello scalone d'accesso del palazzo reale di Caserta voluto da Carlo III Borbone, realizzato con progetto di Luigi Vanvitelli nel 1751 ed ultimato nel 1774 regnante il figlio Ferdinando IV Borbone re di Napoli e di Sicilia
.



L'assistenza di Carlo III Borbone ai bastimenti inglesi e francesi nella guerra dei 7 anni

Nel 1757, Carlo III, prudente sovrano del regno di Napoli e di Sicilia (prossimo fondatore della dinastia Borbone di Spagna) tramite il marchese Fogliani, impartiva il decreto comportamentale sul trattamento dei bastimenti francesi o inglesi approdati nei porti del regno e loro assistenza, per mantenere la perfetta neutralità della propria nazione nella questione e guerra detta dei "sette anni", nata da scopi ed interessi espansionisti di diverse nazioni europee rispetto a quelle avvenute in precedenza per questioni di successioni e di dinastie.



i caduti di Lissa

Non sono storico di parte e quindi non narro qualcosa di contrario su Vittorio Emanuele II di Savoia, sulla "bella Rosin" sua amante e moglie morganatica, né sui convegni ed accordi segreti pattuiti con Napoleone III di Francia, neppure sulle annessioni degli staterelli italiani e del "Regno delle Due Sicilie" carpito al cugino Francesco II Borbone di Napoli avuti in contraccambio dei territori di Nizza e della Savoia passati al franco-olandese. Non discuto sugli eventi dell'insorgimento né delle tre guerre dette d'indipendenza dall'Austria e tanto meno del populista nizzardo, prezzolato mercenario, marinaio massone, eroe in vita e ricottajo di nobildonne drepanensi. Mi limito ad osservare le necrologie dei giovani trapanesi annegati nell'Adriatico nel 1866 per riportarli nel ricordo comune. Di giovani strappati dalla sonnacchiosa Trapani ed asserviti ad un sovrano tollerato dai sudditi e noto alla maggior parte dei maldicenti come figlio di un certo "Tanca" macellaio toscano, dai tratti somatici dissimili dai paterni, soprattutto per la bassa statura. Nel 1868, l'ufficiale di stato civile trapanese annotava nei registri di morte i decessi dei quattordici trapanesi che parteciparono alla sanguinosa fratricida battaglia navale di Lissa del 20 luglio 1866.




il lago ondato dalle acque del mare - intorno la salina di Salinagrande

Nel corso delle ricerche abbiamo volutamente trascurato e disatteso le scritture notarili riguardanti le saline, le tonnare e i corallari eccetto le inedite curiosità e le vicende non ancora svelate da conosciuti storici trapanesi. Così, a parte quelle che abbiamo raccolto, è opportuno citare un documento letto in un registro di Secrezia risalente al 1754. Si tratta della testimonianza scritta il 31 agosto 1754 dall'ingegnere Luciano Gambina. Il sacerdote, su commissione del regio secreto Giuseppe Fardella di Torrearsa, s'era recato nel territorio detto Falconeria, (ora tra Salinagrande e Marausa) dove esisteva un lago salmastro poi trasformato con caselle salinifere. Oltre la relazione è di grande rilevanza il suo disegno, nel quale è ben evidenziata la posizione naturale del lago di quel tempo.



la franchigia degli Ecclesiastici
(INEDITO)


Da Messina il suo segretario scrisse il dispaccio rivolto ai regi consiglieri del Regno e ai senatori trapanesi, siracusani e catanesi, con il quale dava il riparo necessario agli inganni dei secolari e degli ecclesiastici che aggiravano il pagamento della gabella del macino del frumento, con aggravio del mantenimento del corpo politico. He riferido al Marques mi Senor, la consulta di V. S. de 23 de este en que para obviar a' las fraudes que cometen los Ecclesiasticos, en las gabellas y especialmente en la de la macina propone V. S. el medio de dar nueva planta a' sus franquezas, y que pasarà a' executare y a' expedir los dospachos ortatoriales a' los Prelados, si S. E. conviniese en ello, y havendo prezido bien a' S. E. este arbitrio, me manda decir a V. S. passe a' expedir los despacchos necessarios para que se ponga en prattica Dios guarde a' V. S. Muchos annos. Mezina 30 de Settembre 1710.



