Nuova Trapani Invittissima di Salvatore Accardi

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Per vetustissimam immemorabilem ac continuatam simul observantiam privativum jus semper fuit Venerabilis Societatis Sanctissimi Sanguinis Christi sub titulo Sancti Michaelis Arcangeli huius urbis Drepani, die veneris sancti cuiusvis anni processionaliter conducere per restrictum et aliquas Ecclesias huius eiusdem urbis illas portatiles Machinas arces fidei conservatas semper et in origine pro ut in presens conservantur in oratorio Ecclesiae huius Societatis exprimentes ad vivum respectiva Misteria Passionis et Mortis Domini nostri Jesu Christi quae quidem Machinae vulgo dictae Misterij asportantur respective et associantur ab omnibus Maestrantijs huius predictae urbis, quibus respective fuerunt pro ut reperiuntur concessae per dictam Venerabilem Societatem cum espresso onere interveniendi ad dictam Processionem cum prefixo numero artificum et luminum ac Consulibus respectivarum Artium, pro ut costat diversorum contractuum quibus etc., atque sub precedenti vexillo luctus, asportato per confratrem dictae Venerabilis Societatis proprio sacco indutum, et cum directione simul et interventu aliorium Confratrum cum proprio sacco predicto concitantibus et intervenientibus pariter ad ultimum Patritijs portantibus sacrabilem Statuam Mariae Virginis Dolorosae nec non spectalibus Senatoribus, Sindaco, Capitaneo Justitiario, et etiam Gubernatore huius predictae urbis cum accensis cereis ac cum illa decenti pietate, et riverentia, quae in die tam Sacro requiritur ac conveniens est Christi fidelibus qui per lumen fidei in Misterijs predictis amantissimi Domini nostri Jesu Christi recolunt, atque humani generis redemptionem agnoscunt et confitentur.
Scrittura di Saverio Cognati del 27 febbraio 1782.




l'artistico crocifisso di Carmelo Morreale








Oro, argento e preziosi - i capitoli degli argentieri del 1612


Nei primi decenni del XVII secolo, diversi mastri si radunarono per costituire gli statuti dei propri ceti, detti capitoli, con i quali s'imposero una regola e disciplinarono la loro arte allora tradita oralmente con usi e consuetudini, esercitata in specifiche zone della città come in "via delle Arti, dei Corallai, dei Tintori, degli Scarpari, degli Scultori, dei Funai" ecc.
Nel corso degli anni alcune norme dei capitoli di alcuni ceti si rivelarono restrittive, tanto da originare limitazioni al libero commercio e all'indipendente attività imprenditoriale d'alcuni consociati. Nel marzo 1822 si sciolsero le corporazioni che riunivano le varie arti, i cui rappresentanti avevano acquisito una forza politica al pari della medesima esercitata dai patrizi e dall'agiata borghesia. Da allora, cominciava ad affievolirsi l'attiva partecipazione dei ceti nelle confraternite religiose sottoposte a controllo dell'Intendenza e del Vescovado e iniziava il loro declino con l'espansione del mercato e l'affermarsi di nuove tecniche produttive e tecnologiche.







l'antica chiesa del carmine


Visitando la chiesa del Carmine, recentemente riaperta al gaudioso pubblico trapanese, ci si accorge di entrare in luogo spoglio e a prima vista privo d'architettura, con arcata e colonne disposte quasi a casaccio, non ben sagomate ed allineate. I dipinti, privi di menzione e di dicitura, sembrano vuoti e scoloriti; la stessa percezione d'opacità si avverte guardando gli affreschi e gli stucchi ottocenteschi disposti a cassettoni. Eppure, anche se non artisticamente eccellente, un tempo appariva diversa da come la vediamo. Proviamo a ripercorrere virtualmente un irreale tour all'interno della chiesa come si presentava agli occhi dell'agostiniano scalzo Benigno da Santa Caterina, nel 1812.







l'addizione ai capitoli dei pescatori del Casalicchio del 1764
(INEDITO)


Nel 1764, Vincenzo Caraffa redigeva i capitoli della maestranza dei pescatori presentati ai senatori trapanesi per la debita approvazione. L'associazione (repubblica) della Marina del Casalicchio enumerava ben ottantasette pescatori, che di comune accordo e con previa ampia discussione (parlamento) aggiungevano, allo statuto rogato da Leonardo Gioacchino Amico nel 1696, sei commi per regolare l'amministrazione e la gestione dell'ente. Sembra, che nel corso degli anni avvennero truffe che i consoli pregressi erogassero ad arbitrio regalie e non impiegassero i denari in una vantaggiosa attività, da cui trarne un ulteriore profitto, per non restar demorto, ò infruttifero. Per tale motivo, i consoli in carica, sottostando alla decisione del sodalizio dei pescatori, presentarono l'innovazione allo statuto.






