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Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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scritture notarili A.S.Tp

Trapani Invittissima


Scritture dell'Archivio di Stato di Trapani


1771 - Organo della chiesa di San Rocco

Rinnovato l'interno della chiesa, i frati minori minimi di S. Francesco d'Assisi concordarono, al suono della campanella, di collarvi un organo con tastiera di 57 tasti. Contattarono, Giorgio Giunta, organaro di Agrigento, che il 22 aprile 1770 accettò l'incarico di costruire e collocare nel suo proprio luogo un nuovo organo. Tre mesi dopo, inspiegabilmente, il priore cambiò opinione. Contattò il sacerdote Giovanni Pinna di Pantelleria, a cui propose la costruzione dell'organo in ristretta economia, grande nella maniera e forma come si obligò don Giorgio Giunta organaro, con prezzo ridotto di ottanta onze.


Sul funerale di Anna Maria Fardella Palermo del 1782


Nel suo "diario" Nicolò Maria Burgio, barone di Xirinda, scrisse che il 7 dicembre 1782 morì Anna Maria Palermo, moglie di Marcello Fardella. Era figlia di Gaspare Palermo dei Principi di Santa Margherita di Messina (antica famiglia nobiliare palermitana) e di Angela Daniele Aroisi dei Marchesi delli Bagni.

1602 l'arte del gipponaro

Nel contratto si convenne che il compenso dell'apprendistato sarebbe stato di due onze annuali, con "mangiari, biviri e scarpi per ogn'anno". Rispetto ad altri similari contratti, il gipponaro promise di ottemperare la clausola finale non contemplata nei "contratti d'affitto della persona", specialmente con il dono delle scarpe.



I "giogali" di Giovanna Burgarella

Finalmente, Antonino la Via uscito da quella terribile esperienza potè abbracciare la futura sposa Giovanna, figlia del capitano Antonino Burgarella e di Carmela Adorno


i tre lazzaretti del 1624

Dopo una serrata discussione, la consulta fu d'accordo nell'autorizzare la deputazione di sanità, "con ogni autorità e potestà plenaria a risoluzione del contagio e preservazione della città", di ricoverare gli appestati in tre diversi lazzaretti. Destinarono fuori dal centro abitato, verso oriente e lontano alcune miglia, il convento dei frati Cappuccini, detto del "luogo vecchio" per il ricovero degli infettati e la tonnara di San Giuliano per i convalescenti. L'altro lazzaretto nel quartiere degli Spagnoli per accogliere le persone sospettate di contagio.


Lettera di un povero schiavo - Tunisi 7 settembre 1792

I transunti redatti il 22 novembre 1792 su richiesta del beneficiale Giovanni Battista Falso, probabilmente "sacerdote missaro", si riferirono a due lettere scritte per conto dei trapanesi Nicolò Malato e Francesco Provenzano, schiavi a Tunisi e probabilmente analfabeti.
... Sicchè vi priego caldamente di assistere al mio riscatto, perché ne trattano miserabilissimamente, che per mangiare ci donano grille salate, per dormire la nuda terra.


Il padre padrone del 1697
La vicenda accadde nel giugno 1697 e fu rapportata al secreto trapanese che ascoltò i testimoni sul fattaccio riservato al giovane garzone ...


Fatti, misfatti e connivenze mafiose nel 1849

Per noi Galantuomini è sempre 1848, e Voi plebbei dovrete a noi star soggetti, altrimenti sapremo artificiosamente ordir calunnia a vostro carico, in modo da farle comparire verità. Voi ricorrerete anco al signor Principe di Satriano, ma le informazioni dovranno prenderle da questa Autorità, le quali, essendo tutte nostre, risponderanno a nostro modo. Quanto potrebbe essere attuale questa frase scritta in una denuncia anonima nel 1849?


La landscape ecology del 1773

La manutenzione straordinaria servì a rimodellare il piano, in modo che per la strada passassero contemporaneamente fino a tre carrozze ....


Il miracolo di Maria Santissima di Trapani del 1759

Il 9 agosto 1759, il notaio Nicola Badalucco annotò nella sua minuta il miracolo dell'immagine di Maria di Trapani avvenuto il 5 luglio in una campagna limitrofa la città di Salemi. Si tratta di un evento soprannaturale accaduto nel feudo di Rampincallo, dove si recò l'arciprete Antonino Grillo per rilevare l'episodio con "più mature diligenze per l'accorso del fuoco" relazionato al reverendissimo Francesco Omodei, cavaliere della religione gerosolimitana.


Raffronto di pesi e misure siciliane del 1809 con il sistema metrico decimale

... Al fine di facilitare l'euristica del sistema di "pesi e misure" prima e dopo il 1809 con il sistema metrico decimale si pubblicano le tabelle comparative, che potranno essere d'ausilio nel computo delle rispettive equivalenze.


La sfera d'oro del Cavaliere Giacomo Carrera

Il 22 agosto 1739, sia il rettore del Collegio che il rettore dell'Opera delle 40 ore circolari si recarono in due studi notarili diversi per reclamare il primo, la formale custodia dell'ostensorio con atto di protesto e il secondo, l'effettivo affidamento attestato nel documento proveniente da Milano, con transunto per autentica. Considerato che la dichiarazione esplicativa del notaio milanese fu scritta il 9 giugno è evidente che i rapporti tra i due sodalizi trapanesi s'incrinarono molto prima e che qualcosa stava per esplodere.


Miracoli e processione dei Santi

Dal 7 agosto 1624 si porta in processione la statua di Sant'Alberto degli Abati in memoria del miracolo compiuto dal santo per aver liberato Trapani dal contagio della peste. Quell'anno i giurati confermarono il voto solenne fatto con giuramento nell'atto notarile di Pietro Cannizzaro. La delibera fu approvata da sei patrizi, dal notaio Antonio Migliorino e dal giudice Giovanni Ancona, il quale, in segno di riconoscenza propose l'acquisto di una tavola d'argento, del valore di quaranta onze, su cui far incidere l'effigie di sant'Alberto degli Abati e della Madonna di Trapani, plangia da collocarsi alla base del simulacro.



il tesoretto di Giuseppe Maria Berardo XXIV Ferro

Giuseppe Maria Berardo XXIV dei conti di Fiandra (capitano giustiziere di Trapani, cavaliere costantiniano dell'ordine di San Giorgio), lasciò il patrimonio familiare (compresa la "Berardia") ai figli Giuseppe Maria Berardo XXV, Salvatore (ciantro e prima dignità della reale cattedrale di Mazzara), Aloisio (o Luigi), Mariano, Michele, Giuseppa, Brigida e Giovanna (moglie di Michele Martino Fardella barone di Mokarta).


Disquisizione sulla Torre dei Pali

Probabilmente la torre era il luogo oltre il quale si svolsero i tornei del palio o pallio, il cui plurale è pallii ovvero "palij", nel disteso piano antistante ancora non occupato dal fossato di levante. Benigno da Santa Caterina, descrivendo il quartiere di San Pietro, individua il luogo della torre nell'isola Catito, zona dell'antica Giudecca, a fianco il palazzo della famiglia Ciambra.


Il male pestifero del 1575

Passato il flagello del terremoto del 1522 e quello successivo della pestilenza, nell'estate del 1575, ritornò in Sicilia la peste, che già aveva steso il manto del lutto tra gli abitanti della Goletta in Tunisia quattro anni prima.


la disavventura del capitano irlandese Neil Brouwn

Nel 1791, Neill Brouwn noleggiò la sua nave nominata Nancy alla ditta Hugh Montgomery e John Okman di Belfast per caricare a Trapani l’intero carico di cenere di soda e ricondurlo in Inghilterra a detta Città di Belfast. Il capitano, pronto a salpare con la nave e il carico di cenere di soda, si accorse di non avere disponibile la somma necessaria per pagare dazio, diritto di falangaggio e l’acquisto d’alcuni generi di provvista. Per tale motivo chiese un prestito al vice console Vito Forte che glielo negò.



Il naufragio del vascello olandese Zuerwer del 1768


Sovente in dicembre e in gennaio avvennero naufragi causati da improvvisi temporali e in questi frangenti, di verosimili disgrazie materiali ed umane, incapparono capitani di navigli esteri poco esperti del fondale e delle secche del porto di Trapani. La sventura altrui contentò in modo effimero la manovalanza trapanese e le loro famiglie sfamate a stento nell'improduttivo periodo invernale, quando gran parte della maestranze si trovò a riposo forzato per mancanza di lavoro stagionale eccetto per coloro che lavorarono nelle tonnare.


Alberto Borduela, aromatario - profilo biografico


Ricordiamo Alberto Borduela, aromatario, affinché resti noto il profilo biografico, la propensione e il suo attaccamento, compiuto per un decennio, nella Compagnia di San Michele e del Preziosissimo Sangue di Cristo, svolto con il grado di rettore e di curatore della gestione e della processione quaresimale.



Pillole rivoluzionarie Siciliane del 1848
"mangia il tuo cibo e dello stesso saziatene" [
mangia du to' mangia e du to' sazziatinni]


Bricconata ante insorgimento del 1860 dei futuri padri del Risorgimento siciliano si evincono in alcuni decreti del parlamento Generale di Sicilia del 1848. Per mera e curiosità e divulgazione, n'estrapoliamo e trascriviamo alcuni.


Ignazio Bartoli estimatore del presepe


Forse nipote dell'aromatario Dionisio Bartoli (che per anni condusse l'attività farmaceutica e curò con erbe medicinali tanti trapanesi), Ignazio Bartoli, anch'egli aromatario (figlio di Giuseppe) fu un uomo pio e rispettoso delle tradizioni familiari, soprattutto, per quel che riguardò l'esposizione del presepe di famiglia.



Mercurio Marceca e l'appidamento dello Spirone del Castello di Terra


Mercurio Marceca forse sarà citato in un ipotetico "Annale della Invittissima, Fedelissima e Benemerita Città di Trapani", per l'opera prestata in qualità di mastro marmoraro nel corso della sua vita, in beneficio di chiese, borghesi e per appalti civico e militari.