sul rosone della chiesa di Sant?agostino

Nella porta maggiore di essa Chiesa esiste una gran finestra di forma circolare a stile gotico ben intagliata e scolpita. Per conservarsi meglio questo bel monumento di antichità dovrà riattarsi colla possibile attenzione ed arte, rimpiazzandovi quegli intagli mutilati e disfatti dalle ingiurie del Tempo, seguitando lo stile e le forme delle esistenti e supplendole di pietra di intaglio delle Cave di Tipa; bene ingassate e fortificate con gesso ed indi listiate con delicatezza.



Su S. Michele che discaccia i demonj prestigiosa opera in avorio di Alberto Tipa

Trent'anni dopo il decesso, l'amico e conoscente Cusumano Amantia rivelava l'accanimento dell'artista Alberto Tipa, diventato pazzo dell'amorevole sua arte. Su Alberto Tipa (1732/1783, fratello di Andrea 1725/1766) e sulle sue opere hanno scritto Giuseppe Maria di Ferro e Ferro, Giuseppe Fogalli barone d'Imbrici, Giuseppe Polizzi, Niccolò Maria Burgio e Clavica e Fortunato Mondello. Ferro rammenta d'aver visto un crocefisso d'avorio riguardato come un complesso di bellezza, per contorni, morbidezza delle carni, natura sofferente e carattere di finutezza nell'abitazione del poeta Giuseppe Marco Calvino e riporta nella sua "Guida per gli stranieri in Trapani" la notizia del dono del "San Michele" al sovrano Ferdinando III Borbone.



sui consoli e mastri orafi

A nulla valse il convincimento del gioielliere che mostrava un attestato nel quale, secondo disciplina forense napoletana, l'arte del gioielliere era diversa dall'orafa, contrastante con la disciplina dell'acquisto e della vendita d'oro, d'argento e gioielli, il cui fine era di evitare la concorrenza sleale nel mercato.



la tragica Ascensione del 1816

Terminava una tragica avventura mesta di sofferenza e di morte; d'equipaggi che tentarono la sorte per loro e altrui fortuna fuori delle consuete coste, costretti a guadagnarsi da vivere altrove anche se spinti dall'entusiasmo.




onze e ridalleri

Trapani marinara, commerciale e militare. Centinaia sono stati i navigli, i capitani e gli equipaggi approdati al porto per caricare sale, gemma preziosa prodotta negli aironi delle saline della Calcara, del Ronciglio (ex del Collegio), della Vecchia, di Uccello Pio ecc.




la punizione e l'assoluzione

Nel 1758, il vicerè esaminava anche il caso di Eustachio De Maria confinato nel Castello di Trapani per intento del padre, per così correggerlo della vita vagabonda ed incorregibile che mena.




la febbre uterina dell'abbadessa

In due interessanti scritture redatte nel 1790 dal notaio Saverio Cognati apprendiamo tre distinti avvenimenti. Nell'introduzione del primo atto di protesto, redatto il due dicembre, si legge la richiesta di Giuseppa Malato, che reclamava la punizione della badessa, sor Maria Benedetta B. (moniale clarissa sotto la regola di San Francesco) colpevole di un sopruso nei confronti delle figlie Maria Antonia di 14 anni e Nicolina di 12, allor Educande nel monastero di Sant'Elisabetta, rinserrate dentro il Parlatorio senza il menomo convenevole avviso de' congionti.




il prodigio del sudore di San Francesco di Paola

Si narra che la domenica del 1°settembre 1726, intorno alle ore 11 di sera, avvenne il terremoto di sesto grado della scala Richter nel piano della "Felice Città di Palermo". Anche a Trapani accadde il "terremuoto" che terrorizzò gli abitanti con un'insolita veemenza e con maremoto, che ha provocato crolli e distruzione. Diverse testimonianze sono nelle carte del notaio Stefano de Blasi, che per lunghi anni ha rogato parecchie apoche, contratti e transunti chiesti dai senatori trapanesi.