Una particolare esenzione di non tassare
(INEDITO)


Sembra che la Storia di far pagare ad altri le tasse si ripete anche ai giorni nostri, seppure in forma diversa, pressoché simile nella sostanza. E guardandoci attorno ci accorgiamo dei palesi segnali discriminatori, a volte nepotistici, che imperversano nei consolidati gruppi asso-banco-finanziari e non solo nel profano ma anche nel sacro.







Gabriele Dara - poeta, giornalista e uomo di Stato siculo arbereshe nel risorgimento italiano
di Sergio Dara


la breve dissertazione sull'uomo politico ... "Gabriele Dara restò invece ad Agrigento, anche se non dovette essere tanto insensibile all'"euforia del momento", se si considera il fatto che il 23 giugno del 1860, il dittatore Giuseppe Garibaldi lo nominò segretario generale del governatore Domenico Bartoli e, poco dopo, il prodittatore Mordini lo promosse consigliere di prima classe. La "sfolgorante" carriera burocratica di Gabriele Dara proseguì quindi nel nuovo Regno d'Italia, ma s'interruppe soltanto dopo pochi anni. Infatti, dopo essere stato consigliere capo presso la Prefettura di Palermo, fu nominato consigliere delegato (Prefetto) della Provincia di Trapani nel dicembre 1866 e collocato a "disposizione", senza un giustificato motivo, il 19 novembre del 1868".








l'efficacia petizione di due religiose



Non solo le notizie su disordini; anche quelle sulle petizioni di due badesse impreziosiscono la "storia dei Misteri di Trapani" e in particolare la disamina sull'atavica disputa del percorso cittadino dei gruppi. Tra il 1697 e il 1733, la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio della Santissima Trinità della Città di Trapani, sotto il titolo della Abbazia Grande e la Reverenda Madre Abbadessa del Monasterio del Santissimo Rosario, sotto il titolo di S. Andrea, intrapresero un'azione congiunta volta al ripristino del passaggio della processione dei gruppi dei Misteri nelle strade in cui si affacciavano i loro monasteri.






Il letterato Niccolò Maria Burgio e Clavica


Leggere il suo diario significa ripercorrere gli avvenimenti che ha annotato pazientemente e vedere momenti passati con i suoi occhi di testimone oculare. Senatore e uomo politico, Nicolò Maria Burgio e Clavica (Niccolò com'evidenziato nel suo autografo) era fine letterato, cultore del melodramma e scrittore di se stesso.






La Candelora narrata da Fortunato Mondello
(INEDITO)

La festa della purificazione di Maria riesce popolare per ragione delle candele benedette che si distribuiscono al popolo. Fu tempo che le candele benedette gittavansi alla folla, che a mani stese di disponeva a ghermirne quanto ne potesse. Non vi ha chiesa che non impronta del suo suggello diverse candele, che servono ad accendersi in punto di morte.



L'onza e il ducato; il grano e il picciolo
(INEDITO)

Mancavano pochi mesi allo scoppio della rivolta del 1820 e conforme all'indirizzo d'innovamento amministrativo seguiva quello di riassetto sull'unità monetaria nell'intero regno. Il 6 marzo 1820 l'amministrazione borbonica promulgava in nome del re la legge che unificava la moneta del regno: il ducato. Il rinnovamento non è stato ben accolto dalla misera popolazione abituata da secoli a sostentarsi con i piccioli e che da quell'anno doveva aderire a racimolare un gruzzolo di vecchia moneta per avere alcuni nuovi grana. Queste due minori unità monetarie sono rimaste nel lessico dialettale e tuttora volgarmente si usano nel minuto parlare nell'intendere il denaro minuto. Piccioli nel linguaggio trapanese, rana (contrattura di grana) in quello alcamese e dintorni.