Giovanni Battista Fontana soprintendente e capo di brigata per la formazione della scogliera


I lavori consisterono nel diroccare una quantità imprecisata di pietra dagli scogli perimetrali il castello della Colombara, posta come barriera frangiflutti a protezione dell'enunciato fortino e l'isola di Sant'Antonio (dove sessanta anni dopo sorse il Lazzaretto). Nella stessa maniera si realizzò a borea una barriera di protezione delle onde che lambivano con violenza il terrapieno del Castello di Terra e la cortina della muraglia e mura di tramontana di Trapani. Nella realizzazione dell'opera, durata oltre quattro anni, si impiegarono relegati a lavori forzati e marinai che trasportarono nelle chiatte la truppa dei forzati, ed altri ministri per servizio di detta scogliera.


Introitj ed Esitj di soli salarj spettanti alli signori Guardiani

Nella minuta di un notaio si rileva un'inserzione sulle mercanzie transitate nel porto di Trapani nel corso di undici giorni e di particolare interesse si reputa la menzione di capitani olandesi, svedesi, danesi, inglesi e dei napoletani Cacace e Casanova, che caricarono sale a bordo delle rispettive imbarcazioni. Il documento espone sul conteggio delle provvigioni spettanti ai guardiani portolani per il servizio prestato dal 29 aprile al 10 maggio 1767, il cui pagamento fu eseguito dal gabelloto Sebastiano Piacentino, procuratore e delegato di Gesualdo Scinia arrendatario, giusto atto di procura in notaio Vincenzo Marchese di Palermo del 10 aprile 1767. Oltre i bollettini d'estrazione del sale, i tre portolani annotarono i diritti di produzione di fedi, licenze, provvigioni, responsali e pedaggi in tutto 63 concessioni.


le dodici colonne di San Rocco

Trascorsi alcuni mesi dalla rinuncia fatta dalla maestranza dei Massari nel contribuire alla spesa della riedificazione della propria cappella nella chiesa di San Rocco (chiesta loro dal precedente priore) e dopo aver concordemente i padri del terzo Ordine di San Francesco soggiogato le proprie rendite immobiliari per raggranellare le 5.000 onze necessarie alla costruzione della nuova chiesa, finalmente, si diede inizio ai lavori di ristrutturazione del sacro edificio. Il tutto iniziò sulla pressione esercitata dai senatori trapanesi, coscienti delle crepe formatesi sul tetto e sulla facciata settentrionale della chiesa prossime a causare un danno alla comunità, che intimarono ai religiosi di provvedere subito al loro rifacimento.


I legati slegati

Nella nostra Trapani, i monasteri, conventi e chiese sono stati privati d'edifici e di terreni, frutto di legati testamentari di fedeli. Oltre l'esproprio s'impedì l'introito dei diritti di cenzo e degli interessi sulle rendite immobiliari, cospicua fonte di sostentamento.



La forza della ragione di Paola Pellegrino

Qualcosa non andò per il giusto verso e la ragazza si ammattì. Il promesso sposo buttò all'aria il fidanzamento e per lo sconforto Paola Pellegrino sfogò risentimento sulla gente del quartiere con insulti, minacce ed "eccitazioni al disordine" tali da costringere Vincenzo Sansone, commissario di Polizia, a rinchiuderla in cella per tre giorni.


il parafulmine di Leonildo Redaelli

Giunse il momento di pubblicizzare e di vendere il parafulmine nel Regno delle Due Sicilie. Il milanese Leonildo Redaelli, Macchinista della Commissione Centrale e Provinciale de' Pesi e delle Misure, più volte premiato per aver migliorato la bilancia idrostatica (perfezionata nel 1845 da Bonaventura Bandieri) e quella docimastica (già congegnata nel 1808 con somma precisione da Giovanni Culot) si fece carico di tale impegno.



la croce e la corona di spine d'argento

Nell'apoca si specificò il peso della croce in 3 libbre, 11 oncie e 13 trappesi corrispondente agli attuali chilogrammi 1,533 e il peso della corona di spine in 5 oncie e 7 trappesi equivalente a grammi 138, di argento apprezzato 11 tarì l'oncia di grammi 26 d'argento fino di bolla.



la fede di matrimonio del colonnello Sebastiano Rosaroll

1780, sulla fede di matrimonio del colonnello Sebastiano Rosaroll di Napoli. Per opportuna conoscenza e testimonianza, forse utile a chi vorrà approfondire la figura del colonnello degente a Trapani nel 1803, si trascrive il testo del certificato, la convalida militare e licenza a contrarlo.


1794 - Il carabiniere premiato


Non si può contestare la notizia, più volte letta in diverse scritture notarili di fine Settecento e d'inizio Ottocento, riguardo l'esistenza del reggimento dei bersaglieri dei Borboni istituito anni prima del reggimento dei bersaglieri dei Savoia, quantunque non è contestabile la notizia che una sezione militare di carabinieri borbonici esisteva già in quei tempi. La fondatezza si evince nel rogito di Giuseppe Anastasi del 1794.



Il tesoretto di suor Tommasa


Suor Tommasa, al secolo Giovanna Scavone (vedova di Gaspare Messina), dopo la morte del marito si ritirò nel monastero di S. Maria dei Sette Dolori. Giunta alla fine dei suoi giorni chiamò il notaio Gaspare Fiorentino per dettare le sue ultime volontà. Giacente a letto, sana di mente e di loquela, dispose il nuovo codicillo testamentario ed annullò quelli redatti prima.



Marcello Fardella, duca di Cumia e l'ordinanza sui cani randagi del 1831

Nelle sue "Opere" del 1848 Vincenzo Mortillaro, marchese di Villarena, traccia il profilo biografico e politico di Marcello Fardella, personaggio trapanese che riscontriamo firmatario dell'ordinanza sui cani randagi pubblicata a Palermo nel 1831. Avvalendoci delle notizie lette in detto libro ben volentieri contribuiamo ad estendere una testimonianza sintetica sul Duca di Cumia, finora sconosciuto ai trapanesi.



Sui consolati e sulla "Bandiera di San Marco"

Anche a Trapani s'insediarono diversi consolati che tutelarono le spedizioni di merci da e per l'estero e controllarono gli interessi commerciali di mercanti e capitani. Sul finire del Cinquecento, Francesco Giovanni Pugnatore nel suo manoscritto ci dà un ragguaglio intorno a consolati dislocati in città, istituiti nel corso della reggenza di Ruggero II d'Altavilla. I consoli vigilarono non soltanto l'attuazione contrattuale dei noli marittimi, ma perfino le avarie redatte con particolare attenzione nella compilazione della massa attiva (creditoria) e della massa passiva (debitoria) della nave e del carico trasportato via mare. Si occuparono anche di comporre le polizze di carico al capitano a cui si augurò il "buon salvamento nel nome di Iddio".


Robbe inutili

Definiti oggetti di "tenuissimo valore", oggi sarebbero oggetto di studio e di approfondimento, soprattutto per quanto riguardo l'arte minore a Trapani nei secoli XVIII e XIX e gli autori che non ci sono noti.



1837 - Ordinanza d'Intendenza su alcune attività commerciali

Il 17 settembre 1839, nel "Giornale di Intendenza" si pubblicò l'ordinanza "necessaria che sopra alcuni mestieri sia portata una particolare vigilanza, onde prevenirsi gl'inconvenienti e gli abusi, che per esperienza si sono ravvisati frequenti" disposta dall'intendente Filippo Laurelli. Da quel giorno, qualsiasi attività commerciale fu monitorata, registrata e sorvegliata con maggiore cura dall'intendenza trapanese e fu sottoposta al controllo degli ufficiali di Polizia.


sul doppio precetto

Sebbene fosse in vigore il manifesto dell'intendente Filippo Laurelli sulla santificazione della festa con l'astensione "dal prestare ogni sorta di opere servili ne' giorni sacri a Iddio e particolarmente consacrati all'adempimento dei doveri di nostra Santa Religione", emesso nell'ottobre 1839, persistette l'ostinata disattesa alla emessa ordinanza di alcuni ceti trapanesi, che continuarono ad esercitare la propria attività distogliendosi dall'osservanza del precetto domenicale. Perfino Ferdinando II di Borbone, nel corso di sue ultime visite per le province del regno, compiute sul finire del 1844, notò con rincrescimento che il precetto non era rispettato.




1755 cattura di 89 mori algerini nel porto di Trapani

... L'intero equipaggio fu assalito e catturato da quattro lance capitanate dal Capitan Veneto Comandante delle due Galee Reali Napolitane di transito a Trapani e gli ottantanove mori furono accolti in una delle due galere. D'interesse il richiamo nel documento delle Galee Reali Napolitane realizzate nel primo decennio del regno di Carlo III Borbone, costituite dalle galere di "S. Gennaro, della Concezione, di S. Antonio e la Capitana", delle quali non si sa quali fossero ancorate nel porto trapanese.



Le pietre stesse hanno compassione dello schiavo Rosario Provenzano

Lo sventurato figlio Rosario Provenzano era affezionato al patrizio trapanese, che lo ricorda nella sua lettera del 30 ottobre 1799, scritta ad Algeri ed inviata al padre Giovanni, nella quale gli esponeva la penosa condizione di povero schiavo, relegato nelle carceri di Algeri.



sulla bolla della Santa Crociata

Nelle apoche del primo decennio del Seicento troviamo inserite attestazioni riguardo la consegna di Bolle della Santa Crociata, ovvero di quei diplomi con cui diversi Papi, tra cui il primo ispiratore Papa Paolo V, dispensarono grazie ed indulgenze ai fedeli che le acquistarono dietro pagamento della espressa elemosina sul documento. Il nome di Bolla della Santa Crociata trasse origine dalla volontaria contribuzione data da alcuni Crociati, che pagarono del denaro per sostenere la guerra contro gli Infedeli di Terra Santa, "in sussidio della Regia Armata e beneficio della Christiana Religione".



chiusura ed apertura delle Porte di Trapani

Persa la qualifica di Piazza d'Arme, tra le novità del periodo si presentava quella riguardante una diatriba tra il Comune e la Provincia concernente la chiusura delle otto porte cittadine. Nella vertenza, durata dal 1852 al 1859, interveniva il "Comando in Capo del Corpo di Esercito oltre il faro e squadra delle acque di Sicilia" e il luogotenente generale Carlo Filangieri principe di Satriano, che moderava le tesi spalleggiate dalle parti sulla chiusura della Porta di Mare, punto di transito e di traffico commerciale sorvegliato dai funzionari doganali e comunali. Il provvedimento si uniformava ai dettami sulla sicurezza delle cosiddette "Piazze Aperte" ed in particolare a Trapani, "Città disarmata, in dove è vietato che le porte rimangano aperte fino a notte inoltrata" sorvegliate dal "Capitano delle chiavi".



uno sconosciuto Woodhouse

Anche a Trapani diversi notai hanno redatto contratti per conto dei Woodhouse. In uno del 1803, relativo ad un nolo marittimo, troviamo citato William Woodhouse che spediva a Napoli quattordici botti dette "pipe" formate rispettivamente da otto mezze pipe e trentacinque quartarlori ben rivestitite, per un totale di circa 5.880 litri di vino.