Il tesoro del Tesoriere


Il primo dicembre 1803, mastro Isidoro Mauro era eletto tesoriere dell'arte degli orefici. Sei giorni dopo, riceveva dal decaduto tesoriere Vincenzo Genna e con la supervisione del console Angelo Sandias la cassa con quattro chiavi contenente ottantasei onze e diciassette tarì. Inoltre, i consoli gli consegnavano la cassetta dove si custodivano i tre splendori d'argento, di ponderis librorium trium et unciam sex, de'Personaggi Misterij eiusdem Artis.




L'onza e il ducato; il grano e il picciolo
(INEDITO)

Mancavano pochi mesi allo scoppio della rivolta del 1820 e conforme all'indirizzo d'innovamento amministrativo seguiva quello di riassetto sull'unità monetaria nell'intero regno. Il 6 marzo 1820 l'amministrazione borbonica promulgava in nome del re la legge che unificava la moneta del regno: il ducato. Il rinnovamento non è stato ben accolto dalla misera popolazione abituata da secoli a sostentarsi con i piccioli e che da quell'anno doveva aderire a racimolare un gruzzolo di vecchia moneta per avere alcuni nuovi grana. Queste due minori unità monetarie sono rimaste nel lessico dialettale e tuttora volgarmente si usano nel minuto parlare nell'intendere il denaro minuto. Piccioli nel linguaggio trapanese, rana (contrattura di grana) in quello alcamese e dintorni.





Intorno l'ospedale di San Sebastiano
(INEDITO)

Le rispettose dimostrazioni di amore del popolo Trapanese, non si limitarono soltanto all'augusta persona di Carlo. Quei sentimenti, che manifestava la pubblica gioja, non erano marcati dagli sterili tributi d'un entusiasmo più di trasporto, che di saggezza. Si estesero essi ancora alla di lui armata, e coi più manifesti segni di cuor tenero, e generoso. Trapani formò all'istante un ospedale per quei soldati infermi, feriti, o affrontati da un funesto languore.





Il capitolo dei mastri Cappilleri
(INEDITO)

Tra gli artigiani trapanesi del Settecento ricordiamo il Cappillere, volgarmente detto Cappiddaru, che realizzava cappelli con feltro e varie lane ed in particolare i bicorni e i tricorni oltre l'usuale cappello del contadino o del comune cittadino. Benigno da Santa Caterina rammenta che tra le arti trapanesi "vengono appresso i Cappellieri, tra quali è molto degno di lode Giovanni Battista Maria Bartoli, che senza sortino avesse da queste mura, eresse di sua propria Meccanica una Fabrica di Cappelli di Ottima Qualità. Rinnovarono i Cappellieri il suo Consolato nell'anno 1765 e lavorano in quattro Botteghe".



su galanterie e giogali d'altri tempi

Sul finire del 1700 l'antica arte orafa trapanese s'imponeva ancora con notevole presenza nel mercato insulare. In città, abili mastri e i garzoni di bottega modellavano oggetti in oro, in argento e di corallo commissionati e prevalentemente dall'agiata classe di negozianti e patrizia ed anche dalla "povera gente", giogali elencati negli inventari di defunti e negli atti dotali. Un voluminoso fascicolo sarebbe non capiente a contenere le descrizioni degli oggetti creati dalle mani di questi valenti artigiani annotati con perseveranza anche nei loro particolari libri approvati dai consoli e dai mastri orafi trapanesi succedutesi nei secoli.



prego ... barba e salasso



Non sempre chi acquisiva l'arte (dopo un generico apprendistato quinquennale) rimaneva nella bottega luogo dell'apprendimento; a volte, capitava che il novello mastro rinunciasse a collaborare con il suo capo-mastro istituendo la propria.




esimersi dal sempre mortifero vajolo

Il compito appioppatogli non era proprio di suo gradimento e non si capacitava della nomina a deputato della "Deputazione frumentaria" deliberata dai senatori trapanesi, con sorvegliare la pubblica somministrazione del frumento e d'invigilare sul peso e la qualità del pane.



