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Processioni e Congregazioni
il capitolo degli ortolani del 1725
Nel 1725 l'arte degli ortolani rinnovava il precedente capitolo composto di solo 5 articoli con un altro di ben 21 norme. Alleghiamo alla trascrizione dell'intero statuto anche il commento di Benigno da Santa Caterina sull'antico rinomato ceto.
Dove un tempo sorgeva la chiesa di San Giuseppe, nel cosiddetto "Piano di Sant'Agostino", adesso insiste il fabbricato con il bar "Colonna". Era la chiesa dell'arte dei lignari e della "Compagnia del Patriarca San Giuseppe", descritta da Benigno da Santa Caterina nel suo manoscritto "Trapani Sacra" del 1812. L'arte dei mastri intagliatori era aggregata alla maestranza dei falegnami così come lo era quella del "fornaio e quella del Molinaro, cioè che fa li Molini e quella che si dice del Trombare che fa le tromme e remi". Come i fornai e i molitori condividevano l'affidamento del mistere detto "della coronazione di spine di Cristo" così anche gli intagliatori possederono in comune il mistero della "sollevazione di Cristo". E volendo essere partecipi o nominati "fratello" della Compagnia di San Giuseppe o che "sogliono venire al Misterio, benché non habbino consule a parte" ciascun mastro intagliatore era obbligato a pagare due tarì ai consoli dei mastri d'ascia per ottenere la candela indispensabile all'associamento del mistere, del "peso di onza una".
l'addizione ai capitoli dei pescatori del Casalicchio del 1764
(INEDITO)
Nel 1764, Vincenzo Caraffa redigeva i capitoli della maestranza dei pescatori presentati ai senatori trapanesi per la debita approvazione. L'associazione (repubblica) della Marina del Casalicchio enumerava ben ottantasette pescatori, che di comune accordo e con previa ampia discussione (parlamento) aggiungevano, allo statuto rogato da Leonardo Gioacchino Amico nel 1696, sei commi per regolare l'amministrazione e la gestione dell'ente. Sembra, che nel corso degli anni avvennero truffe che i consoli pregressi erogassero ad arbitrio regalie e non impiegassero i denari in una vantaggiosa attività, da cui trarne un ulteriore profitto, per non restar demorto, ò infruttifero. Per tale motivo, i consoli in carica, sottostando alla decisione del sodalizio dei pescatori, presentarono l'innovazione allo statuto.
Il capitolo dei mastri Cappilleri
(INEDITO)
Tra gli artigiani trapanesi del Settecento ricordiamo il Cappillere, volgarmente detto Cappiddaru, che realizzava cappelli con feltro e varie lane ed in particolare i bicorni e i tricorni oltre l'usuale cappello del contadino o del comune cittadino. Benigno da Santa Caterina rammenta che tra le arti trapanesi "vengono appresso i Cappellieri, tra quali è molto degno di lode Giovanni Battista Maria Bartoli, che senza sortino avesse da queste mura, eresse di sua propria Meccanica una Fabrica di Cappelli di Ottima Qualità. Rinnovarono i Cappellieri il suo Consolato nell'anno 1765 e lavorano in quattro Botteghe".
Anche il ceto dei cordari contribuiva allo svolgimento della macchina marittima. Per secoli i mastri cordari sfilacciarono la canapa lisciandola, contorcendola e intrecciandola con lo spago per farne fune, indispensabili per gli ormeggi delle imbarcazioni, per le sartie e coffe dei vascelli e per l'attività delle tonnare. La stoppa di canapa grossolana, cardata e filata diventava un manufatto che i cordari vendevano ai calafati per carenare galere, vascelli, tartane, sagitte, brigantini, schifazzi e ligudelli.
I capitoli delli patroni, portionarij e delli marinai
Con l'intervento e il permesso dei giurati trapanesi, i partionali e i marinai stilarono il capitolo di quattro essenziali norme, per servizio dell'Onnipotente Dio e in beneficio delle zitelle, orfane di marinai catturati dagli "infedeli" o deceduti in Barberia. In quel tempo continuava nel Mediterraneo l'azione piratesca tra cristiani e berberi, che combatterono efferati assalti ed abbordaggi con conseguenti vittime e razzia di bottino; e pur accadendo simili avvenimenti, seguitava lo scambievole commercio tra gli Stati e proseguiva l'iniziativa privata dei parenti, che nel riscattare il congiunto "cristiano", contraevano gravosi prestiti e ingegnose ambascerie per il suo ritorno in patria. ...
Il 17 febbraio e l'8 maggio 1764, i mastri calzolai approvarono sei norme comportamentali già contemplate nel capitolo del 23 aprile 1716 e in quello del 3 aprile 1652 rogato da Vito Gallo, introvabile nella sua minuta.
il capitolo della bara per li Firrari
Sembra che il documento sia stato scritto prima del terremoto del 1751, poiché, "i ferrari, i chiavitteri, gli scopitteri, i calderai, i coltellari e uno stagnatore" fanno riferimento a quello accaduto nel 1726, quando a primo Settembre circa l'ore 4 della notte [intorno alle attuali ore ventitre] nella nostra Invittissima e Fidelissima Città di Trapani, una spaventosa et orribile scossa di terra, che a tutti in quell'ora fece inorridire, aveva gittato molte fabbriche delle Città del Regno. Infatti, la stesura dei capitoli sono stati approvati nell'Aprile del 1760 dai senatori trapanesi. Qualsiasi evento, che assumesse forma di soprannaturale, era riconducibile al castigo di Dio sugli uomini, che si acquietava solo attraverso il rito penitenziale di ringraziamento e propiziatorio, a cui intervenne l'intera cittadinanza, il Clero e i senatori trapanesi. Nel frangente del 1726, si riconobbe nell'intervento dell'Avvocata Maria Santissima, la liberazione da tutti li castighi che ha scoppiato Dio nostro Signore, che con potente braccio della nostra Liberatrice l'ha trattenuto … altrimenti sariamo stati sotto la rovina.
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