Sale ardor del Sole

Il sale di Trapani è di un ottima qualità stante il sole molto ben lo cuoce. La mercanzia del sale è un capo di commercio per Trapani, perché in ogn'anno si veggono nel porto quantità di navi venuti apposta da diversi regni per farne compra e carico.



Screzi ed angherie tra un patrocinatore e il suo assistito

Leonardo Scuderi, vessato da prepotenza e della non restituzione di propri oggetti preziosi e tessuti dati in pegno, denunciò e accusò di frode, di furto e di falsità il suo patrocinatore Francesco Barbara. Non si ha alcun esito sulla risoluta vertenza giudiziale, e non si conosce la versione sui reali fatti contestati da Scuderi a Barbara e la pertinente replica o contestazione del patrocinatore, considerate alcune incongruenze illegali su quanto affermato dall'esponente riguardo le scritture private. Nel documento è menzionato Gaetano Mezzacapo, comandante d'armi per la provincia di Trapani, protettore di Francesco Barbara, padre dei futuri senatori del regno d'Italia, Carlo e Luigi.


Il sale, pregiata gemma


Questa frase riserba duemila anni di storia e condensa il grande traffico, la produzione e il commercio che questo minerale apportò all'economia cittadina. Ci limitiamo di tracciare alcune curiosità e piccoli conteggi di esemplificazioni di atti notarili del 1800, dei quali, alcuni, si considerano nelle contrattazioni di Salvatore Malato, riguardanti le pleggerie e le avarie marittime. Particolare interesse presenta il documento del 1815 sottoscritto nel primo decennio dai proprietari e dai gabelloti, che attestò la superficie e la dislocazione delle saline trapanesi citate con gli antichi nomi.



per la licenza d'arme


Nel carteggio del 1821 redatto dal cancelliere del Giudicato Regio del Circondario di Trapani troviamo le attestazioni sugli atti ricognitori e sull'idoneità di alcuni trapanesi a detenere armi da fuoco.


lista di abbreviazioni e di parole citerate


Certamente non è una lista esaustiva, ma comprende le parole citerate ed abbreviazioni presenti nelle scritture notarili redatte tra il Settecento e l'Ottocento, che possono aiutare il ricercatore che si accinge a leggere ed estrapolare il contenuto di diversi contratti redatti in quei secoli.


disamina su gabelle

La gabella era l'imposta che gravava sul consumo d'alcuni beni primari arrendata ad un partitario, esatta da un suo collettore di fiducia. Ne troviamo diverse elencate in tanti elenchi o esposizioni d'introito, debitamente allegati a scritture notarili ed altre menzioni espresse nei registri dei copia lettere, e miscellanea delle scritture del senato di Trapani.



sorbetti e gelati solo per pochi

una analisi sulla produzione e commercio dell'arte dolciaria trapanese dell'Ottocento


l 'affitto di un servitore

Nel 1811, mister John Allers assumeva al suo servizio il trapanese Antonino Barbera. Il germanese, commissario al servizio delle truppe di Sua Maestà Brittanica degente nella nostra città, lo prese a servizio per espletare in maniera diligente e con tutta quella fedeltà ed onestà conveniente a detto carattere di servidore.


I mercanti trapanesi del 1809

Nel primo decennio dell'Ottocento Benigno da Santa Caterina afferma che in città operavano il commercio parecchi mercanti e afferma che il loro numero ascendeva a cinquanta componenti il ghota imprenditoriale di quel periodo. L'agostiniano scalzo, non annovera i nomi dei negozianti che operarono a Trapani secondo professionalità e titolo. In una scrittura notarile del 1809 li riscontriamo e con esattezza ci accorgiamo che il loro numero ascende a sessanta Mercadanti, Negozianti, Commercianti, ben oltre i cinquanta menzionati dal frate, reciprocamente in affari. Nella scrittura riguardo la pesatura di proprie mercanzie in Città e fuori dogana, e precisamente la soda, coralli e altro leggiamo le loro firme autografe e sveliamo i loro nomi. Gente onorata ed ossequiata, tra i quali riscontriamo alcuni che coprirono l'ambita carica senatoriale e il cui operato fu messo sotto accusa tra il 1817 e il 1819 per presunto peculio a danno del Comune.



1573 disposizioni dei giurati trapanesi sulla fiera di mezz'agosto

Imperochi li jorni passati per consiglo congregato et determinato in lo convento di Santo Augustino a di xxiiij di lo misi di Jugno fu determinato et accordato per li inconvenienti da li magistri mastri di fera di lo anno presenti chi pro tempore sunno circa la constituctioni di li salarj de li barracchi di qualsivoglia robbi et mercantij che si farranno in questa città .......



il molino che moliva da solo di Gaetano Alberti, scultore cieco

Gaetano Alberti nei primi anni dell'Ottocento realizzava il modello di quel molino per molir da se solo, senza l'aiuto attualmente necessario degli animali, del vento o dell'acqua. Forse Alberti, attraverso specifici studi, scopriva il moto perpetuo da applicare ad un molino di grandezza nella terza parte degli attuali molini del Serraglio, che avrebbe risolto problemi malagevoli della molitura del grano. ...


Gli infelici del 1840


... In altri sovrani rescritti e fino al 1840 non v'è traccia od interesse del legislatore di istituire ospizi per portatori di handicap. Nel 1840 l'arciprete della chiesa di San Pietro, il ciantro della chiesa di San Lorenzo e il parroco della chiesa di San Nicola contribuirono a fornire all'intendente Filippo Laurelli, col precipuo intendimento di mera informazione, i dati anagrafici e le notizie riservate su alcuni invalidi trapanesi abitanti nei quartieri sedi di ciascuna chiesa. A cosa e per quale scopo si scrisse l'elenco dei ciechi, storpi e muti trapanesi non è dato di sapere e non sappiamo se in quel periodo si pose in rilievo l'esigenza di istituire un ospizio trapanese per il ricovero di tali soggetti.



sulla fontana Saturno, Nume e fondatore di Trapani


Nel 1342, la fontana posta nella piazzetta di S. Agostino e costruita sessanta anni prima fu soppiantata da una nuova per segnalato favore della famiglia Chiaramonte alla Città. Sulla nuova fontana si posero tre tazze o conchiglie di marmo e sopra d'esse un conchiglione da cui sgorgava l'acqua canalizzata dal lato sud est di Erice invece che dal luogo detto Magelasana, ove sgorgava un'acqua dal "disgustevole sapore".


coniugio di due Biaggini con due Safina

La ricerca su famiglie e su personaggi emergenti non conosciuti contribuisce ad esaminare quanto è gravitato sui rapporti intrattenuti con i loro pari, a desumere eventuali corrispondenze o combinazioni affaristiche che possono aver apportato un beneficio alla società trapanese e alle maestranze che usufruirono di loro committenze. Sulle stime d'orafi ed argentieri trapanesi si traggono cospicue disamine e narrativa in alcuni libri, specialmente sui preziosi appartenuti a famiglie patrizie. Manca tuttora un'attenta relazione su quelli posseduti da famiglie borghesi, forse, conservati gelosamente dai loro discendenti o da collezionisti privati. Un interessante elenco di preziosi e vestiario è allegato ai capitoli matrimoniali redatti tra Emanuele Biaggini e Vita Safina e tra Giovanni Biaggini ed Antonia Safina, compilato dai consoli di ciascun'arte, che valutarono gli oggetti comprati ed apportati in dote dalla suocera Maria Agata Piazza alle proprie figlie.


1659 - Sulla Congregazione dei Servi di Maria (Addolorata)

Trascorsi novantuno anni, l'11 dicembre 1792, il notaio transuntava il documento in cui si specificava l'istituzione della congregazione avvenuta il 30 novembre 1652 e non nel 1659, anno citato da Benigno da Santa Caterina.




Poste e collegamenti marittimi nel Regno delle Due Sicilie

Tra i fiori all'occhiello della Real Marineria del Regno delle Due Sicilie si annoverava la pirofregata Archimede e i tre piroscafi Diligente, Etna e Corriere Siciliano della Compagnia di Navigazione Vincenzo Florio. Li troviamo rammentati in un manifesto a stampa del 1859 riguardo gli orari delle partenze settimanali dei passeggeri e dei collegamenti postali. Il manifesto, stampato a Palermo ed inviato agli intendenti e ai sindaci siciliani, presenta nel frontespizio il prospetto dei giorni di collegamenti postali tra Palermo e Napoli, Messina e Napoli e le altre città della Sicilia, per la cosiddetta "linea di levante" fino a Reggio Calabria e "linea di ponente" per Pantelleria, Lampedusa ed occasionalmente con le isole Ustica e Lipari.



Sui tradizionali festeggiamenti

Il breve excursus steso con parole acquisite dagli attori intervenuti in diversi contratti amplia parzialmente la conoscenza d'antichi riti e consuetudini celebrativi avvenuti nel recente passato a Trapani. Sono notizie non esaustive che occorre approfondire per restituire quanto di nascosto ancora è celato e non scoperto sulla tradizione e sui festeggiamenti popolari trapanesi scomparsi.


1653 - La scaramuccia tra sette vascelli olandesi e un vascello inglese nel porto di Trapani

... Giunti gli Olandesi vicini il forte della Colombaia, salutando prima alla città, presero dapprima il vascello connazionale carico di ogni beni e dopo abbordarono quello inglese lo quali era molto bene armato. La scaramuccia durò forse breve tempo e sotto le cannonate sparate dai soldati spagnoli dal bastione di San Francesco e dal forte della Colombaia.