La relazione del 1805 sulla Colombaia di Trapani
(INEDITO)

Nata e concepita dall'architetto Giovanni Biagio Amico nel 1747, la lanterna ovvero il faro posto sulla sommità del torrione ottagonale del castello della Colombaia, propagava una luce fioca sul porto. Sei anni dopo, a causa di una grandinata che distrusse alcune vetrinette, l'ingegner Antonino Alberti rimediava al danno facendo installare nella lanterna alcune grate bordate in rame incastonate nei telai delle vetrate. Essendo esposta alle intemperie, nel 1806 si modificava il comignolo e la struttura ricoperta di "lamine di piombo per la perpetuità ed esentare il fanale dai fulmini" su progetto di Giuseppe Gambina. Tra le pagine del progetto abbiamo scoperto il disegno della nuova lanterna realizzato da Gambina, inserito tra le pagine della relazione, che pubblichiamo per la prima volta in questo sito.



sulla dotazione delle orfanelle
(INEDITO)

Per porre rimedio alla spinosa questione, e nella speranza che la figlia potesse "collocarsi in matrimonio" per non restare nubile tutta la vita, Rosaria scriveva ed esortava l'intendente della Valle di Trapani invitandolo a pressare sui consoli per ottenere la concordata corresponsione. Questi mantenevano a parole l'adempimento alle addizioni rogate nel 1772 sull'imbussolamento e l'estrazione a sorte per maritaggio delle Donzelle Vergini, figlie delli Maestri della propria Arte, viventi o defunti, che non abbia meno di anni tredici di età. Di quella dote, che consisteva nell'originario pagamento di quindici onze nei tre giorni precedenti lo Sposalizio da farsi in faccia della Chiesa, si attestava la relativa apoca notarile. Ricordiamo che il sorteggio avveniva ogni tre anni, in occasione dell'annuale commemorazione di Sant'Omobono patrono dell'arte e il giorno tredici novembre, per dare modo ai consoli di raccogliere il capitale necessario alla costituzione della dote



I funerali munifici e imitativi

La sistemazione gerarchizzata della società trapanese di fine Settecento si manifestava anche nella celebrazione dei riti funerari e nelle sepolture. Se a ricordo della gente "comune" i rispettivi cari non hanno potuto lasciarci, per risarcire la loro mancanza nel ricordo eternale del defunto, lapidi o epigrafi, né epitaffi o necrologi in memoriam (questione questa che sarà compiutamente affrontata nell'Italia "dei Sepolcri"); di nobili e patrizi, signorotti altoborghesi e mercatanti c'è rimasta sostanziale testimonianza anche quando, se non fecero della loro ultima sede un monumento, organizzarono cerimonie funebri minuziosamente ultracurate, di cui c'informano puntualmente le nostre fonti.



Cinque stelle per Domiziano

Tutta la città fu sottosopra appena chiarito il mistero e conosciuto l'autore del misfatto. Con una processione, il corpo fu portato alla vicina chiesa di S. Croce, mentre ogni persona, piangente, accorreva a baciargli i piedi e a raccomandarsi alla sua intercessione.



l'ospedale di Sant'Antonio Abate Viennese

In due scritture rogate dal notaio Saverio Cognati apprendiamo che sul finire del Settecento la consueta procedura d'elezione dei rettori era stata sostituita da altra più innovativa gradita al Gran Maestro, Dio Guardi, Ferdinando IV Borbone, con la quale si scombinava il solito gioco di spartizioni di compiti e di incarichi, impedendo ai senatori trapanesi di eleggere rettori a loro piacimento.