La congregazione di Maria Santissima di Custonaci


Questa Congregazione sotto titolo di Maria Santissima di Custonaci fù fondata l'anno del Signore 1553, ma la fabrica della Chiesa si crede molto tempo avanti. Un quadro antico di detta Signora di Custonaci, in piede del quale và annotato l'anno di detta immagine, cioè l'anno MDXX, ci fa vibbrare una tale asserzione. Una grandissima controversia si suscitò un tempo tra li Trapanesi e Montesi, dubitandosi se questa Imagine di Trapani fosse più antica di quella del Monte. La verità si è che l'arrivo di Maria di Custonaci nelle spiaggie Ericine, resta affatto ignoto l'anno preciso a que'Naturali.






l'antica ricorrenza di San Francesco di Sales
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Quattro giorni prima la festa del Santo, l'arciprete Michele Tortorici manifestava il desiderio del vescovo mazarese Emanuele Custo di riunire l'intero clero trapanese presso la congregazione di San Francesco di Sales e ospitare il missionario Giovanni Battista di San Cataldo accolto dalla delegazione di Paceco, che, "per uno spirito di vertigine vogliono impedire la partenza del Padre Missionario per Trapani". A Trapani erano in tanti ad aspettarlo per esercitare gli esercizi spirituali e sentire la sua parola e stranamente, il ciantro Diego De Luca e Michele Tortorici erano d'accordo d'ospitarlo nella sede della congregazione nonostante il missionario fosse trattenuto a Paceco.







L'agostiniano scalzo Benigno da Santa Caterina
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Nel corso di diverse pubblicazioni ho più volte menzionato e riportati trafiletti o esposizioni di Benigno da Santa Caterina, contenute nei suoi due manoscritti di "Trapani Sacra e Trapani Profana", ricchi di dettagliate notizie sulla nostra città e sul passato, che rappresentano testimonianze provate e confrontabili con diverse scritture notarili. Il canonico Fortunato Mondello asserisce che Vito Catalano al secolo Benigno da Santa Caterina, agostiniano scalzo, nacque a Trapani nel 1743 e vi morì nel 1815. Benigno dimorò per parecchio tempo nel convento della chiesa dell'Itria, l'antica chiesa nota come di Gesù, Giuseppe e Maria, ora dedicata a Santa Rita da Cascia.




Lettera del Tribunale con Sentenza di nominarsi con il titolo di Mastranza li Beccaj
( INEDITO )

Finalmente, dopo anni d'attesa e di continui litigi, arrivava la "Sentenza" solenne scritta dal marchese Gaetano Fogliani. Nulla poterono ancora opporre le maestranze al provvedimento emanato tramite il Tribunale del Reale Patrimonio di Palermo. Giustizia avvenuta e da quel giorno, le petizioni e i decreti contro i beccaj decaddero d'ufficio. Promulgato il 9 aprile 1759 (quattro giorni dopo la rinunzia degli aromatari ad intervenire nelle processioni e più specificatamente in quella del Cereo perché vantavano titolo di professione e non di generica arte all'interno della maestranza trapanese) i beccaj, meglio noti come lanieri, diveniva arte legalmente riconosciuta.





Vito Carreca raccontato da Fortunato Mondello


Che abbia egli potuto imparare il disegno sotto la disciplina dell'Arnino non pare che fosse impossibile, giacchè il pittore palermitano e non trapanese, come si è detto avanti, in quel tempo trovavasi in Trapani. Però, quel che ci preme è appunto ricordare il merito del suo pennello e il numero dei suoi dipinti. Per stabilirne il merito credo, che possa avvalermi della testimonianza dello storico siciliano, Giovanni Evangelista di Blasi, che quantunque il dichiarasse pittore mediocre, pure in uno ad Agostino Gallo ed a Giuseppe Maria di Ferro lo celebra mastro di Pietro Novelli.







I sei Misteri di Vito Carreca


Era l'agosto 1614 e Vito Carreca, pictor civis Drepani, stipulava un contratto con i consoli dei calzolai devoti a San Crispino e Crispiniano. Don Nicolò Galluzzo per poco tempo governatore della Società del Preziosissimo Sangue di Cristo intervenne nell'atto come testimone. Il pittore s'impegnava entro due mesi dalla stesura a dipingere la bona opera, con colori sobri e magistribilmente.