Sulla società di due barbieri

L'antico ceto barbitonsor era formato soprattutto da cerusici, che amministrarono l'Arte ministra della Medicina e a riguardo della nobiltà del soggetto impiegarono hora il salasso con aprirgli le vene, hora con applicargli su le membra le ventose, hora con iscanficargli le parti, hora con affigergli le mignatte, o vero sanguisughe, hora con amministrargli il cristiere e finalmente con adoperargli i vessicatorij.



Su schiavi e loro stime

Curiosamente il notaio designò gli schiavi non di pelle o di colore olivastro, bensì con "pelo olivastro", alla stregua di pregiati animali da soma. … Dopo un sì proficuo scambio commerciale tra cattolici e musulmano, ciascuno ritornò alla solita occupazione ed immancabile vespertina orazione.


1813 - rinnovo del nono consiglio comunale


.... Tra l'otto e il nove aprile, diversi notai hanno redatto altrettante procure a Francesco Burgio Testagrossa, mastro notaio del senato trapanese, affinché in nome, vece, e cambio del costituente alla presenza dell'Illustre Signor Don Francesco Barlotta Morano de' Principi di San Giuseppe, Senatore Seniore, e capitano Giustiziere Interino di questa Città di Trapani, Regio Consiliare, pubblicasse ad alta voce il voto affermativo del sudetto costituente in favore delle infrascritte numero settanta persone concorrenti alla organizzazione del Civico Conseglio. ....


tassonomia dei coralli trapanesi


Di tanta estesa letteratura sul corallo trapanese conosciamo una vasta cronistoria fino al XVIII secolo, poiché gli studi e le ricerche d'edotti scrittori non proseguono oltre. Eppure, oltre la selettiva ed impeccabile descrizione delle attività del ceto dei corallai e dei corallini riscontriamo anche i corallisti, ovvero i commercianti di corallo. Grazie alla loro attività veniamo a conoscenza delle esportazioni del corallo non solo a Livorno, città caposaldo affaristica trapanese, ma anche in città ancor più lontane.


Spese funebri d'agiati defunti

Nel prospetto, con riguardo ai nomi d'alcuni defunti, sono evidenziate le tariffe medie praticate dai prelati di primarie chiese trapanesi. Raffrontando le cifre esposte si rileva la tariffa pagata dagli esecutori testamentari di circa un'onza all'arciprete della chiesa di San Pietro, al parroco di San Francesco, al ciantro di San Lorenzo e al parroco di San Nicolò e quasi di due onze al parroco della chiesa di San Domenico per la sonatura delle campane, cifre valsente a sei settimane lavorative di un mastro, che in quel tempo percepiva un salario mensile di un'onza e qualche tarì spicciolo. I parroci delle chiese minori si accontentarono in media di una decina di tarì. Peraltro, si riscontra l'esagerato costo per l'acquisto della cera in misura del 50% del pagamento totale compiuto dagli eredi. La cera era prodotta sotto forma di candela o di torcia e a volte si riutilizzava la cosiddetta "arsiccia" dai mastri dei sette opifici cerari che operavano in quel periodo a Trapani, come riferito da Benigno da Santa Caterina nel manoscritto della sua "Trapani Profana" del 1810.



Prezzolati loculi e disinteressata missione dei preti missara

L'attaccamento alla vita terrena non esulava la postuma e purgante, perseguendo l'ancestrale retaggio del culto dei morti ecclesialmente amplificato dalla conquista della vita eterna garantita con corresponsione appropriata, secondo lignaggio, di debita elemosina e le scritture notarili sono strapiene di attestazioni e apoche sui postumi pagamenti di spese funerarie e acquisizione dei loculi sepolcrali.


l'orologio d'oro di Mario Marrone

Nel 1796, Mario Marrone incappava in una vicenda giudiziaria per via di un orologio d'oro e per la mancata corresponsione di suo lavoro prestato alla sua accusatrice Maria Anna Abrignano. L'evento è riepilogato nella lettera allegata al transunto del notaio Giuseppe Anastasi, avallato dalla fede di cinque colleghi, il quale attestava che il documento era esente da vizi, era autentico e sottoscritto dal tenente Luigi Salomone.



la contesa degli alberelli

Fino alle soglie del 1860 a Trapani non esisteva alcun albero in una via o in una ristretta piazza a causa della racchiusa conformazione planimetrica dei principali quartieri recanti i nomi dei Santi delle tre principali e litigiose chiese di San Pietro (zona Casalicchio), San Lorenzo (zona Palazzo) e San Nicolò (zona Rua Nuova); quartieri soppiantati nel 1806 dai cinque nuovi laici rioni di Botteghelle, della Giudecca, dei Biscottai, della Loggia e di Rua Nuova.


sulla carta bollata

Tra il 1639 e il 1641 il fisco di Filippo III di Spagna formalizzava la carta legale con l'imprimatur del proprio sigillo di due grani a foglio. L'utilizzo della carta "bollata" anche per questioni giudiziarie ebbe breve durata e ritornava con logo diverso nei primi anni dell'Ottocento.


1870 il testamento dell'Imparziale

Sul finire del XIX secolo si pubblicarono a Trapani alcuni quotidiani e settimanali letti da una ristretta élite. Ne citiamo alcuni: la Vita Nuova, l'Esopo, il Mandracchio, lo Scarafaggio, la Gazzetta di Trapani, Turrigny e l'Imparziale. La redazione dell'Imparziale pagò lo scotto della forzata chiusura d'attività giornalistica per aver offeso e divulgate notizie personali su alcuni personaggi trapanesi di quel periodo, nel presunto non rispetto di un inesistente codice deontologico e per aver violato alcune consuetudini basate sull'onore e sull'apparire.



1837 - Il bigliardo del Circolo della Concordia di Trapani


Il secolo decimonono è stato immortalato con una perifrasi dal "sommo poeta" Giuseppe Marco Calvino che è vissuto proprio in quel periodo. Il vate trapanese, di tanto in tanto, dava stoccatine alla classe agiata trapanese pur vivendovi in stretto contatto. Per lo più erano patrizi latifondisti, che non disdegnarono organizzare deliziose scampagnate nei loro bagli, dilettarsi nel teatro di San Gaspare, tentare la sorte al regio lotto e riunirsi in un circolo ristretto a giocare a biliardo.



L'accordo delle Marinerie per la redenzione degli schiavi trapanesi

L'opera caritatevole era insita non soltanto nel loro essere marinai o pescatori ma anche e di certo nei loro statuti, in cui primeggiava l'operato e il soccorso comune, specialmente nei difficili momenti dei fortunali, di avarie marittime e di quant'altro fosse imprevisto a mare aperto. Fin da piccoli, marinai, pescatori e raiss abbracciarono un mestiere alquanto difficile, irto di pericoli e nello stesso tempo avventuroso.




la salina di un pugliese

Pare che il capitano Costa avesse una certa familiarità con il superiore Don Raimondo de Blanch, dei Marchesi di Campolattere, tenente colonnello proprietario, Cavaliere Gerosolimitano e del real Ordine Costantiniano della stessa legione, al quale, nel 1777, confessava il desiderio di costruire una salina nel sito chiamato Mare secco delli Birgi, dietro la torre di San Teodoro. Costa, che aveva alle spalle trenta anni di carriera, prossimo a maturare la regia pensione, ponderava di impiantare una salina nello stagnone di Marsala per se e suoi eredi.


i relegati del Gran Duca di Toscana

Nel settembre 1790 iniziarono i preparativi ed i festeggiamenti per le nozze del terzo granduca di Toscana, il ventunenne Ferdinando d'Asburgo Lorena con la diciassettenne Maria Luisa Amalia Teresa dei Borbone di Napoli, principessa del Regno delle due Sicilie e due volte suo primo cugino. La relazione parentale era di comodo e scambievole nella facilitazione commerciale tra i due Stati, specialmente per quelli marittimi. Non si dimentichi che per secoli si tennero attive le rotte marittime tra le principali città costiere siciliane con Livorno, e non ultima in classifica, Trapani, da cui, sul finire del Settecento, uno sparuto gruppo d'arguti imprenditori v'istituì proprie agenzie per interscambi internazionali. Alle convenienze parentali borbonico-asburgico si aggiunse un traffico di carcerati toscani condannati ai ferri nell'isola di Marettimo (il cui anagramma è "morte mia"), di Favignana e nel carcere trapanese della Colombaia.


l'apparato per la festività dei defunti


Benigno da Santa Caterina ha lasciato una traccia comparabile su quanto da noi letto in un atto notarile del 7 settembre 1759 riguardo la chiesa del Purgatorio. Nella scrittura, il notaio menziona il noto sacerdote Domenico La Bruna, pittore ed autore di tanti dipinti ad olio, tuttora esposti in diverse chiese trapanesi e si sofferma anche sull'opera della congregazione delle anime sante del Purgatorio, i cui congregati, si riunivano nell'omonima chiesa per celebrare il giorno di tutti i Santi e per tutta l'Ottava vi stà esposto il Divinissimo Sagramento, per le 40 Ore Circolari con superbo apparato. Il giorno Primo di Novembre verso le ore 23 [intorno le 5 pomeridiane] si canta l'Officio Solenne de' Difonti e si sparge il Libretto a chi vi concorre e poi si termina con un panegirico di aspettazione in lode delle Anime Purganti.


un enigma da svelare

E se l'inventario trascritto nel 1606 fosse stato compilato anni prima? Infatti non è sensato il legame tra la data del testamento di Greco scritto nel 1592 e l'apertura di eredità del 1606, avvenuta 14 anni dopo la sua presunta morte. E se il quadro della Pietà fosse quello della "Pietà dei Massari"? Chi affermò la verità?


La disputa per un Cappuccino conteso con
uno spirito di vertigine

Correttamente non si parla di un cappuccino all'italiana, con tanto latte, caffè ristretto ed abbondante schiuma, guarnito di polvere di cacao amaro. Il testo è il resoconto di una contesa avvenuta nel 1824 tra il clero trapanese, per tramite la congregazione di S. Francesco di Sales e il clero pacecota riguardo l'impartizione degli esercizi spirituali del cappuccino Francesco Antonio da Castelvetrano. Al vertice della congregazione e con l'incarico di superiore era Diego De Luca (1744-1826), estimatore dei dipinti del santo vescovo. Il vecchio ciantro, prossimo a lasciare il "suolo terreno", pertinace nel suo spirito non arrendevole nel contrastare le dispute, firmava la petizione spedita all'intendente trapanese Placido Riccio barone di San Gioacchino per convenire sui giorni di visita del missionario sballottato e condiviso tra il clero di Trapani e quello di Paceco.