la bara dei Barbitonsori

Più volte abbiamo esposto sulla processione delle "Bare" che si svolgeva in agosto. Ma non abbiamo mai presentato un contratto relativo alla costruzione della "Bara", vale a dire della "vara" nella quale ogni ceto esponeva l'insegna del proprio santo protettore. Per mera curiosità e per chi ha la pazienza di leggerlo tutto fino in fondo, presentiamo l'obbligazione contratta da mastro Vincenzo Gambina a favore dell'arte dei barbitonsori dell'undici gennaio 1783


sul conto del famigerato Giuseppe Mazzini
(INEDITO)

In quel periodo Mazzini affrettava i preparativi per ritornare a Londra, dove in seguito incontrava il temerario Giuseppe Garibaldi per definire il secondo pre concordato ciclo dell’organizzato insorgimento del 1860. Quattro mesi dopo aver compiuto quarantanove anni, il considerato “agitatore” entrava nel mirino della polizia borbonica. .....


ovunque la bandiera
(INEDITO)

Ovunque andassero, doveva sventolare la bandiera! Questo il perentorio avviso della casa reale dei Borboni di Napoli



... per non incorrere con notabile discapito delle loro anime
(INEDITO)

La tassa più odiata e vessatoria imposta ai cittadini era quella sul macino del grano, primaria fonte d'incasso dei regi donativi, stabilita dal parlamento siciliano il due giugno 1564. Periodicamente abbiamo letto i resoconti patrimoniali sull'esazione di questa gabella, la prima in lista fra le altre imposte, seguita per introito solamente dalla tassa sul lotto, seconda primaria fonte d'introito, come riscontriamo in atti e transunti notarili e nei documenti ufficiali della Secrezia di Trapani (A.S.Tp), nel corso della nostra decennale ricerca. Nella rabba frumentaria del Cinquecento la distribuzione gratuita del grano ad indigenti trapanesi era devoluta anche a prelati e mercanti e non era stata di monito la rivolta del 1647 e del 1671, cosiddetta della "fame", a contenere il prezzo del pane lievitato quasi del 50% e la truffa costantemente esercitata dalle citate benestanti classi a danno della comune plebe siciliana.


l'organo di de La Valle nella chiesa di San Nicola di Mira
(INEDITO)

Il 25 giugno 1612, Don Francesco de Accaira (spesso incontrato nelle scritture di Luciano Costa e forse fratello di Giacomo, tesoriere del senato trapanese) cappellano dell'antica chiesa di San_Nicolò_di_Mira di Trapani (posta nell'omonimo quartiere che anni prima ospitava lo Steri, l'odierna prefettura) desiderava fortemente la posa di un organo eccezionale nella sua chiesa, costruito con accuratezza e perfezione. Anche i rettori dell'Opera del Santissimo Sacramento si associarono all'ardore del cappellano ed insieme contattarono l'organaro Raffaele la Valle per la costruzione di un organo di dodici palmi di mostra, ovvero con la canna centrale maggiore degli odierni otto piedi e le altre di diciannove palmi di tono, probabilmente di piombo, "messe in note" a destra e sinistra dell'organo.



l'organo della chiesa di San Pietro

Nell'antica chiesa arcipretale di San Pietro, il palermitano Francesco La Grassa realizzò un organo che fu posto tra gli archi della cantoria; il più complesso strumento costruito in Europa ed orgoglio dell'intera popolazione trapanese. Contrariamente a quanto asserito da alcuni storici, la Grassa non è stato l'unico artefice della costruzione dell'organo, in quanto, si avvalse dell'opera di un decoratore marsalese che ha dipinto l'organo e l'intera prospettiva. L'indoratore Andrea Genco, naturale della Comune di Marsala, ritrovandosi di passaggio è stato incaricato a pittare la intiera prospettiva dell'organo che attualmente stà costruendosi, con fare in essa prospettiva la indoratura e pittura.



l'aromateria del Monte di Pietà
(INEDITO)


