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Misteri in processione
Dove un tempo sorgeva la chiesa di San Giuseppe, nel cosiddetto "Piano di Sant'Agostino", adesso insiste il fabbricato con il bar "Colonna". Era la chiesa dell'arte dei lignari e della "Compagnia del Patriarca San Giuseppe", descritta da Benigno da Santa Caterina nel suo manoscritto "Trapani Sacra" del 1812. L'arte dei mastri intagliatori era aggregata alla maestranza dei falegnami così come lo era quella del "fornaio e quella del Molinaro, cioè che fa li Molini e quella che si dice del Trombare che fa le tromme e remi". Come i fornai e i molitori condividevano l'affidamento del mistere detto "della coronazione di spine di Cristo" così anche gli intagliatori possederono in comune il mistero della "sollevazione di Cristo". E volendo essere partecipi o nominati "fratello" della Compagnia di San Giuseppe o che "sogliono venire al Misterio, benché non habbino consule a parte" ciascun mastro intagliatore era obbligato a pagare due tarì ai consoli dei mastri d'ascia per ottenere la candela indispensabile all'associamento del mistere, del "peso di onza una".
Oro, argento e preziosi - i capitoli degli argentieri del 1612
Nei primi decenni del XVII secolo, diversi mastri si radunarono per costituire gli statuti dei propri ceti, detti capitoli, con i quali s'imposero una regola e disciplinarono la loro arte allora tradita oralmente con usi e consuetudini, esercitata in specifiche zone della città come in "via delle Arti, dei Corallai, dei Tintori, degli Scarpari, degli Scultori, dei Funai" ecc. Nel corso degli anni alcune norme dei capitoli di alcuni ceti si rivelarono restrittive, tanto da originare limitazioni al libero commercio e all'indipendente attività imprenditoriale d'alcuni consociati. Nel marzo 1822 si sciolsero le corporazioni che riunivano le varie arti, i cui rappresentanti avevano acquisito una forza politica al pari della medesima esercitata dai patrizi e dall'agiata borghesia. Da allora, cominciava ad affievolirsi l'attiva partecipazione dei ceti nelle confraternite religiose sottoposte a controllo dell'Intendenza e del Vescovado e iniziava il loro declino con l'espansione del mercato e l'affermarsi di nuove tecniche produttive e tecnologiche.
l'addizione ai capitoli dei pescatori del Casalicchio del 1764
(INEDITO)
Nel 1764, Vincenzo Caraffa redigeva i capitoli della maestranza dei pescatori presentati ai senatori trapanesi per la debita approvazione. L'associazione (repubblica) della Marina del Casalicchio enumerava ben ottantasette pescatori, che di comune accordo e con previa ampia discussione (parlamento) aggiungevano, allo statuto rogato da Leonardo Gioacchino Amico nel 1696, sei commi per regolare l'amministrazione e la gestione dell'ente. Sembra, che nel corso degli anni avvennero truffe che i consoli pregressi erogassero ad arbitrio regalie e non impiegassero i denari in una vantaggiosa attività, da cui trarne un ulteriore profitto, per non restar demorto, ò infruttifero. Per tale motivo, i consoli in carica, sottostando alla decisione del sodalizio dei pescatori, presentarono l'innovazione allo statuto.
Il capitolo dei mastri Cappilleri
(INEDITO)
Tra gli artigiani trapanesi del Settecento ricordiamo il Cappillere, volgarmente detto Cappiddaru, che realizzava cappelli con feltro e varie lane ed in particolare i bicorni e i tricorni oltre l'usuale cappello del contadino o del comune cittadino. Benigno da Santa Caterina rammenta che tra le arti trapanesi "vengono appresso i Cappellieri, tra quali è molto degno di lode Giovanni Battista Maria Bartoli, che senza sortino avesse da queste mura, eresse di sua propria Meccanica una Fabrica di Cappelli di Ottima Qualità. Rinnovarono i Cappellieri il suo Consolato nell'anno 1765 e lavorano in quattro Botteghe".
I capitoli delli Bucceri del 1632 (INEDITO)
Nel 1632, il notaio Andrea Bascone redigeva la convenzione dei capitoli dei macellai, cioè quell'insieme di norme a carattere corporativistico che tutelarono, regolarono e difesero per ventiquattro anni gli interessi e l'attività di questo antico ceto. Poiché il contratto era imperfetto e riportato nel libro della "fratellanza", non è stato inserito dal notaio tra le sue scritture di quell'anno e nemmeno nei ritrovati bastardelli alfabetici. Solo con la pubblicazione e la ratifica dei giurati trapanesi del 4 maggio 1633, la convenzione acquistava parziale forza giuridica. L'abbiamo trovata nei "copia lettere" 74 dell'archivio del senato di Trapani, trascritta su richiesta del buccere Giuseppe Paladino. Lo statuto formato dal proemio e di dodici articoli è stato transuntato da Antonino Russo nel 1656, per volontà dei consociati, ora "fratelli", che modificarono anche il proemio.
Anche il ceto dei cordari contribuiva allo svolgimento della macchina marittima. Per secoli i mastri cordari sfilacciarono la canapa lisciandola, contorcendola e intrecciandola con lo spago per farne fune, indispensabili per gli ormeggi delle imbarcazioni, per le sartie e coffe dei vascelli e per l'attività delle tonnare. La stoppa di canapa grossolana, cardata e filata diventava un manufatto che i cordari vendevano ai calafati per carenare galere, vascelli, tartane, sagitte, brigantini, schifazzi e ligudelli.
I capitoli delli patroni, portionarij e delli marinai
Con l'intervento e il permesso dei giurati trapanesi, i partionali e i marinai stilarono il capitolo di quattro essenziali norme, per servizio dell'Onnipotente Dio e in beneficio delle zitelle, orfane di marinai catturati dagli "infedeli" o deceduti in Barberia. In quel tempo continuava nel Mediterraneo l'azione piratesca tra cristiani e berberi, che combatterono efferati assalti ed abbordaggi con conseguenti vittime e razzia di bottino; e pur accadendo simili avvenimenti, seguitava lo scambievole commercio tra gli Stati e proseguiva l'iniziativa privata dei parenti, che nel riscattare il congiunto "cristiano", contraevano gravosi prestiti e ingegnose ambascerie per il suo ritorno in patria. ...
Qualcuno lo ha definito secolo di stravaganze e d'inquietudini. Nel Seicento la gente intimorita dalle guerre, dalle piraterie, preoccupata dei contagi, apprensiva delle carestie, trovava conforto nella "somministrata" dottrina religiosa. È stato il tempo in cui molti ceti edificarono le proprie cappelle in diverse chiese, stesero gli statuti, elessero i propri Santi protettori dell'arte, parteciparono alla processione dei "Misteri-mestieri", alla processione del Cilio e delle Bare.
Il 17 febbraio e l'8 maggio 1764, i mastri calzolai approvarono sei norme comportamentali già contemplate nel capitolo del 23 aprile 1716 e in quello del 3 aprile 1652 rogato da Vito Gallo, introvabile nella sua minuta.
Fra tutte le pietre di valore, come affermano li savij investigatori della natura, non men dell'oro o d'altre preziose gemme, è stato giudicato il corallo, del quale e per le virtù naturale e per la molta vaghezza e pretiosità, insieme sogliono servirsene per freggio et ornamento i più segnalati et illustri personaggi del mondo. Anzi, di quello istesso, che dalli artefici di nostra mastranza giornalmente si adopra, atteso che il corallo in pochissime parti (per non dir solamente in Trapani) da nostri operatori si lavora, conviene dunque che nella fattezza et arteficcio di quello, si impongha il vero studio e diligenza possibile affinché non insorgessero frodi alli compratori, non senza molto biasimo et ignomia di essa mastranza, la quale, si come milita sotto lo scudo e protettione del Sanctissimo Sacramento accompagnandolo con accesi lumi un gran numero di mastri quante volte si conduce a casa degli infermi, non senza molta edificatione di tutta la Città.
il capitolo della bara per li Firrari
Sembra che il documento sia stato scritto prima del terremoto del 1751, poiché, "i ferrari, i chiavitteri, gli scopitteri, i calderai, i coltellari e uno stagnatore" fanno riferimento a quello accaduto nel 1726, quando a primo Settembre circa l'ore 4 della notte [intorno alle attuali ore ventitre] nella nostra Invittissima e Fidelissima Città di Trapani, una spaventosa et orribile scossa di terra, che a tutti in quell'ora fece inorridire, aveva gittato molte fabbriche delle Città del Regno. Infatti, la stesura dei capitoli sono stati approvati nell'Aprile del 1760 dai senatori trapanesi. Qualsiasi evento, che assumesse forma di soprannaturale, era riconducibile al castigo di Dio sugli uomini, che si acquietava solo attraverso il rito penitenziale di ringraziamento e propiziatorio, a cui intervenne l'intera cittadinanza, il Clero e i senatori trapanesi. Nel frangente del 1726, si riconobbe nell'intervento dell'Avvocata Maria Santissima, la liberazione da tutti li castighi che ha scoppiato Dio nostro Signore, che con potente braccio della nostra Liberatrice l'ha trattenuto … altrimenti sariamo stati sotto la rovina.
i capitoli dell'arte muratoria
Né inferiore all'eccellenza del grado et umiltà di questo nobile exercitio da cui habbiamo non solo la contenuazione dell'individuo difenderci la vita dall'ingiurie del tempo coll'habilitatione dell case ma ancora godiamo il beneficio della vita civile colle fabriche delle Città la licentia e la pace colla defesa delle fortezze e torri, castella, selva di muraglia, moli per hospitione, porti. Quest'arte mantiene la politica allo publico come le curie, la pietà alle chiese e doppo haver proveduto la vita nel naturale nel civile e nello spirituale ci appresta anche la morte il riposo ed immortalità dell'honore ne sepolcri.