Ducati, grana e cavalli


Rispetto a conversioni monetarie d'altre nazioni, Ferdinando IV poi Ferdinando I, tronfio dei suoi reali titoli, emanava nel marzo 1820 il decreto sull'adozione e circolazione forzata del ducato in Sicilia.
Il gagliardo settantenne Francischiello confortato dalla ganza morganatica Lucia Migliaccio duchessa di Floridia e Principessa di Partanna, completava parte del suo innovativo progetto, dopo aver ristrutturato in leggi alcune antiche consuetudini, emanato i decreti riguardo la conversione legale sui "pesi e misure", il riordinamento del notariato, l'istituzione dell'anagrafe civile, del catasto immobiliare, l'istituzione dell'Intendenza che sopprimeva le Secrezia, delle province, dei comuni ed altro ancora.



1714 - sulla permuta di tre case terrane di proprietà della Collegio della Compagnia di Gesù con un palazzotto di case della Confraternita di San Michele Arcangelo

Il contratto, con il quale, si permutava con reciproco valore di 190 onze siciliane, le tre case di proprietà dei padri gesuiti trapanesi con altre case della Compagnia di San Michele Arcangelo, necessarie per l'ampliamento della loro chiesa, i cui lavori iniziarono dopo il 1714 e non prima come riportato in alcuni testi. Elenco dei confrati della citata Compagnia e trascrizione delle adunanze del 1713.



1771 La soppressione del barbaro costume di bullarsi nelle carni li bambini illegittimi

Non esistendo l'ufficio d'anagrafe, istituito ufficialmente nel 1820, per riconoscere e distinguere un proietto si marchiava con un bollo cancellabile una parte del suo corpo. Accadeva, che togliendo il "marchio" di un proietto deceduto ed apponendo simile bollo con un falso sigillo su di un altro bambino, si brogliava la Deputazione de' Proietti, che ignara proseguiva la corresponsione del sostentamento e dell'allattamento del proietto deceduto riconosciuto vivente.


il pane di munizione

Nelle minute notarili e tra faldoni della Secrezia troviamo suppliche e richieste di sostentamento d'alcune donne, per il più vedove, che ridotte in miseria chiedevano aiuto alla sovrana maestà Ferdinando IV di Borbone.



cartografia della tonnara di Bonagia


primo cinquantennio del Settecento - cartografia della tonnara di Bonagia e inventario delle reti della pesca del tonno




1616 - Isabella, la schiava negra prediletta del vicario foraneo

In atto di rendere l'anima al Sommo Creatore, anche un potente vicario foraneo scioglieva il vincolo terreno e si preparava all'estremo sorpasso, probabilmente destinato in antro dove espiare colpe accumulate nel corso della pia vita ecclesiale.



1774 la patente di corsaro

quell'anno il vicerè marchese Fogliani spediva da Messina la patente di corsaro al trapanese? Antonino Angelico per esercitare legalmente la corsa nel bacino del Mediterraneo.


l'interprete anglicano


Grazie a distinti ed ignoti interpreti s'apprendono i testi e la relativa traduzione di contratti formalizzati da alcuni notai trapanesi, anch'essi intermediari del progredire tecnico commerciale, tra i quali, si ricorda Gaspare Guarnotti, che ha avvolto un'estesa clientela di mercanti, fonti delle nostre ricerche.



altri due vecchi epiteti: fimminella e zicca


Oltre le mosche e le zanzare, le zecche (zicche in dialetto) insidiavano i trapanesi che convivevano con le bestie e gli animali da soma. Per l'azione di quest'insetto, che si appiccica addosso a qualcuno, similmente s'identificava un personaggio che, con modi ed agire appiccicoso, si attaccava e stava dietro altro.


1750 Antonio Fontana e le salkine di Santa maura (Lefkada)

Il 10 gennaio 1750, il duca de la Viefuille, con proprio dispaccio e su ordine reale, proibiva a tutti i sudditi di lavorare nelle saline estere. La suprema decisione scaturiva in seguito al rifiuto del marchese Campo, duca di Rebuton (comandante della piazza di Trapani) di rilasciare il passaporto ad Antonio Fontana, per recarsi a lavorare nelle saline di Santa Maura.



per la tragedia di Amnone

Correva l'anno 1611 e nella chiesa di S. Giovanni si affrettavano i preparativi per la rappresentazione del dramma di Tamara e Amnone.



intricati protesti cambiari

In diversi documenti conservati nel fondo della Secrezia si desume il costante commercio e la conseguente crescita patrimoniale d'alcuni mercanti, porzionari ed armatori, che si arricchirono esportando per via mare svariati prodotti trapanesi in Italia e nei paesi costieri del Mediterraneo, finanche a Londra, dove attraccava il brigantino "Salvador" di Salvatore Malato e arrivavano i coralli pescati nei mari della Barberia spediti da Giacomo d'Alì. L'attività commerciale e finanziaria d'inizio XIX secolo erano regolate ancora da antiche consuetudini e dai nuovi strumenti finanziari che iniziavano a sostituire la moneta metallica circolante. E sebbene il regno delle Due Sicilie fosse in aperta ostilità con Napoleone Bonaparte, continuavano gli scambi commerciali con la Francia ed il bacino del Mediterraneo.



Anime travagliate

Non solo uomo probo e pio, ma anche sostenitore nel far rispettare le leggi specialmente quelle che avrebbero dovuto regolamentare l'osservanza del cosiddetto "doppio precetto". Senza alcun timore di sorta, nel 1825, informava Ferdinando I di Borbone su comportamenti indecenti di popolani e mastri.




Anime inquiete

Nel 1813, Antonio Lamea e la moglie Sebastiana Buzzo difesero strenuamente la dignità della figlia Antonia insidiata da Giuseppe Lombardo. Per conquistare la sua amata, il giovane ricorse all'intermediazione del canonico Antonino Romano suo confessore mezzano, che con mirati gesti invitava la giovane ad acconsentire alla richiesta di matrimonio.



gli acconci sulla condotta della Tuppilla

Se gli scoli d'acqua piovana e reflui, laterali ai marciapiedi, (similari alle odierne fognature) erano in condizione tale da non permettere un perfetto deflusso e di quest'inconveniente si lamentava il patrizio Giuseppe Maria di Ferro e Ferro, che dire allora del fetore che esalava da circa un mese nella Tuppilla del lato esterno sulle mura di mezzogiorno?


sulla lettera di cambio

Le rimesse di denaro su contrattazioni e transazioni si eseguirono in contanti in moneta nazionale o estera (quest'ultima circolante nelle città costiere), ma anche con l'emissione della cosiddetta lettera di cambio. La lettera di cambio rappresentò un espediente per aggirare il divieto ecclesiastico sull'usura, attuato sul richiedente che pagava un montante con interessi superiore al 7%. Spesso è stato il tramite per trasferire grosse somme senza dover spostare il denaro contante.



la luminaria del 1822

Il primo memoriale, datato 24 agosto 1822, riepiloga quanto successo nelle serate del festino e nelle pubbliche strade dove si disposero 56 piramidi 16 piramidette nella prima sera dell'artificio di fuoco apposte nella strada del Bastione di San Francesco alla porta de'Cappuccini.




sull'osservanza festiva dei Pescatori

Solitamente anche la domenica era un giorno lavorativo particolare; i bottegari ed esercenti un'attività artigiana e professionale lavoravano nel primo mattino e dopo aver regolarmente assistito alla messa, si godevano il resto della giornata festiva. Perfino nei giorni di Natale, Capodanno e Pasqua si esercitava il mestiere e la professione e la testimonianza si rileva anche in quelle scritture notarili rogate in quei giorni.




Sul regio giudicato del circondario d'ogni Capo Valle

Ferdinando I dei Borboni di Napoli, soprannominato re nasone, si avviava al viale del tramonto e benché fosse in età avanzata, approvava la modifica dell'apparato politico-amministrativo del suo regno, ancora detto delle Due Sicilie. Con la soppressione della regia corte capitaniale e del capitano giustiziere s'introduceva il regio giudicato del circondario d'ogni Capo Valle e l'istituzione dell'intendenza.



l'eco indimenticabile della battagliua di Lepanto

Adi 7 di ottobre 1571. giorno di domenica fu presa la armata da don giovanne di austria del granturco quale armata di detto don giovanni consistia in galeri n° 150 e detta di lo turco in galeri n° 300 e cossì fu miracolo di Dio poter fare detta vittoria.



Sulla corrispondenza tra Giovanni Andrea Doria e Filippo II di Spagna


Alla vasta corrispondenza tra Filippo II di Spagna e Giovanni Andrea Doria (nipote dell'ammiraglio Andrea Doria) recentemente si sono aggiunti due lettere pubblicate dall'Archivio della Frontiera. Sono state scritte da Giovanni Andrea Doria in seguito alla catastrofe di Gerba, nella quale fu sconfitto il Duca di Medinaceli, vicere di Sicilia. La prima lettera, datata 14 settembre 1562, fu scritta durante la permanenza forzata del principe genovese a Favignana.



la lavanda dei piedi

Sul finire del Settecento, la congregazione del Santissimo Crocifisso si addossò l'obligo di lavare i piedi e di somministrare il cibo per tre giorni a tutti que' poveri pellegrini che vengono ogn'anno a visitare il celebre simulacro di Maria Santissima di Trapani e che subentrarono nell'atto pio di Carità, tale quale praticava l'abolita Congregazione del Collegio.



la missione di un onesto barbiere

Nel 1790, Francesco Maria Adamo esercitava il mestiere di cavasangue e barbiere. Non si capacitava della scelta del senato trapanese che in quell'anno lo elesse deputato della Deputazione Frumentaria, con il compito di sorvegliare la pubblica somministrazione del frumento, d'invigilare sul peso e la qualità del pane.