Tanti medici esercitarono la professione di dottore fisico di dottore chirurgico nell'ospedale di Sant'Antonio Abate, in quello dei Pellegrini e dei Convalescenti, nell'ospedale militare di San Sebastiano e nel Reclusorio delle Donzelle Orfane gestito dal Pio Monte di Pietà, fondato a Trapani nel 1542, con il compito di elargire la pubblica beneficenza agli indigenti. Per secoli il Pio Monte di Pietà è stato amministrato da cinque nobili rettori, che sono stati eletti per la prima volta nel 1545, ciascuno in rappresentanza dei cinque vecchi quartieri di Trapani: Biscottari, Giudecca, Rua Nueva, Loggia e Botteghelle. 2 Sul finire del XVIII secolo, i rettori passarono da cinque a tre in rappresentanza dei tre nuovi quartieri della città: San Lorenzo, San Nicola e San Pietro. 3 L'assistenza sanitaria si attivò nell'orfanotrofio e nel Monte di Pietà dove fiorì l'arte medica ed aromataria. Le aromaterie, in seguito dette farmacie, consistevano in piccole botteghe con stanze antistanti, nelle quali provetti aromatari manipolavano e mischiavano erbe medicinali e altre sostanze: diversi unguenti, pomate, pillole e sciroppi definiti a volte miracolosi.


la ronda dei corallari

Sul finire del Settecento, soldati della milizia del capitano di giustizia e mastri di qualunque maestranza svolgevano a turno e coattivamente la vigilanza notturna nei quartieri di San Lorenzo, di San Nicolò e di San Pietro. Anche i corallari parteciparono alla ronda, ma solamente con i loro manufatturanti vale a dire lavoranti.



il palio dei cavalli barbari

All’Intendente della Valle di Trapani puntualmente arrivavano anche comunicati ed inviti di manifestazioni, spettacoli e festeggiamenti; attestazioni recuperate e ora fascicolate nel “fondo d’Intendenza” dell’archivio di Stato di Trapani. Tra tante lette, trascriviamo l’avviso privo di data sulla “sollennizazione della fiera e festa del Santissimo Crocifisso e corsa dei Barbari” risalente al primo trentennio dell’800, fatto stampare dal sindaco di Roccapalumba (città posta tra Vicari e Lercara Friddi in provincia di Palermo).



cannonati e muschittiati nell'isola di Formica


il 18 giugno 1644 si scontrarono a singolar tenzone una ciurmaglia tunisina e i soldati dell'avamposto della torre dell'isola Formica. L'avvenimento sullo scontro ebbe particolare eco a Trapani e si ricordava a distanza di tempo nel basterdello del notaio Giuseppe Massuni.


la deputazione degli Artisti

Nel 1796 il compito ad annettare le strade cittadine è stato affidato ad una deputazione detta degli artisti, intendo con questa parola non gli artisti dediti all’arte pittorica o similare, ma agli artigiani che esercitarono un mestiere o una professione. Nel documento, emanato dalla Real Segreteria di Stato Affari Esteri, Marina e Commercio, s’incaricava ciascun ceto riunito in Deputazione a far pulire le sporcizie aggravando le maestranze di un altro compito che si aggiungeva a quello dell’ispezione e sorveglianza notturna eseguito a turno dalle ronde.



La pena e lo scoramento di una badessa

lo scoramento della badessa Maria Benedetta dei baroni del Grano abbandonata a se stessa dal fratello




Scudi e lapidi

Da documenti dell'epoca riportiamo la cronistoria dello scudo e della lapide poste all'esterno della chiesa di San Lorenzo e le inedite notizie che contengono, che hanno superato il Tempo.



l'opera buffa nel teatro San Gaspare (INEDITO)

Da scritture notarili abbiamo estratto le vicende e gli avvenimenti di fine Settecento nel teatro di San Gaspare di Trapani, non tralasciando i contratti, le figure degli impresari, l'orchestra e le opere buffe e comiche perdurate fino alla soglia dell'Ottocento.