Domenico Nolfo, servo di Dio



Il sacerdote Domenico Nolfo abitava nel quartiere di San Lorenzo, sebbene avesse un'altra dimora nell'isola trigesima della chiesa di Custonaci e Spirone, accostata alla Porta di San Giacomo e a scirocco, nel cortiglio di Casabianca. Era profondo conoscitore dell'Arte Medica; medico fisico dal 1737 nell'Ospedale di S'Antonio e poi nel 1750, medico ordinario nel medesimo ospedale. Spesso dall'esercizio di sua Professione veniva astretto a frequentare Donne impure, di beltà dotate, di maniere, scaltrezza, di lusinghe, di attrattive, e di quanto è atto a far crollare la più soda costanza, ed Egli ache Giovane, sempre forte, e costante col suo contegno le mettea in soggezione, e colla sua presenza discacciava ogn'ombra, e le componea.








Domenico Nolfo: biografia e regesti



Non si esaurisce la mia inedita stesura di notizie sull'artista Domenico Nolfo, avendo trovato altre sparse tra i bastardelli e le minute notarili. Con questa pubblicazione presento una parte della biografia dell'artista puparo e dei Misteri corredata da parecchi regesti.







Longino e il costato trafitto di Cristo


Nel secondo cinquantennio del Settecento all'interno d'alcuni ceti avvennero cambiamenti causati da reiterate dispute e controversie esaminate dai senatori trapanesi, i quali da più anni ratificavano la consueta elezione dei consoli, avendo gestito e da oltre trent'anni la riuscita della processione del Venerdì Santo. Era accesa la diatriba tra l'arte dei molitori avverso i beccaj e i macellai, che aspiravano addivenire formale maestranza, giudicati impuri dato che manipolavano il sangue delle bestie. La processione dei Misteri s'arricchiva di nuovi gruppi, ora donati dai consoli d'alcune maestranze alla Compagnia di San Michele Arcangelo, non più concessi dallo stesso ente come avvenuto nel secondo ventennio del Seicento e quella del Cilio si discostava dai canoni rituali del passato. In questo periodo d'accentuato barocchetto presente nei personaggi d'alcuni novelli gruppi dei Misteri, lo scultore Antonio Nolfo realizzava il "Cristo coronato di spine", il contemporaneo Vito Lombardo aggiustava il mistero della "presa di Cristo", Baldassare Pisciotta rifaceva e ritoccava il "San Pietro piangente", l'instancabile Domenico Nolfo, figlio d'Antonio, modellava la "spogliazione di Cristo", la "Sentenza" e "Longino e Cristo trafitto al costato", antico gruppo affidato ai funai, ut dicitur de cordari, il 27 aprile 1620 con il rogito di Melchiorre Castiglione (ASTp - minuta di corda archivistica 9996 carta 203 recto e verso, carta 222 recto).








la Sagrada Lanzada
di Maria Encarnacion Cabello Diaz

Nell'articolo, Maria Encarnacion Cabello Diaz commenta, descrive e raffronta il paso malagueño della "Sacra Lancia" e del mistere trapanese di "Longino e la ferita al costato" soffermando e analizzando l'aspetto storico ed artistico delle due opere, con accostamenti e riferimenti del Vangelo ecumenico ed apocrifo. ... All'autrice esprimo il mio sincero ringraziamento.

.... "Riguardo Trapani estrapoliamo la scena di uno dei Gruppi dei Misteri, opera di Domenico Nolfo, "la Ferita al Costato" di gradevole composizione. La scenografia è la stessa del Crocifisso malagueño, tuttavia, c'è un elemento diversificante: Longino non va a cavallo ma a piedi ed è posato anche nel lato sinistro del gruppo". ....






L'intercessione della Gloriosa Santa Rosalia
(INEDITO)

Si racconta che in quel funesto 1624 un galeone proveniente dalla Barberia attraccava nel porto di Trapani con un carico di mercanzie, tra cui, robe infettate dalla peste e doni destinati al vicerè Filiberto di Savoia, il quale le reclamava con decisa avvertenza tanto che sia l'equipaggio che le mercanzie non si sottoposero ai consueti quaranta giorni di "contumacia". Giorni dopo l'approdo a Palermo si diffuse il contagio nella città e dintorni. Parecchi sono stati contagiati dal "morbo pestifero" e solo "la provvida intercessione della Santuzza" debellava il male dalla città, malgrado le avvenute processioni ordinate dal pio cardinale Giannettino Indoria, che si prodigò in favore dei bisognosi. L'alto prelato accolse in quei mesi le testimonianze d'onorevoli medici incaricati di accertare l'autenticità delle ossa della Santuzza scoperte nella grotta di Monte Pellegrino e non desistendo dal negativo responso, perseverando nel suo intento, ottenuta la risolutiva affermazione dei padri gesuiti che riconobbero i resti delle spoglie mortali, innalzava e acclamava Santa Rosalia patrona di Palermo e liberatrice del contagio per i numerosi miracoli compiuti dalla Santa.






Il presepe di Francisco Salzillo
di Maria Encarnacion Cabello Diaz


I primi presepi che si realizzarono a Murcia si ispirarono alle figure napoletane quantunque, poco a poco senza perdere la bellezza dell'italiano, gli scultori di Murcia adottarono uno stile proprio adattato più al realismo spagnolo. Sorsero le figure di pastori e di comune gente, con vestiti umili in contrapposizione agli abbigliamenti multicolori che offrivano i presepi di Napoli; sculture complete, ed espressive per la piegatura degli abbigliamenti, oltre che nel viso e nelle mani. Il maggiore rappresentante della scultura del presepe del secolo XVIII spagnolo è Francisco Salzillo, che realizzò nel 1776 il suo famoso presepio, ed in un'età avanzata, su incarico di Jesualdo Riquelme Fontes.








Ho conosciuto Sergio Dara nel 1999, quando "muovevo i primi passi" tra le minute notarili dell'oscuro Ottocento. Direttore della sala di studio dell'Archivio di Stato di Trapani, Sergio Dara ha curato diverse mostre documentarie del citato Archivio e pubblicato nel 2002 "Alcamo Judaica", un saggio storico, qui pubblicato, che ben s'inserisce tra le opere edite su questo tema, donatami con una simpatica dedica: "al caro Salvatore Accardi moschettiere di scorribande archivistiche".


Alcamo Judaica


l'excursus di Sergio Dara sulla Alcamo giudaica del XV secolo: storia estrapolata dalle scritture notarili e comunali che presentano l'usuale vita dell'ebreo alcamese e ancora tante notizie sugli usi, costumi e religione ebraica nonchè diverse scritture regie.







Il capitalista don Salvadore Malato
(INEDITO)


Nella volta del quarto nobile, Don Salvadore fece affrescare la scena raffigurante il commiato di Ettore da Andromaca e dal figlio Astianatte alle porte Scee, opera pittorica neoclassica che attribuiamo a Giovanni Lentini. L'affresco è stato rimosso e distrutto alcuni anni fa per far posto a "decorose" griglie d'impianto d'aria condizionata. Su quest'opera, della quale conserviamo uno schizzo a matita, è opportuno segnalare il giudizio di uno pseudo-critico d'arte marsalese che la attribuisce al sacerdote Domenico La Bruna, ahimé, scomparso parecchi anni prima e sul finire del Settecento.





Sulla Colombaia di Trapani:
Relazione e conti prudenziali delle spese occorre farsi
senza ritardo per essere uno de' casi urgenti …

(INEDITO)

Nata e concepita dall'architetto Giovanni Biagio Amico nel 1747, la lanterna ovvero il faro posto sulla sommità del torrione ottagonale del castello della Colombaia, propagava una luce fioca sul porto. Sei anni dopo, a causa di una grandinata che distrusse alcune vetrinette, l'ingegner Antonino Alberti rimediava al danno facendo installare nella lanterna alcune grate bordate in rame incastonate nei telai delle vetrate. Essendo esposta alle intemperie, nel 1806 si modificava il comignolo e la struttura ricoperta di "lamine di piombo per la perpetuità ed esentare il fanale dai fulmini" su progetto di Giuseppe Gambina. Tra le pagine del progetto abbiamo scoperto il disegno della nuova lanterna realizzato da Gambina, inserito tra le pagine della relazione, che pubblichiamo per la prima volta in questo sito.


I disegni acquarellati di Francesca Marianna Accardi sulla moda neoclassica e del periodo romantico aulico trapanese

Per le vie della vecchia Trapani: una carrellata di immagini di chiese, palazzi ed altro ...

la chiesa di S. Maria del Soccorso descritta da Benigno da Santa Caterina


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