1828 - la caldeggiata raccomandazione d'elezione a ciantro


Immancabilmente un manipolo di devoti decurioni propose il cavaliere costantiniano don Mariano Barlotta de' Principi di San Giuseppe, seconda dignità della colleggiata chiesa di San Lorenzo di Trapani, a ricoprire la carica di ciantro, a preferenza d'ogni altro, ancorandosi ad antica e rigida consuetudine nella scelta di un compaesano, al quale si donava la carica di ciantro senza sostenere alcun esame, come era in uso ottemperare per i figli di qualsiasi maestranza trapanese dichiarati "mastri".




sul prospetto della chiesa di Maria di Monserrato

Poco distante la chiesa di Sant'Alberto e dal palazzo signorile dei Milo si trovava la chiesa di Santa Maria di Monserrato, nell'antica strada in origine detta Rua Nueva. ...



il funesto Giovedì Santo del 1671


Come tanti colleghi, anche Pietro Adamo annotava nei suoi bastardelli alcune notizie che riteneva essenziali e da tramandare. Ma a differenza di tanti, si rammaricava d'aver perso due figli, che erano la mia consolatione a vederli.



1795 - sulla bottega di un quartararo trapanese


Mancanti le banche diversi potegari ricorrevano al finanziamento di mercanti, ai quali sotto giuramento promettevano il solenne impegno d'onorare le obbligazioni contratte. Anche mastro Antonio d'Angelo ottenne una dilazione di pagamento di due anni per l'acquisto di terraglie, vasi, piatti, pignatte ecc.. (vetrame et cretame) da Vincenzo Giacalone, che gli forniva il necessario vasellame per assortire la propria bottega.



1795 - La pescagione di tonno nella tonnara sarda di Cala Sapone


È uno dei tanti contratti che si riscontrano nelle minute notarili dal Seicento in poi e riguardano le prestazioni d'opera di parecchi trapanesi, che lavorarono nelle tonnare sarde e di raisi, che addirittura impiantarono tonnare, descritte da molti passati storici ed anche nella sua "Trapani Profana", da Benigno da Santa Caterina.



1799, circolare sui libri sediziosi ed infetti di principj rivoluzionarj


Come per i passati predecessori sbirri spagnoli, anche la polizia borbonica intensificava i controlli su persone sospette e sui librai che vendevano e permettevano la circolazione di manifesti e di testi plaudenti ad un cambiamento politico o alla costituzione di nuovi comitati o associazioni.



Alcuni "notamento" della secrezia trapanese


Il notamento non riporta alcuna data, ma di certo, è stato scritto prima dei moti trapanesi del 1820, quando era in carica il segreto Fardella e il pro secreto Beltrami, ovvero prima ancora che quest'ultimo si suicidasse. È una sintetica notiziola riguardo lo stipendio percepito dai funzionari della secrezia trapanese e delle pro secrezie limitrofe, che può essere di complemento a chi interessato ad estendere un argomento completo e definito.



1759 la fabrica della madrice di Favignana


Il Condominio Pallavicini, Duchi delle Isole e Tonnare di Favignana, Formica, Levanzo, Maretimo, San Vittore, Mare de' Porci, monopolizzò diverse attività commerciali fin dal 1649. A Favignana costruirono la chiesa parrocchiale à perfetta Croce Latina, con cupola, dedicata all'Immacolata Concezione, edificata dall'eccellentissima casa Pallavicini e ne conserva tuttavia il padronato.


1615 la maramma rustica di Mariullo


... Non sappiamo chi fosse quest'esigente dotto, tanto puntiglioso nella selezione dei tufi (cantuni) e della pietra per la fabrica; di certo sappiamo che Matteo Artali era uno dei trentacinque mastri muratori partecipe nel 1620 all'affidamento del mistere di Cristo alla colonna. ...



la storia di Trapani per le vie della Città dal quotidiano trapaniok.it del 1 luglio 2003


Effettivamente e per fortuna sono pochi i presunti ricercatori storici tra tanti storici storpiatori e novelli commentatori. Ciò che conta è non andare dietro l'altro per non perdere la propria identità e il sé!



il contratto matrimoniale di un capotistipe Marrone


Da questa antica famiglia trapanese sono nati i Francesco, Ignazio, Sebastiano, Leonardo e Mario, valenti capo mastro dell'antica arte dei muratori e scalpellini, scelti con sagacia per l'esecuzione di opere d'architettura e d'ingegneria realizzate dal senato trapanese tra la fine del Settecento e inoltrato Ottocento. Quel Mario Marrone, gradito al vice console inglese trapanese Salvatore Malato, che costruì l'omonimo palazzo in stile neoclassico nei primi anni dell'Ottocento, tuttora esistente in Via Torrearsa. Sulla famiglia che ha dato i natali al poeta crepuscolare Tito Marrone.


la tassa innocenziana di papa Innocenzo XI


Il testo adattato sul compito della polizia ecclesiastica rivela la disposizione di papa Innocenzo XI, al secolo Benedetto Odescalchi, che s'impose nel corso del suo pontificato di riformare i costumi, abolire le sinecure e perfezionare gli abusi amministrativi.Il pontefice è stato tra i primi papi a condannare la schiavitù, a stimolare le opere missionarie, sebbene con i Gesuiti, avverso agli scritti sul "quietismo" ascetico del presbitere spagnolo Miguel de Molinos Zuxia torturato e condannato dal Santo Ufficio.



1838 - la lusinga di un matrimonio


La parola di uno contro quella di un'altra. Chi dei due affermava la verità? La suddita sarda oppure il suddito trapanese? A distanza d'anni affiora una pratica visionata e seguita personalmente da Saverio de Martino, console del consolato del regno delle due Sicilie a Tunisi. Il caso era scottante e andava seguito passo passo. Erano due camerieri a pieno servizio e alle dipendenze di Gaetano Truqui, console di Sua Maestà Sarda in Tunisi.


sugli schiavi di papa Benedetto XIII Gravina

Anche agli schiavi delle galere del papa Benedetto XIII Gravina la deputazione di sanità riservava la dovuta e debita cautela e tutto quanto fosse a costoro di sostenuto privilegio.


per la conservazione dell'ostensorio d'oro

L'ostensorio d'oro, sopravvissuto a mani truffaldine, di tanto in tanto è mostrato alla cittadinanza in rare occasioni di festa. Quest'opera, d'intenso pregio e di considerevole valore storico artistico, si custodiva con altri preziosi a cura del cassiere comunale.



la battaglia di Francesca


Talvolta Ferdinando IV re delle Due Sicilie costituiva delle rendite matrimoniali a sventurate giovani per sottrarle ad oscuro destino e a sicura miseria. Questa è la testimonianza di una fortunata trapanese che usufruiva del legato reale di 15 onze d'espletarsi entro due anni dal suo conseguimento.


l'iconografie dei Santi


le interessanti icone dei Santi che sono state il logo di certificati di battesimo, scritti e dati ai genitori dei battezzati dai parroci e ciantri delle tre principali chiese di Trapani, nell'inoltrato Settecento e fino alle soglie dell'Ottocento.



i ghirigori di uno strambo


Dell'intrigante comunicazione ci ha attratto non la stesura, ma la grafia stilizzata e perfetta. Ci siamo soffermati a lungo per trovare una spiegazione al ghiribizzo dello scrivano, che ha fatto uso di tanti ghirigori anteponendo e facendo coincidere all'inizio di ciascun rigo dei due documenti la lettera D, scritta in minuscolo e in maiuscolo.



il perniciosissimo attentato alla Religione e allo Stato

Nel 1804 Don Alessandro Filangieri Principe di Cutò avvisava del raggiro d'alcuni capitani, che con promessa di provvedere al sostentamento di ragazzi carpiti dalle misere famiglie, avrebbero potuto farli convertire all'ortodossia, perfino ribattezzarli a discapito dei consolidati insegnamenti della Santa Romana Chiesa.

la maramma di San Michele del 1429


L'economo Riccardo de Bennitandi dava quietanza e liberalità della donazione e si obbligava nei confronti di Nicolò la Rocca ad usare il denaro ricevuto per la maramma della Chiesa, assumendo in proprio eventuali danni scaturenti da uso improprio e sotto vincolo di giuramento.



l'antica polisemia dei cognomi


Riscontriamo in diverse scritture notarili cognomi che palesano parole dispregiative o di scherno. È il caso del cognome dell'alfiere spagnolo don Michele la Merda, di quello della popolana donna Maria Fica, di mastro Gaetano Finocchio e di padron Pietro Garuso.




1543 - le reliquie dei martiri della chiesa di San Lorenzo


Gli antichi martiri rappresentavano figure d'alta valenza riconducibili all'esaltazione dell'eroismo e del sacrificio e della fermezza contro la sofferenza e la morte. Non a caso, ad esempio, troviamo la risolutezza dei lavoratori giornalieri trapanesi detti jurnateri, che nel 1612, scelsero come loro santo protettore il mistere di "Cristo che porta la cruci in collo" realizzato da Nicolò de Renda. Quel 2 giugno 1543, il reverendo Vito de Pace e Leonardo de Forte Leone, cappellani della chiesa di San Lorenzo, ritiravano le reliquie dal canonico mazarese Francesco Vento



il paramento per i defunti


Nel 1759, due decoratori palermitani predisposero un apparato nella chiesa delle Anime del Purgatorio. Nell'apoca del tre settembre, redatta dal notaio Giuseppe Maria Genova, il procuratore dell'omonima congregazione Giovanni Ciambra li incaricava a parare la chiesa per l'imminente festività delli Defonti sotto la supervisione del sacerdote e pittore Domenico la Bruna, con i consueti pampinigli e piccoli specchi, con tessuti dai colori sgargianti e non scuri
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le corone dell'Annunziata


Il 14 marzo 1734 tutta la città si mobilitò per ammirare le corone d'oro poste nel capo del simulacro dell'Annunziata e del Bambino. Era un fausto giorno trascorso dal patriziato, dai senatori e dal priore carmelitano Gaspare Fichi in pompa magna. Il prelato ebbe l'onere di custodire le corone d'oro e l'onore di ammirarle insieme al pubblico trapanese. Le corone pervenivano dall'alma città di Roma ed era il dono del legato del conte Alessandro Sforza Pallavicini.




due dotti dottori - Vito Coci e Michele Tortorici
(INEDITO)

I due dotti dottori trapanesi nel 1775 superarono gli esami per insegnare Vito Coci la geometria e Michele Tortorici la logica e metafisica nell'accademia reale di Trapani. Nel documento Alfonso Airoldi, il principe della Trabia, il principe di Torremuzza e il duca di Misilmeri fregiarono i nostri dotti, li abilitarono all'insegnamento pubblico con un congruo stipendio e resero nota la disposizione ai deputati della reale accademia di Trapani.




per un altro tarì
(INEDITO)

Francesco d'Aquino principe di Caramanico non si scompose più di tanto per un altro tarì giornaliero chiesto dal reverendo Francesco Mastrolilli di Napoli. Il sacerdote, relegato nel carcere della Colombaia, non ricevette il tarì in più di provianda con cui avrebbe lenito la sua miserevole condizione di sostentamento. Chiuso in chissà quale stanza, Mastrolilli non era altro che uno dei tanti che ha albergato nell'antico carcere trapanese.




il rinnovo delle celle carcerarie del 1785
(INEDITO)


Un anno prima della promulgazione del nuovo codice penale firmato da Leopoldo II, che aboliva la pena di morte nel Granducato di Toscana, il due marzo 1785, il cognato Ferdinando IV Borbone di Napoli emanava nel regno delle due Sicilie la "circolare" per le migliorie dell'ambiente carcerario. Per via della Real Segreteria di Stato, Giustizia e Grazia il decreto giungeva in aprile al Tribunale della Regia Gran Corte Criminale e arrivava a Trapani il 13 giugno alla Regia Corte Capitaniale. Con il decreto, Ferdinando IV intimava ai suoi ufficiali di controllare e demolire quelle carceri, fosse, labirinti, dammusi o altre segrete di qualunque denominazione, che fossero sotto terra e costruire nuove celle secondo l'indicazione prescritta. Per alleviare parzialmente le sofferenze dei rei, l'amministrazione aboliva le celle allocate sotto terra per la costruzione di nuove celle. S'era fatto un notevole passo in avanti nella struttura carceraria latente ed opprimente del passato e si lasciava alle spalle le miserevoli storie sofferte da ciascun detenuto, laico o religioso.




Gli scalini della pietra capricciosa trapanese nel palazzo della reggia di Caserta


Tra i documenti del fondo "Secrezia" dell'archivio di Stato di Trapani ho scoperto tre attestazioni che complementano quelle scoperte dallo storico e scomparso Antonio Buscaino, autore della pubblicazione del contratto della "scala regia della reggia di Caserta" del 1990. La prima attestazione risale al 9 marzo 1755, altra al 7 aprile 1755 e l'ultima al 4 novembre 1757. Nell'insieme i documenti esaminano la spedizione di un lastrone di pietra capricciosa, l'appalto e la commessa degli scalini collocati nello scalone d'accesso del palazzo reale di Caserta voluto da Carlo III Borbone, realizzato con progetto di Luigi Vanvitelli nel 1751 ed ultimato nel 1774 regnante il figlio Ferdinando IV Borbone re di Napoli e di Sicilia
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L'assistenza di Carlo III Borbone ai bastimenti inglesi e francesi nella guerra dei 7 anni

Nel 1757, Carlo III, prudente sovrano del regno di Napoli e di Sicilia (prossimo fondatore della dinastia Borbone di Spagna) tramite il marchese Fogliani, impartiva il decreto comportamentale sul trattamento dei bastimenti francesi o inglesi approdati nei porti del regno e loro assistenza, per mantenere la perfetta neutralità della propria nazione nella questione e guerra detta dei "sette anni", nata da scopi ed interessi espansionisti di diverse nazioni europee rispetto a quelle avvenute in precedenza per questioni di successioni e di dinastie.



il lago ondato dalle acque del mare - intorno la salina di Salinagrande

Nel corso delle ricerche abbiamo volutamente trascurato e disatteso le scritture notarili riguardanti le saline, le tonnare e i corallari eccetto le inedite curiosità e le vicende non ancora svelate da conosciuti storici trapanesi. Così, a parte quelle che abbiamo raccolto, è opportuno citare un documento letto in un registro di Secrezia risalente al 1754. Si tratta della testimonianza scritta il 31 agosto 1754 dall'ingegnere Luciano Gambina. Il sacerdote, su commissione del regio secreto Giuseppe Fardella di Torrearsa, s'era recato nel territorio detto Falconeria, (ora tra Salinagrande e Marausa) dove esisteva un lago salmastro poi trasformato con caselle salinifere. Oltre la relazione è di grande rilevanza il suo disegno, nel quale è ben evidenziata la posizione naturale del lago di quel tempo.



la franchigia degli Ecclesiastici
(INEDITO)


Da Messina il suo segretario scrisse il dispaccio rivolto ai regi consiglieri del Regno e ai senatori trapanesi, siracusani e catanesi, con il quale dava il riparo necessario agli inganni dei secolari e degli ecclesiastici che aggiravano il pagamento della gabella del macino del frumento, con aggravio del mantenimento del corpo politico. He riferido al Marques mi Senor, la consulta di V. S. de 23 de este en que para obviar a' las fraudes que cometen los Ecclesiasticos, en las gabellas y especialmente en la de la macina propone V. S. el medio de dar nueva planta a' sus franquezas, y que pasarà a' executare y a' expedir los dospachos ortatoriales a' los Prelados, si S. E. conviniese en ello, y havendo prezido bien a' S. E. este arbitrio, me manda decir a V. S. passe a' expedir los despacchos necessarios para que se ponga en prattica Dios guarde a' V. S. Muchos annos. Mezina 30 de Settembre 1710.



sul rosone della chiesa di Sant'Agostino

Nella porta maggiore di essa Chiesa esiste una gran finestra di forma circolare a stile gotico ben intagliata e scolpita. Per conservarsi meglio questo bel monumento di antichità dovrà riattarsi colla possibile attenzione ed arte, rimpiazzandovi quegli intagli mutilati e disfatti dalle ingiurie del Tempo, seguitando lo stile e le forme delle esistenti e supplendole di pietra di intaglio delle Cave di Tipa; bene ingassate e fortificate con gesso ed indi listiate con delicatezza.



la tragica Ascensione del 1816

Terminava una tragica avventura mesta di sofferenza e di morte; d'equipaggi che tentarono la sorte per loro e altrui fortuna fuori delle consuete coste, costretti a guadagnarsi da vivere altrove anche se spinti dall'entusiasmo.




onze e ridalleri

Trapani marinara, commerciale e militare. Centinaia sono stati i navigli, i capitani e gli equipaggi approdati al porto per caricare sale, gemma preziosa prodotta negli aironi delle saline della Calcara, del Ronciglio (ex del Collegio), della Vecchia, di Uccello Pio ecc.




la punizione e l'assoluzione

Nel 1758, il vicerè esaminava anche il caso di Eustachio De Maria confinato nel Castello di Trapani per intento del padre, per così correggerlo della vita vagabonda ed incorregibile che mena.




la febbre uterina dell'abbadessa

In due interessanti scritture redatte nel 1790 dal notaio Saverio Cognati apprendiamo tre distinti avvenimenti. Nell'introduzione del primo atto di protesto, redatto il due dicembre, si legge la richiesta di Giuseppa Malato, che reclamava la punizione della badessa, sor Maria Benedetta B. (moniale clarissa sotto la regola di San Francesco) colpevole di un sopruso nei confronti delle figlie Maria Antonia di 14 anni e Nicolina di 12, allor Educande nel monastero di Sant'Elisabetta, rinserrate dentro il Parlatorio senza il menomo convenevole avviso de' congionti.




il prodigio del sudore di San Francesco di Paola

Si narra che la domenica del 1°settembre 1726, intorno alle ore 11 di sera, avvenne il terremoto di sesto grado della scala Richter nel piano della "Felice Città di Palermo". Anche a Trapani accadde il "terremuoto" che terrorizzò gli abitanti con un'insolita veemenza e con maremoto, che ha provocato crolli e distruzione. Diverse testimonianze sono nelle carte del notaio Stefano de Blasi, che per lunghi anni ha rogato parecchie apoche, contratti e transunti chiesti dai senatori trapanesi.




L'onza e il ducato; il grano e il picciolo
(INEDITO)

Mancavano pochi mesi allo scoppio della rivolta del 1820 e conforme all'indirizzo d'innovamento amministrativo seguiva quello di riassetto sull'unità monetaria nell'intero regno. Il 6 marzo 1820 l'amministrazione borbonica promulgava in nome del re la legge che unificava la moneta del regno: il ducato. Il rinnovamento non è stato ben accolto dalla misera popolazione abituata da secoli a sostentarsi con i piccioli e che da quell'anno doveva aderire a racimolare un gruzzolo di vecchia moneta per avere alcuni nuovi grana. Queste due minori unità monetarie sono rimaste nel lessico dialettale e tuttora volgarmente si usano nel minuto parlare nell'intendere il denaro minuto. Piccioli nel linguaggio trapanese, rana (contrattura di grana) in quello alcamese e dintorni.





Intorno l'ospedale di San Sebastiano
(INEDITO)

Le rispettose dimostrazioni di amore del popolo Trapanese, non si limitarono soltanto all'augusta persona di Carlo. Quei sentimenti, che manifestava la pubblica gioja, non erano marcati dagli sterili tributi d'un entusiasmo più di trasporto, che di saggezza. Si estesero essi ancora alla di lui armata, e coi più manifesti segni di cuor tenero, e generoso. Trapani formò all'istante un ospedale per quei soldati infermi, feriti, o affrontati da un funesto languore.

prego ... barba e salasso



Non sempre chi acquisiva l'arte (dopo un generico apprendistato quinquennale) rimaneva nella bottega luogo dell'apprendimento; a volte, capitava che il novello mastro rinunciasse a collaborare con il suo capo-mastro istituendo la propria.




esimersi dal sempre mortifero vajolo

Il compito appioppatogli non era proprio di suo gradimento e non si capacitava della nomina a deputato della "Deputazione frumentaria" deliberata dai senatori trapanesi, con sorvegliare la pubblica somministrazione del frumento e d'invigilare sul peso e la qualità del pane.


sulla dotazione delle orfanelle
(INEDITO)

Per porre rimedio alla spinosa questione, e nella speranza che la figlia potesse "collocarsi in matrimonio" per non restare nubile tutta la vita, Rosaria scriveva ed esortava l'intendente della Valle di Trapani invitandolo a pressare sui consoli per ottenere la concordata corresponsione. Questi mantenevano a parole l'adempimento alle addizioni rogate nel 1772 sull'imbussolamento e l'estrazione a sorte per maritaggio delle Donzelle Vergini, figlie delli Maestri della propria Arte, viventi o defunti, che non abbia meno di anni tredici di età. Di quella dote, che consisteva nell'originario pagamento di quindici onze nei tre giorni precedenti lo Sposalizio da farsi in faccia della Chiesa, si attestava la relativa apoca notarile. Ricordiamo che il sorteggio avveniva ogni tre anni, in occasione dell'annuale commemorazione di Sant'Omobono patrono dell'arte e il giorno tredici novembre, per dare modo ai consoli di raccogliere il capitale necessario alla costituzione della dote



I funerali munifici e imitativi

La sistemazione gerarchizzata della società trapanese di fine Settecento si manifestava anche nella celebrazione dei riti funerari e nelle sepolture. Se a ricordo della gente "comune" i rispettivi cari non hanno potuto lasciarci, per risarcire la loro mancanza nel ricordo eternale del defunto, lapidi o epigrafi, né epitaffi o necrologi in memoriam (questione questa che sarà compiutamente affrontata nell'Italia "dei Sepolcri"); di nobili e patrizi, signorotti altoborghesi e mercatanti c'è rimasta sostanziale testimonianza anche quando, se non fecero della loro ultima sede un monumento, organizzarono cerimonie funebri minuziosamente ultracurate, di cui c'informano puntualmente le nostre fonti.



Cinque stelle per Domiziano

Tutta la città fu sottosopra appena chiarito il mistero e conosciuto l'autore del misfatto. Con una processione, il corpo fu portato alla vicina chiesa di S. Croce, mentre ogni persona, piangente, accorreva a baciargli i piedi e a raccomandarsi alla sua intercessione.



l'ospedale di Sant'Antonio Abate Viennese

In due scritture rogate dal notaio Saverio Cognati apprendiamo che sul finire del Settecento la consueta procedura d'elezione dei rettori era stata sostituita da altra più innovativa gradita al Gran Maestro, Dio Guardi, Ferdinando IV Borbone, con la quale si scombinava il solito gioco di spartizioni di compiti e di incarichi, impedendo ai senatori trapanesi di eleggere rettori a loro piacimento.


la bara dei Barbitonsori

Più volte abbiamo esposto sulla processione delle "Bare" che si svolgeva in agosto. Ma non abbiamo mai presentato un contratto relativo alla costruzione della "Bara", vale a dire della "vara" nella quale ogni ceto esponeva l'insegna del proprio santo protettore. Per mera curiosità e per chi ha la pazienza di leggerlo tutto fino in fondo, presentiamo l'obbligazione contratta da mastro Vincenzo Gambina a favore dell'arte dei barbitonsori dell'undici gennaio 1783

ovunque la bandiera
(INEDITO)

Ovunque andassero, doveva sventolare la bandiera! Questo il perentorio avviso della casa reale dei Borboni di Napoli



... per non incorrere con notabile discapito delle loro anime
(INEDITO)

La tassa più odiata e vessatoria imposta ai cittadini era quella sul macino del grano, primaria fonte d'incasso dei regi donativi, stabilita dal parlamento siciliano il due giugno 1564. Periodicamente abbiamo letto i resoconti patrimoniali sull'esazione di questa gabella, la prima in lista fra le altre imposte, seguita per introito solamente dalla tassa sul lotto, seconda primaria fonte d'introito, come riscontriamo in atti e transunti notarili e nei documenti ufficiali della Secrezia di Trapani (A.S.Tp), nel corso della nostra decennale ricerca. Nella rabba frumentaria del Cinquecento la distribuzione gratuita del grano ad indigenti trapanesi era devoluta anche a prelati e mercanti e non era stata di monito la rivolta del 1647 e del 1671, cosiddetta della "fame", a contenere il prezzo del pane lievitato quasi del 50% e la truffa costantemente esercitata dalle citate benestanti classi a danno della comune plebe siciliana.


l'organo di de La Valle nella chiesa di San Nicola di Mira
(INEDITO)

Il 25 giugno 1612, Don Francesco de Accaira (spesso incontrato nelle scritture di Luciano Costa e forse fratello di Giacomo, tesoriere del senato trapanese) cappellano dell'antica chiesa di San_Nicolò_di_Mira di Trapani (posta nell'omonimo quartiere che anni prima ospitava lo Steri, l'odierna prefettura) desiderava fortemente la posa di un organo eccezionale nella sua chiesa, costruito con accuratezza e perfezione. Anche i rettori dell'Opera del Santissimo Sacramento si associarono all'ardore del cappellano ed insieme contattarono l'organaro Raffaele la Valle per la costruzione di un organo di dodici palmi di mostra, ovvero con la canna centrale maggiore degli odierni otto piedi e le altre di diciannove palmi di tono, probabilmente di piombo, "messe in note" a destra e sinistra dell'organo.



l'organo della chiesa di San Pietro

Nell'antica chiesa arcipretale di San Pietro, il palermitano Francesco La Grassa realizzò un organo che fu posto tra gli archi della cantoria; il più complesso strumento costruito in Europa ed orgoglio dell'intera popolazione trapanese. Contrariamente a quanto asserito da alcuni storici, la Grassa non è stato l'unico artefice della costruzione dell'organo, in quanto, si avvalse dell'opera di un decoratore marsalese che ha dipinto l'organo e l'intera prospettiva. L'indoratore Andrea Genco, naturale della Comune di Marsala, ritrovandosi di passaggio è stato incaricato a pittare la intiera prospettiva dell'organo che attualmente stà costruendosi, con fare in essa prospettiva la indoratura e pittura.



l'aromateria del Monte di Pietà
(INEDITO)


Tanti medici esercitarono la professione di dottore fisico di dottore chirurgico nell'ospedale di Sant'Antonio Abate, in quello dei Pellegrini e dei Convalescenti, nell'ospedale militare di San Sebastiano e nel Reclusorio delle Donzelle Orfane gestito dal Pio Monte di Pietà, fondato a Trapani nel 1542, con il compito di elargire la pubblica beneficenza agli indigenti. Per secoli il Pio Monte di Pietà è stato amministrato da cinque nobili rettori, che sono stati eletti per la prima volta nel 1545, ciascuno in rappresentanza dei cinque vecchi quartieri di Trapani: Biscottari, Giudecca, Rua Nueva, Loggia e Botteghelle. Sul finire del XVIII secolo, i rettori passarono da cinque a tre in rappresentanza dei tre nuovi quartieri della città: San Lorenzo, San Nicola e San Pietro. L'assistenza sanitaria si attivò nell'orfanotrofio e nel Monte di Pietà dove fiorì l'arte medica ed aromataria. Le aromaterie, in seguito dette farmacie, consistevano in piccole botteghe con stanze antistanti, nelle quali provetti aromatari manipolavano e mischiavano erbe medicinali e altre sostanze: diversi unguenti, pomate, pillole e sciroppi definiti a volte miracolosi.


il palio dei cavalli barbari

All’Intendente della Valle di Trapani puntualmente arrivavano anche comunicati ed inviti di manifestazioni, spettacoli e festeggiamenti; attestazioni recuperate e ora fascicolate nel “fondo d’Intendenza” dell’archivio di Stato di Trapani. Tra tante lette, trascriviamo l’avviso privo di data sulla “sollennizazione della fiera e festa del Santissimo Crocifisso e corsa dei Barbari” risalente al primo trentennio dell’800, fatto stampare dal sindaco di Roccapalumba (città posta tra Vicari e Lercara Friddi in provincia di Palermo).



cannonati e muschittiati nell'isola di Formica


il 18 giugno 1644 si scontrarono a singolar tenzone una ciurmaglia tunisina e i soldati dell'avamposto della torre dell'isola Formica. L'avvenimento sullo scontro ebbe particolare eco a Trapani e si ricordava a distanza di tempo nel basterdello del notaio Giuseppe Massuni.


la deputazione degli Artisti

Nel 1796 il compito ad annettare le strade cittadine è stato affidato ad una deputazione detta degli artisti, intendo con questa parola non gli artisti dediti all’arte pittorica o similare, ma agli artigiani che esercitarono un mestiere o una professione. Nel documento, emanato dalla Real Segreteria di Stato Affari Esteri, Marina e Commercio, s’incaricava ciascun ceto riunito in Deputazione a far pulire le sporcizie aggravando le maestranze di un altro compito che si aggiungeva a quello dell’ispezione e sorveglianza notturna eseguito a turno dalle ronde.



La pena e lo scoramento di una badessa

lo scoramento della badessa Maria Benedetta dei baroni del Grano abbandonata a se stessa dal fratello


Da lì Monsignor dominò la Valle

Stranizza leggere le antiche carte riguardo l'atteggiamento di grande forza e spirito religioso degli abitanti della Valle di Mazzara, che implorarono la di lui non dipartita. Supplicarono, con gran voce, non solo i popolani ma anche il potere civico costituito dai decurionati, ovvero i consigli comunali di alcune città del comprensorio della Val di Mazzara: Salemi, Santa Ninfa, Marsala e Mazzara. Contrariamente a quanto difficilmente potesse accadere ai nostri giorni nel 1857, avvenne la comune compattezza d'amorosi fedeli, che supplicarono Francesco II dei Borboni di Napoli di revocare la nomina del Colendissimo Monsignore Antonio Salamone ad arcivescovo di Salerno



"Dio perdoni al cantico che nel dolor mi uscì"

Forse ispirato dalle poesie di Giovanni Prati, un improvvisato poeta stendendo sarcastiche rime gioiva e prefigurava l’espressione contrita del volto del ricevente. L’insofferente rabbia s’esternava nelle pungenti stanzine dirette al magistrato Lucio Sciortino, che non ingoiò lo scherno d’infame calunnia enunciato dall’anonimo autore. Ci rimase talmente male che informò del provocante sberleffo il sindaco Giancontieri e l’intendente Filippo Landolina, barone di Rigilifi.



"Perfido, infido ingannator fallace"


sulla denuncia di mastro Vito Catalano, che nel 1626, prima di morire denunciava un malfatto per lavare la sua anima.


Il tesoro di Piano San Rocco

sul cavallo marino posto nel piano di San Rocco e le vicissitudini di questa statua

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