Da lì Monsignor dominò la Valle

Stranizza leggere le antiche carte riguardo l'atteggiamento di grande forza e spirito religioso degli abitanti della Valle di Mazzara, che implorarono la di lui non dipartita. Supplicarono, con gran voce, non solo i popolani ma anche il potere civico costituito dai decurionati, ovvero i consigli comunali di alcune città del comprensorio della Val di Mazzara: Salemi, Santa Ninfa, Marsala e Mazzara. Contrariamente a quanto difficilmente potesse accadere ai nostri giorni nel 1857, avvenne la comune compattezza d'amorosi fedeli, che supplicarono Francesco II dei Borboni di Napoli di revocare la nomina del Colendissimo Monsignore Antonio Salamone ad arcivescovo di Salerno



"Dio perdoni al cantico che nel dolor mi uscì"

Forse ispirato dalle poesie di Giovanni Prati, un improvvisato poeta stendendo sarcastiche rime gioiva e prefigurava l’espressione contrita del volto del ricevente. L’insofferente rabbia s’esternava nelle pungenti stanzine dirette al magistrato Lucio Sciortino, che non ingoiò lo scherno d’infame calunnia enunciato dall’anonimo autore. Ci rimase talmente male che informò del provocante sberleffo il sindaco Giancontieri e l’intendente Filippo Landolina, barone di Rigilifi.



"Perfido, infido ingannator fallace"


sulla denuncia di mastro Vito Catalano, che nel 1626, prima di morire denunciava un malfatto per lavare la sua anima.




Compendio di scritture notarili

Cronologia dei principali avvenimenti trapanesi di inizio Ottocento

Seguita la morte di Carlo III di Borbone, ascese al trono del Regno delle Due Sicilie il figlio Ferdinando IV; napoletano verace affascinato dai fasti della reggia di Caserta e delle rovine di Pompei ed Ercolano. Quando nel 1798 il generale Championnet occupò il Napoletano istituendovi la Repubblica voluta da una ristretta élite giacobina, il sovrano salvaguardando la propria pelle fuggì con la corte a Palermo dove approdandovi il giorno di Natale scortato dai navigli di Horatio Nelson. A Palermo e nelle ville limitrofe, Ferdinando IV si concesse una lunga vacanza dedicandosi alla caccia, ovvero allo scopo principale della sua vita e di tanto in tanto, visitò le città siciliane. Il 18 novembre 1801 si recò Trapani e in quell’occasione fregiò la città del titolo di Benemerita. L’anno dopo tornò a Napoli grazie all’opera dei sanfedisti e al sostegno religioso militare del cardinale Ruffo e dei suoi lazzaroni, che rovesciarono la Repubblica Napoletana giacobina. Frattanto, a Trapani tra il 1803 e il 1806, il governatore Gaspare De Micheroux designò i nuovi quartieri di Botteghelle, Biscottai, Loggia, Rua Nuova e Giudecca (già accorpati nei vecchi rioni di San Lorenzo, San Nicola e Casalicchio) e fece alloggiare le truppe del fratello Carlo nei magazzini del piano di Sant’Agostino. Fece anche costruire la strada fuori delle mura dedicata alla regina Maria Carolina d’Asburgo, che fu battezzata la passeggiata della Carolina, proprio nello spazio dove sorse l’antica cava (perrera) d’estrazione della pietra capricciosa di Pietro Palazzo, luogo in cui lavorarono molti relegati. ......


Il sigillo della lettera nascosta

Su Orazio Ximenes de Texada, cavaliere della religione di Gerusalemme e Orazio Girolamo Floresta



Le inevitabili modifiche alla lanterna della Colombaia

sulla costruzione della lanterna della Colombaia del 1749 su progetto di Giovanni Biagio Amico


Il tesoro di Piano San Rocco

sul cavallo marino posto nel piano di San Rocco e le vicissitudini di questa statua

Home Page | Trapani Invittissima | Trapanesi illustri | Processioni e Congregazioni | Chiese e Monasteri | Autori | Foto e video | Links | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu